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In Europa occidentale l’estate più calda di sempre. Allarme Mediterraneo: bollente come ad agosto

IL Po in secca a luglio (ansa)
Il bilancio nel rapporto di Copernicus: 35mila morti, la contrazione enorme di ghiacciai e calotta artica, mari sempre più alti
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Il cambiamento climatico sta trasformando il pianeta. Diminuisce il bianco sulla Terra: se i ghiacciai svizzeri hanno perso quest’estate il 5% della loro ampiezza, nell’Artico l’area coperta dai ghiacci si riduce al ritmo di 500mila chilometri quadri al decennio: l’equivalente della superficie della Spagna.

Mari caldi come d’estate e sempre più alti

Cresce di conseguenza il volume degli oceani, sia perché i ghiacci fusi si riversano nei mari, sia perché il calore fa espandere le masse d’acqua. La parte ovest del Mediterraneo (dove quest’estate si sono misurati 33 gradi: un record) si riscalda più degli altri mari.

Un bacino chiuso, con scarsa circolazione, sul quale quest’estate hanno insistito ondate di calore continue, non poteva non risentirne. Il decimo rapporto sullo stato degli oceani presentato dal Servizio Marino Copernicus misura un aumento di 4,2 millimetri all’anno tra il 2012 e il 2025 in tutto il pianeta. Nel Mediterraneo sia occidentale che orientale si arriva invece a 6,4.

Anche se l’autunno è iniziato da dieci giorni, le temperature dell’acqua stentano ad abbassarsi. Secondo il consorzio Lamma di Cnr e Regione Toscana, che parte dai dati di Copernicus, “anche nell’ultima settimana di settembre il mare è rimasto molto caldo, con valori intorno ai 25-27 °C su gran parte dell’Italia occidentale”.

“Le anomalie – prosegue il rapporto di Lamma - sono di +2/+3 °C rispetto alla media, con punte di +4/+5 °C tra Mar Ligure, Corsica e Sardegna. Il 30 settembre la temperatura media del bacino era di 25,1 °C (+2,4 °C rispetto alla norma): un valore che sarebbe sopra la media anche al culmine di agosto”.

Il caldo ha causato 35mila vittime in Europa

Il cambiamento climatico avanza passo dopo passo, spesso senza fare rumore. In silenzio, per effetto di una temperatura media di 2,5 gradi superiore rispetto alla norma, tra il 15 maggio e il 30 settembre se ne sono andate in Europa 35mila persone. Sono i decessi calcolati a livello europeo dall’Instituto de Salud Carlos III e diffusi dall’agenzia Bloomberg.

La causa di questa strage silenziosa è stata un’estate che, secondo Copernicus, ha “esposto una percentuale record dell’Europa, pari al 52%, a uno stress termico molto forte, con ondate di calore estremo e condizioni di secco”. L’80% degli europei ha vissuto condizioni di stress termico classificato almeno come “forte”.

Nell’Europa occidentale in particolare, prosegue il rapporto di Copernicus, “sono state osservate temperature dell’aria superficiale ai massimi storici, mentre nei mari europei sono state registrate temperature superficiali da record. Anche i fiumi di tutta Europa hanno registrato i flussi estivi più bassi degli ultimi trent’anni”.

I risultati arrivano dal servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), con cui collabora il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf).

“Il caldo persistente ed eccezionale in tutta Europa ha fatto sì che questa fosse la terza estate più calda mai registrata nel continente e la più calda mai registrata nell’Europa occidentale. Le condizioni estive sono arrivate particolarmente presto in alcune parti del continente, con la prima grande ondata di caldo che ha colpito ampie zone dell’Europa occidentale alla fine di maggio, e condizioni di caldo eccezionale persistenti per tutta l’estate”.

In Spagna le vittime da caldo non erano mai state così numerose dall’inizio delle rilevazioni nel 2015, con 5.805 decessi attribuiti al clima intollerabile tra il 15 maggio e il 30 settembre. In Francia i 7.824 morti rappresentano il bilancio più grave dal 2015. Anche in Germania il dato delle vittime misurato dal Robert Koch Institute ha raggiunto il livello più alto da almeno dieci anni, con circa 16mila decessi tra il 6 aprile e il 13 settembre,

“La Spagna ha registrato 61 giorni di ondata di calore durante l’estate, con quattro ondate, una quinta a settembre ed episodi di caldo estremo a maggio” ha spiegato Diana Gomez, responsabile del sistema di monitoraggio della mortalità dell’Instituto de Salud Carlos III.

Mentre l’Italia non ha pubblicato alcun dato ufficiale sulla mortalità estiva, nel Regno Unito le ondate di calore hanno causato una stima di 2.877 decessi a maggio e giugno, secondo la UK Health Security Agency. In Belgio 2.112 persone sono morte tra il 18 giugno e il 12 luglio, ha calcolato Sciensano, l'istituto nazionale di sanità pubblica.

I danni all’agricoltura

Il Joint Research Centre, ente di ricerca dell’Unione Europea, ha stilato il bilancio del caldo sulle colture agricole. Molte piante hanno anticipato la maturazione, con rese più basse del normale.

I raccolti nell’Ue sono stati inferiori rispetto alla media degli ultimi 15 anni del 15% per la soia, del 14% per il mais verde, dell’11% per la barbabietola da zucchero e del 7% per le patate. Il riso ha perso il 3%, soprattutto per la siccità che ha colpito il Nord Italia.

Il deserto di Atacama fiorisce con El Niño

Nel nostro paese le temperature massime continuano a restare vicine ai 30 gradi e le previsioni mensili dell’Aeronautica indicano un clima più caldo della media ancora per tutto ottobre.

Nell’emisfero sud intanto la primavera sta avanzando e le temperature sono in aumento. Il deserto di Atacama in Cile, il luogo più secco della Terra, quest’anno ha ricevuto molta più pioggia della norma e il colore rossastro della sua terra brulla si è ricoperto di fiori.

Il fenomeno durerà fino a novembre e sta attirando molti turisti. Sarebbe una buona notizia, se la fioritura non nascesse da un El Niño di dimensioni record. La corrente calda del Pacifico ha tra i suoi effetti proprio quello di aumentare la piovosità nell’America meridionale.

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