✕

L’onda verde sulle città. Più alberi per ogni abitante: un’oasi di 33 metri quadri

Ascolta l'audio

In un decennio abbiamo guadagnato 1,4 metri quadri a testa. Dopo l’estate la sensibilità è cresciuta anche tra i sindaci, ma c’è ancora molto da fare
3 minuti di lettura

Ventimila alberi entro il 2027, promette il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, rivendicandone altri 74mila piantati da inizio mandato. «Il più grande piano di rinverdimento d’Europa» annuncia Pierfrancesco Majorino, arricchendo il suo programma elettorale per Milano con 2,5 milioni piante.

«Guai a chi pensa che questa amministrazione non abbia sensibilità botanica» si è indignato una settimana fa il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, accusato di mettere a rischio alcuni alberi per far posto al tram.

Annunciato a giugno, il piano “Torino cresce nel verde e nella salute” prevede di rinverdire i viali cittadini. Entro la primavera del 2029 anche a Firenze saranno inaugurate “le 10 strade verdi”. Lo promette Sara Funaro prima della scadenza della sua giunta.

Il verde, complice l’estate intollerabile, è diventato un valore. «Gli amministratori hanno capito la sua importanza per i cittadini, e questa è una novità» riflette Francesco Ferrini, che insegna arboricoltura urbana all’università …

Ventimila alberi entro il 2027, promette il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, rivendicandone altri 74mila piantati da inizio mandato. «Il più grande piano di rinverdimento d’Europa» annuncia Pierfrancesco Majorino, arricchendo il suo programma elettorale per Milano con 2,5 milioni piante.

«Guai a chi pensa che questa amministrazione non abbia sensibilità botanica» si è indignato una settimana fa il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, accusato di mettere a rischio alcuni alberi per far posto al tram.

Annunciato a giugno, il piano “Torino cresce nel verde e nella salute” prevede di rinverdire i viali cittadini. Entro la primavera del 2029 anche a Firenze saranno inaugurate “le 10 strade verdi”. Lo promette Sara Funaro prima della scadenza della sua giunta.

Il verde, complice l’estate intollerabile, è diventato un valore. «Gli amministratori hanno capito la sua importanza per i cittadini, e questa è una novità» riflette Francesco Ferrini, che insegna arboricoltura urbana all’università di Firenze e collabora con l’associazione romana Daje de Alberi. «L’aspetto interessante è che una chioma ha bisogno di venti o trent’anni per crescere. Un albero è un progetto a lungo termine che va oltre le scadenze elettorali».

Di verde urbano le città italiane hanno un gran bisogno. Secondo il rapporto Istat del 2025, che riporta i dati del 2024, ogni abitante di un capoluogo di provincia ha a disposizione 33,3 metri quadri di spazio alberato. Erano 31,9 nel 2011. Solo due terzi però sono fruibili: il resto ricade in zone recintate o protette.

Anche il Pnrr ha dedicato al nostro paese 330 milioni per mettere a dimora 6,6 milioni di alberi. L’obiettivo è stato poi ridimensionato a 210 milioni per 4,5 milioni di alberi in 14 città metropolitane.

Anche se viene classificato come “raggiunto”, la Corte dei Conti ha messo in rilievo ritardi e mancanze: «Quasi tutte le municipalità hanno piantato in vivaio semi, invece di collocare piante già cresciute nei luoghi prescelti».

Anche il sindaco di Roma è stato criticato perché alcuni dei suoi alberi non hanno attecchito. In Piazza Risorgimento, accanto al Vaticano, le piante in vaso inaridite dall’afa sono state ripiantate una seconda volta in piena estate. Da allora il Comune ha aumentato le irrigazioni.

«Ma non basta innaffiarle. Per le piante la città è un ambiente difficile, soprattutto se la cementificazione avanza. Né mancano i vandali che le tagliano di fronte al proprio ristorante o negozio» spiega Ferrini.

Nonostante gli sforzi di molte amministrazioni, il verde cittadino non riesce a perdere la sua tonalità di chiaroscuro, difficile anche da misurare. «L’impegno dei sindaci c’è, ma il percorso è all’inizio. Ci vorrà tempo prima che i progetti di oggi diano frutti, ma è pur sempre positivo che si siano mossi i primi passi» commenta Luigi Ricci, direttore del dipartimento per il monitoraggio e la tutela ambientale dell’Ispra, l’Istituto per la ricerca e la protezione ambientale.

Un criterio per capire se un quartiere è abbastanza ricco di vegetazione è stato suggerito nel 2023 dal botanico olandese Cecil Konijnendijk. La sua regola del 3-30-300 prevede che chiunque debba vedere attorno a sé almeno 3 alberi, abiti in un quartiere in cui il 30% dello spazio pubblico è verde e possa raggiungere un parco percorrendo meno di 300 metri.

Leonardo Bertassello, ricercatore del Joint Research Center, ente scientifico della Commissione Europa, ha coordinato una ricerca pubblicata ad aprile da Nature Communications che dà i voti a 862 città europee in base alla regola del 3-30-300. «La legge sul ripristino della natura della Commissione prevede che il verde urbano non receda da qui al 2030 e aumenti a partire da quella data. Ma contare gli alberi delle città non è facile. Noi abbiamo usato le osservazioni satellitari combinate con l’intelligenza artificiale».

La classifica segue molto l’andamento della pioggia. «Le città del nord Europa sono più verdi di quelle del sud Europa. Nel nostro paese Varese, dove la piovosità è fra le più alte d’Italia, raggiunge quasi i livelli di Svezia e Finlandia».

Nella maggioranza delle città europee la regola di Konijnendijk pone l’asticella troppo in alto. Solo il 15% degli abitanti vive in luoghi che rispettano le tre condizioni, mentre il 21% non raggiunge neanche un obiettivo. Il più impervio dei tre è quello del 30%. «Nei centri storici non sarebbe raggiungibile neanche mettendo alberi sui tetti» ammette Ferrini.

Nel primo criterio eccelle Varese (il 78% dei suoi cittadini ha almeno tre alberi attorno a sé). Nel secondo Genova, Perugia e Trieste sono fra le poche a raggiungere il 50%. Il terzo punto vede in testa Varese e le grandi città del centro-nord.

La ricchezza di alberi pone anche un criterio di giustizia sociale. Secondo Nature Communications «alti livelli di verde urbano sono associati a quartieri più benestanti». Strade ricche di vegetazione, con parchi e giardini vicino casa, fanno salire il valore delle case. «Le zone della città meno abbienti sono anche quelle più povere di vegetazione e dove fa più caldo» fa notare Bertassello. «Oltre a piantare molti alberi, bisognerebbe anche capire dove servono di più».

Leggi i commenti