Summit vaticano sulla famiglia, il Papa invita anche due vescovi cinesi e i cardinali Usa anti-Trump
di Iacopo ScaramuzziPapa Leone XIV ha invitato anche due vescovi cinesi e tre cardinali statunitensi ai quali è notoriamente vicino, e che nei mesi scorsi hanno apertamente criticato la politica estera di Donald Trump, all’incontro che ha convocato per la settimana prossima in Vaticano, con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, per discutere del tema della famiglia.
Ai tavoli come al Sinodo
Il summit si svolgerà dal 7 al 14 ottobre “a dieci anni da Amoris laetitia”, l’esortazione apostolica che Francesco pubblicò nel 2016 suscitando le risentite proteste di un manipolo di cardinali conservatori in particolare per la decisione di Bergoglio di aprire alla comunione ai divorziati risposati. “Annunciare il Vangelo con le famiglie oggi” il titolo dell’incontro, quasi un mini sinodo straordinario: meditazione iniziale, poi discussioni a sedici tavoli disposti nell’aula Nervi, con interventi contingentati nel tempo, dopo tre testimonianze di apertura ogni mattina da parte di un vescovo, di…
Papa Leone XIV ha invitato anche due vescovi cinesi e tre cardinali statunitensi ai quali è notoriamente vicino, e che nei mesi scorsi hanno apertamente criticato la politica estera di Donald Trump, all’incontro che ha convocato per la settimana prossima in Vaticano, con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, per discutere del tema della famiglia.
Ai tavoli come al Sinodo
Il summit si svolgerà dal 7 al 14 ottobre “a dieci anni da Amoris laetitia”, l’esortazione apostolica che Francesco pubblicò nel 2016 suscitando le risentite proteste di un manipolo di cardinali conservatori in particolare per la decisione di Bergoglio di aprire alla comunione ai divorziati risposati. “Annunciare il Vangelo con le famiglie oggi” il titolo dell’incontro, quasi un mini sinodo straordinario: meditazione iniziale, poi discussioni a sedici tavoli disposti nell’aula Nervi, con interventi contingentati nel tempo, dopo tre testimonianze di apertura ogni mattina da parte di un vescovo, di un esperto e di una famiglia rappresentativa dei tanti nuclei cattolici presenti nel mondo. L’ultimo giorno verrà stilato una relazione finale – “ma non è come un documento finale dei sinodi” – che farà sintesi delle discussioni.
“Divergenze fruttuose”
“Non si tratta di fare il punto su un testo”, ha precisato oggi nel corso di un briefing la professoressa Orietta Rachele Grazioli, “ma approfondire le realtà familiari e pastorali che hanno respirato questo testo in modi peculiari come peculiare è la vita della Chiesa nei vari luoghi del mondo in cui essa è presente e si innesta nell’unico Vangelo”. Giacomo Costa, gesuita, ha puntualizzato che “non si vuole in nessun modo cancellare le differenze che ci saranno, non vogliamo arrivare a un consenso artificiale, anche le divergenze ben comprese possono portare a fare passi avanti”.
Gli invitati del Papa
A convergere a Roma saranno in tutto 187 partecipanti: da una nota pubblicata oggi dal Vaticano, si tratta dei presidenti di praticamente tutte le 115 conferenze episcopali del mondo (tranne pochissime eccezioni, Perù, Paraguay, Turchia ed Etiopia), per l’Italia il cardinale Zuppi, i presidenti di praticamente tutte le 15 Chiese orientali cattoliche (ci sarà, ad esempio, il cardinale Pizzaballa), e poi 11 coppie o famiglie, diversi esperti e “facilitatori” del dibattito, e 22 persone che sono state personalmente invitate dal Papa.
Tra di esse figurano un corposo gruppo di cardinali notoriamente vicini al Papa, a partire dai tre statunitensi Blaise Cupich (Chicago), Joseph Tobin (Newark) e Robert McElroy (Washington), e poi Fernandez (prefetto dell’ex Santo Uffizio), Tagle (Propaganda fide), il lussemburghese Hollerich, il filippino David, il canadese Lacroix, lo spagnolo Cobo Cano, il tanzaniano Rugambwa, l’ivoriano Bessi, nonché due vescovi cinesi: monsignor Giuseppe Huang Bingzhang, vescovo di Shantou, figura-chiave nei rapporti tra Cina e Santa Sede, e monsignor Matteo Zhen Xuebin, vescovo coadiutore di Pechino. Fu Francesco a iniziare la prassi di invitare due vescovi cinesi alle assemblee sinodali che si svolgono in Vaticano dopo la sigla dello storico accordo sulle nomine episcopali siglato nel 2018 tra Roma e Pechino.
Dopo le polemiche
Il vertice vaticano non intende mettere in discussione o modificare Amoris laetitia ma “fare il punto su cosa abbiamo imparato con le famiglie, con tutte le chiese, cercando di applicare Amoris laetitia”, ha detto padre Costa, sottolineando che non si tratta di “una conferenza o un convegno” ma di una “assemblea ecclesiale” di “verifica” che, tramite la “narrazione” tenterà di raccontare quali “trasformazioni, frutti, domande” sono emerse in questi dieci anni. Se Amoris laetita fu preceduta e seguita da polemiche tra conservatori e progressisti su nodi quali i divorziati risposati, l’omosessualità, le coppie di fatto, l’incontro della prossima settimana, che sarà concluso con una messa del Papa il 14 ottobre, è senza “contenuto prefissato”, ha assicurato il gesuita.
Calo dei matrimoni religiosi
I problemi non mancano. Come ha sottolineato ad esempio Gabriella Gambino, sottosegretaria del dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e coordinatrice delle famiglie durante l’incontro, “in Polonia, i matrimoni religiosi celebrati negli ultimi 5 anni si sono ridotti del 45%. In Australia, tra il 1970 e il 2024 sono passati dall’88% al 16%. Sono segnali che, nella diversità dei contesti, richiamano l’urgenza di accompagnare la scelta matrimoniale e sostenere in modo più decisivo la trasmissione della fede in famiglia”. E se “in molti contesti ecclesiali la famiglia ancor oggi rischia di essere considerata come destinataria passiva dell’azione pastorale”, e invece si deve “annunciare anche oggi il Vangelo alle famiglie e con le famiglie”.