✕

"Stipendio basso, turni pesanti, poca attività privata: ecco perché ho lasciato la sanità pubblica”

Davide Turchino 

Ascolta l'audio

Intervista a Davide Turchino, chirurgo vascolare che l’anno scorso, come altri 3.500 medici, ha deciso di lasciare l’ospedale. “Ora lavoro in una clinica privata convenzionata”
1 minuti di lettura

Davide Turchino è uno degli oltre 3.500 medici che hanno lasciato il sistema sanitario pubblico l’anno scorso. Trentasei anni, chirurgo vascolare, è stato assunto da una clinica convenzionata a Battipaglia.

Cosa faceva nella sanità pubblica?

“Ero dirigente medico universitario, cioè ricercatore con ruolo assistenziale al policlinico Federico II di Napoli. Mi trovavo bene, dopo la laurea e la specializzazione il professore mi aveva chiesto di restare e facevo attività scientifica e mi occupavo anche dei pazienti”.

Quanto guadagnava?

“Avevo un contratto ibrido, come tutti i medici universitari. In parte, per circa 1.700 euro, era pagato dall’Università, in parte dall’ospedale, visto che facevo 26 ore di assistenza. In tutto arrivavo a 2.900-3.000 euro al mese”.

Perché ha lasciato?

“L’anno scorso la Campania ha rivisto le intese tra Università e ospedali. Hanno cambiato le retribuzioni e mi sono trovato con una busta paga più bassa di 900 euro. Certi colleghi hanno anche fatto causa, io …

Davide Turchino è uno degli oltre 3.500 medici che hanno lasciato il sistema sanitario pubblico l’anno scorso. Trentasei anni, chirurgo vascolare, è stato assunto da una clinica convenzionata a Battipaglia.

Cosa faceva nella sanità pubblica?

“Ero dirigente medico universitario, cioè ricercatore con ruolo assistenziale al policlinico Federico II di Napoli. Mi trovavo bene, dopo la laurea e la specializzazione il professore mi aveva chiesto di restare e facevo attività scientifica e mi occupavo anche dei pazienti”.

Quanto guadagnava?

“Avevo un contratto ibrido, come tutti i medici universitari. In parte, per circa 1.700 euro, era pagato dall’Università, in parte dall’ospedale, visto che facevo 26 ore di assistenza. In tutto arrivavo a 2.900-3.000 euro al mese”.

Perché ha lasciato?

“L’anno scorso la Campania ha rivisto le intese tra Università e ospedali. Hanno cambiato le retribuzioni e mi sono trovato con una busta paga più bassa di 900 euro. Certi colleghi hanno anche fatto causa, io ho deciso di andarmene, visto che ho avuto un’opportunità nel privato”.

Dove lavora adesso?

“In una clinica privata a Battipaglia. Mi danno 2.200 euro al mese, ma in più posso fare tutta l’attività privata che voglio senza alcun vincolo. Così, con il mio lavoro in ambulatorio e con trattamenti mini invasivi, arrivo anche a quadruplicare il fisso che ricevo dalla clinica. Quando ero in ospedale a Napoli l’attività privata era molto più complicata, la dovevo fare lì in intramoenia e io appunto sono della provincia di Salerno”.

Come si trova?

“Non svolgo più alcune procedure complesse come quelle sull’aorta, ma comunque faccio altri interventi. La mia specialità è vastissima, posso trovare tranquillamente soddisfazione con un altro tipo di lavoro. A un certo punto bisogna fare una scelta nella vita e io preferisco non avere turni notturni o festivi, reperibilità. Se il pubblico mi dava possibilità di guadagnare di più e di fare attività privata sarei rimasto”.

Lei è stato anche all’estero?

“Sì, sono stato sei mesi in Germania per la carriera accademica. Mi avevano anche chiesto di rimanere e lì gli stipendi dei medici sono molto più alti. Arrivano anche a 7-8 mila euro al mese con maggiore facilità di fare la carriera accademica rispetto a qui da noi. Al di là del problema di imparare il tedesco, avevano così bisogno di persone che avrebbero anche accettato che facessi da loro solo metà delle ore. Però ho scelto di tornare a casa”.

Leggi i commenti