✕

Cinque suore con papa Leone: bilingue e ottime cuoche. Vivranno nel Palazzo Apostolico

Ascolta l'audio

Sono arrivate in sordina e adesso fanno parte della famiglia pontificia di Prevost. Vengono da Usa e Perù, ora devono governare l’appartamento pontificio nel nome della riservatezza
3 minuti di lettura

Da vescovo scherzava dicendo che il segreto pontificio è “quello che a Roma sanno tutti tranne il Papa”, ora che il Papa è lui sta dimostrando di avere una notevole capacità a mantenere i segreti. Leone XIV ha una nuova “famiglia pontificia” ma in Vaticano se ne sa poco o niente.

La famiglia pontificia

Oltre ai due segretari, infatti, don Edgard Rimaycuna, il sacerdote peruviano che gli sta accanto da molti anni, e don Marco Billeri, il toscano comparso dopo il Conclave (i due segretari hanno vissuto insieme al Collegio irlandese di Roma anni fa), ora nella casa del Papa sono arrivate cinque suore, quattro peruviane e una statunitense. Oltre al loro impegno con il Papa, studiano alle pontificie università.

Mangiando peruviano

Hanno il compito di governare l’appartamento pontificio nel Palazzo apostolico: rassettare casa, tenere in ordine la cappella, occuparsi degli eventuali ospiti (il fratello John è già venuto più volte a trovare Prevost a Roma). E, dettaglio non secondario, occup…

Da vescovo scherzava dicendo che il segreto pontificio è “quello che a Roma sanno tutti tranne il Papa”, ora che il Papa è lui sta dimostrando di avere una notevole capacità a mantenere i segreti. Leone XIV ha una nuova “famiglia pontificia” ma in Vaticano se ne sa poco o niente.

La famiglia pontificia

Oltre ai due segretari, infatti, don Edgard Rimaycuna, il sacerdote peruviano che gli sta accanto da molti anni, e don Marco Billeri, il toscano comparso dopo il Conclave (i due segretari hanno vissuto insieme al Collegio irlandese di Roma anni fa), ora nella casa del Papa sono arrivate cinque suore, quattro peruviane e una statunitense. Oltre al loro impegno con il Papa, studiano alle pontificie università.

Mangiando peruviano

Hanno il compito di governare l’appartamento pontificio nel Palazzo apostolico: rassettare casa, tenere in ordine la cappella, occuparsi degli eventuali ospiti (il fratello John è già venuto più volte a trovare Prevost a Roma). E, dettaglio non secondario, occuparsi della cucina: chi le conosce assicura che le cinque religiose sono delle ottime cuoche (alcune consorelle in Perù per raccogliere fondi hanno anche animato un corso di cucina online). E, si sa, al Papa nato a Chicago il cibo piace, e, in particolare, durante i venti anni che ha trascorso in Perù, prima da giovane missionario e poi da vescovo, ha molto apprezzato la tradizione culinaria del paese andino, dalla ceviche al lomo saltado.

La rottura di Francesco

Giovanni Paolo II aveva portato con sé un gruppo di suore polacche, le Ancelle del Sacro Cuore di Gesù. Benedetto XVI aveva optato per quattro Memores Domini, consacrate laiche di Comunione e liberazione che lo hanno accompagnato fin nel monastero dove si è ritirato dopo la rinuncia al pontificato. Francesco aveva stravolto l’usanza dei predecessori andando a vivere nella foresteria vaticana di Casa Santa Marta: voleva essere libero dal controllo della Curia, evitare che si replicassero i “vatileaks”, i documenti papali riservati rubati e diffusi alla stampa dal maggiordomo di Ratzinger, non dipendere dalle stesse persone, che fosse un segretario, un maggiordomo o un gruppo di religiose.

In Francia con Leone

Le suore di Leone sinora sono state quasi invisibili al mondo esterno, da qualche settimana sono fugacemente apparse in pubblico. Discretissime, passo svelto e sorriso impenetrabile, sono spuntate a Castel Gandolfo, dove il Papa è solito trascorrere il suo giorno libero, il martedì; le si poteva intravedere a Genazzano, dove hanno accompagnato Leone a una messa nella chiesa tenuta da secoli dagli agostiniani; da ultimo il Pontefice ha voluto che due di loro, suor Janet Kobayashi e suor Mariel Escobar, lo accompagnassero nel suo viaggio in Francia, mescolate, quasi nascoste, dal resto dell’entourage papale.

Tra Perù e Stati Uniti

Le cinque suore appartengono a Pro Ecclesia Sancta, un istituto religioso fondato a Lima nei primi anni Novanta dal gesuita spagnolo Pablo Menor. Si tratta di una comunità conservatrice, che negli anni passati ha anche suscitato la preoccupazione del Vaticano per il sospetto di alcune irregolarità finanziarie, che sarebbero poi state sanate. È presente in alcuni paesi – avevano una casa a Roma 3 – ma è forte soprattutto in Perù e negli Stati Uniti. Particolarità, questa, che si è sposata a perfezione con la biografia del Papa nonché con le sue abitudini linguistiche. Le quattro religiose peruviane, infatti, parlano perfettamente sia lo spagnolo che l’inglese, avendo studiato anche negli Stati Uniti, e l’unica statunitense, suor Lynn Luecke, nata in Iowa, una delle primissime conversioni nordamericane dell’istituto religioso, ha vissuto a sua volta in Perù. Hanno studiato teologia – una di loro, suor Janet, è anche una esperta di musica - e hanno lavorato nella pastorale con i giovani e con le famiglie .

Team Chiclayo

È in Perù che il futuro Pontefice le ha conosciute. Pro Ecclesia Sancta è infatti presente a Lima, Arequipa, Trujillo, Piura, Huaraz, Puno, Huancayo ma anche a Chiclayo, la città settentrionale della quale Prevost è stato vescovo per dieci anni facendosi apprezzare tra l’altro per la vicinanza ai poveri, l’aiuto concreto durante le alluvioni, la mobilitazione per trovare l’ossigeno durante la pandemia. In questo contesto Leone è venuto in contatto con alcune di queste suore. Chi lo conosce bene dice che ha apprezzato il loro lavoro nella zona più povera di Chiclayo e le ha sostenute in diverse occasioni. E così quando ha dovuto scegliere chi mettersi in casa deve aver pensato a loro.

Di chi fidarsi

Anche perché un Pontefice che si muove con una certa dimestichezza in Vaticano, ma che è comunque arrivato nella Curia romana solo tre anni fa, che insomma è ancora, per certi versi, un outsider, è consapevole che intorno a sé non mancheranno i tranelli e le manovre. E che deve potersi fidarsi pienamente di chi vive quotidianamente con lui. Più di ogni altro requisito è fondamentale la fiducia. Servono persone con occhi aperti e bocche chiuse. Perché nell’appartamento pontificio inevitabilmente si vedono e si sentono cose delicatissime, questioni personali o dossier di Stato. Che lì dentro devono restare. Come ogni segreto pontificio che si rispetti.

Leggi i commenti