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La borsa azzurra, il romanzo con gli appunti e le due agende: gli ultimi misteri di Pietracatella

Prelievo dispositivi elettronici nell'abitazione di Pietracatella (CB) (ansa)

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Le ultime perquisizioni potrebbero sciogliere alcuni nodi dell’inchiesta sulle due donne avvelenate con la ricina: ecco quello che non torna. Voci su una collaborazione tra la squadra mobile e l’Fbi per le ricerche sulla sostanza ma gli investigatori smentiscono. Il marito e padre delle vittime: “Stiamo esagerando”
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Una borsa azzurra e tanti misteri ancora da svelare. Dentro le foto, formato tessera, delle due figlie, alcuni gioielli e - forse il materiale più scottante – due agende e una chiavetta Usb. Quella borsa azzurra è di Antonella Di Ielsi, la cinquantenne uccisa con la ricina insieme alla figlia Sara Di Vita, che di anni ne aveva 15. L’ormai noto avvelenamento di Natale a Pietracatella è un groviglio di colpi di scena, smentite e particolari che arricchiscono una trama da giallisti. L’ultimo riguarda proprio la borsa di Antonella Di Ielsi. Il primo punto che scatena gli interrogativi è questo: è stata trovata nella nuova casa abitata da Gianni Di Vita, il marito e il padre delle due vittime.

L’ultima perquisizione

La prima domanda che sorge …

Una borsa azzurra e tanti misteri ancora da svelare. Dentro le foto, formato tessera, delle due figlie, alcuni gioielli e - forse il materiale più scottante – due agende e una chiavetta Usb. Quella borsa azzurra è di Antonella Di Ielsi, la cinquantenne uccisa con la ricina insieme alla figlia Sara Di Vita, che di anni ne aveva 15. L’ormai noto avvelenamento di Natale a Pietracatella è un groviglio di colpi di scena, smentite e particolari che arricchiscono una trama da giallisti. L’ultimo riguarda proprio la borsa di Antonella Di Ielsi. Il primo punto che scatena gli interrogativi è questo: è stata trovata nella nuova casa abitata da Gianni Di Vita, il marito e il padre delle due vittime.

L’ultima perquisizione

La prima domanda che sorge spontanea è: “Perché quella borsa era lì?”. Gianni Di Vita l’ha portata nella nuova casa dove abita dopo che quella di famiglia è stata messa sotto sequestro. C’è un motivo legato all’affetto per la moglie? Voleva portare con sé dei ricordi? Perché l’altro quesito che ci si pone è senz’altro: “Perché non l’ha consegnata agli inquirenti?”. La borsa azzurra è la stessa che la donna aveva quando è arrivata all’ospedale di Campobasso prima di morire.

Nelle perquisizioni tra studio e casa dell’ex sindaco di Pietracatella è stato prelevato anche un romanzo, scritto da un autore molisano, dentro al quale si potrebbero trovare degli appunti. Ma sono stati sequestrati anche un cellulare, la memoria di un computer, da un altro pc fisso è stata estratta la copia dei dati. Tra i computer portati via dalla squadra mobile ce n’è uno che era di Antonella Di Ielsi.

La borsa del mistero

Senza dubbio l’inchiesta sul giallo di Pietracatella inciampa ad ogni passo sul non detto, sui silenzi e sulla mancata collaborazione. Dopo nove mesi di indagini il fratello di Antonella Di Ielsi si è trovato costretto a lanciare un appello: “Chi sa dica la verità”, nell’estremo tentativo di avere giustizia per sua sorella. E, dopo qualche giorno, è saltata fuori la borsa trovata nella nuova casa abitata dal marito di Antonella Di Ielsi. Quello che c’è dentro potrebbe rivelare altri particolari. Una delle due agende potrebbe essere della moglie di Di Vita. E, in una vicenda così complessa, forse era il caso di consegnare tutto e subito agli inquirenti. Di Vita, davanti alla sua abitazione costantemente assediata dai cronisti, sbotta: "Stiamo esagerando, veramente stiamo esagerando!". Ad oggi non ha mai rilasciato un’intervista e sul punto ha detto ai giornalisti: "Quando sarà il tempo, quando ne parleremo con l'avvocato, quando ce la sentiremo di farlo". Più volte a chiesto alla stampa, a taccuini chiusi, di mantenere a distanza la vicenda dalla sua vita privata.

È giusto ricordare che Gianni Di Vita e la figlia Alice sono parti offese nell’indagine. C’è anche da menzionare però il fatto che il marito è stato convocato tre volte in un unico giorno, martedì scorso, il 29 settembre, per la notifica delle perquisizioni e per consegnare due computer.

Quell’incontro di Antonella

Un altro punto sul quale gli inquirenti si stanno concentrando sono i contatti che Antonella Di Ielsi avrebbe avuto con il marito di una cara amica di Gianni Di Vita. Di cosa avevano parlato? Cosa tormentava Antonella Di Ielsi tanto da scrivere a quell’uomo anche quando già stava male e chi l’ha uccisa le aveva somministrato la ricina? L’uomo, un collaboratore scolastico è stato ascoltato dagli inquirenti nei mesi scorsi, ieri in questura sono state convocate la sorella e la nipote dell’uomo. Anche loro sapevano qualcosa di quei contatti tra la vittima e il loro parente?

Le ricerche sulla ricina e l’Fbi

Tra le tante voci che circolano sui dettagli delle indagini, l’utima è quella che annuncia il supporto investigativo dell'Fbi, la polizia federale statunitense, nell'ambito degli accertamenti informatici sulle ricerche online relative alla ricina. È quanto apprende LaPresse che sostiene da avere appreso la notizia da “fonti qualificate”. Ma gli investigatori italiani smentiscono la collaborazione che riguarderebbe il filone degli approfondimenti sulle tracce digitali e sui contenuti comparsi sulla piattaforma americana Reddit, oggetto di accertamenti da parte della Mobile, diretta da Marco Graziano. Tra questi c'è un post del 25 dicembre 2025 nel quale veniva chiesto dove fosse possibile ottenere “veleni ad azione rapida”, con riferimenti anche alla ricina. Il coinvolgimento dell'Fbi negli approfondimenti sulle ricerche online confermerebbe, secondo LaPresse, che il filone delle tracce digitali è oggetto di accertamenti anche attraverso la collaborazione con le autorità statunitensi. L'inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico resta a carico di ignoti e già nella giornata del 2 ottobre sia la procura sia la squadra mobile avevano smentito un’altra notizia rilanciata da un’altra agenzia di stampa, l’Adnkronos: quella dell’individuazione dell’IP del computer che avrebbe effettuato le ricerche sulla ricina.

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