Avvelenate a Campobasso, individuato computer dal quale sono state fatte le ricerche sulla ricina
di Romina MarcecaColpi di scena, smentite e nuovi interrogatori nelle indagini sul duplice delitto di Pietracatella. Un risvolto di indagine, poi non confermato, ha fatto irruzione nel giallo di madre e figlia avvelenate con la ricina. Secondo l’agenzia di stampa Adnkronos sarebbe stato individuato un indirizzo IP del computer dal quale qualcuno si è collegato a un forum su una piattaforma americana. Dietro al codice numerico si sarebbe nascosto un anonimo che dal suo computer avrebbe fatto una ricerca sulle modalità di preparazione della ricina in polvere. L'indirizzo informatico porterebbe ad un'area coincidente con la zona di Pietracatella. La ricerca sarebbe stata effettuata qualche giorno prima degli omicidi. Un dettaglio che irrompe nelle indagini e che potrebbe portare all’utilizzatore del codice numerico. La novità non è stata confermata dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli: “Smentisco. Non ho notizie in tal senso”. Fa lo stesso il capo della squadra mobile di Campobasso Marco Grazi…
Colpi di scena, smentite e nuovi interrogatori nelle indagini sul duplice delitto di Pietracatella. Un risvolto di indagine, poi non confermato, ha fatto irruzione nel giallo di madre e figlia avvelenate con la ricina. Secondo l’agenzia di stampa Adnkronos sarebbe stato individuato un indirizzo IP del computer dal quale qualcuno si è collegato a un forum su una piattaforma americana. Dietro al codice numerico si sarebbe nascosto un anonimo che dal suo computer avrebbe fatto una ricerca sulle modalità di preparazione della ricina in polvere. L'indirizzo informatico porterebbe ad un'area coincidente con la zona di Pietracatella. La ricerca sarebbe stata effettuata qualche giorno prima degli omicidi. Un dettaglio che irrompe nelle indagini e che potrebbe portare all’utilizzatore del codice numerico. La novità non è stata confermata dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli: “Smentisco. Non ho notizie in tal senso”. Fa lo stesso il capo della squadra mobile di Campobasso Marco Graziano: "Anche io, come la procuratrice, non ho notizie in tal senso".
L'altra novità è quella che il cerchio si starebbe stringendo non solo attorno a chi ha fatto la ricerca su internet, ma anche su chi avrebbe preparato il veleno e chi, infine, lo avrebbe portato a casa dei Di Vita. Intanto continuano a essere convocati in questura persone informate sui fatti.
Nuovi interrogatori
Non si esaurisce, intanto, la sfilata di testimoni tra la questura di Campobasso e la procura di Larino nella ricerca della verità su madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella. Nel pomeriggio del 2 ottobre sono state convocate e ascoltate due donne, come persone informate sui fatti. Si tratta di una madre e di sua figlia. Sono sorella e nipote dell’uomo che il 22 dicembre scorso andò a trovare Antonella Di Ielsi nel suo ufficio, poche ore prima della cena fatale. Quell’uomo, un tecnico di laboratorio in una scuola, è il marito di una insegnante e molto amica di Gianni Di Vita.
Negli ultimi giorni di settembre sono stati perquisiti gli studi di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime: Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Lo stesso è stato ascoltato tre volte in poche ore dagli inquirenti, ma il suo nome non è stato iscritto sul registro degli indagati. Sembra però, adesso, che tutte le audizioni si stiano concentrando proprio su quelle ultime ore prima dell’avvelenamento e quindi sulla motivazione di quell’incontro tra la Di Ielsi e il tecnico, i quali si sentirono per messaggio anche quando la povera donna stava già male.
Le perquisizioni
In serata, poi, si è saputo qualcosa in più sulle perquisizioni di due giorni fa a Pietracatella e a Campobasso, nei due studi di lavoro di Gianni Di Vita e nella sua nuova abitazione in paese. Il Tg1 ha rivelato dettagli sugli oggetti prelevati dagli agenti. Oltre alla borsa di Antonella, con dentro tra l'altro le foto delle figlie e appunti di lavoro, ci sono anche il romanzo dello scrittore molisano Giose Rimanelli Tiro al piccione e poi un cellulare e la chiavetta usb.
Nessun indagato per il delitto
A quasi un anno dalla tragedia che ha scosso il piccolo centro del Molise il quadro è ancora poco chiaro. Non ci sono indagati per l’omicidio mentre nel primo filone, quello per omicidio colposo aperto subito dopo la morte delle due donne in ospedale, sono indagati cinque medici. I testimoni ascoltati sono oltre 200 e si rincorrono voci su trame che rimangono, al momento, solo pettegolezzi. Ma di fatto sulla fine di madre e figlia l’indagine è ancora nel vivo.
Intanto, gli esperti tedeschi, incaricati dalla procura di Larino di analizzare i reperti sequestrati nella casa della famiglia, hanno chiesto una proroga di trenta giorni. Uno snodo importante, quello degli esami di laboratorio, per le indagini.