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Una tavola lunga come l’Italia: dal Piemonte a Ventotene, il fenomeno delle cene di comunità

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In tutta la penisola aumentano i banchetti per ritrovare le radici e ricostruire legami tra chi abita nello stesso luogo
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Una lunga tavolata che attraversa l’Italia, unisce i suoi partecipanti, sfonda il muro della solitudine. E alla quale si ritrova l’identità di una comunità. Sono sempre di più i comuni che organizzano le cene solidali o cene di comunità o ancora la festa dei vicini. Parola d’ordine: sedie e tavoli al seguito. Da condividere, poi, ognuno porta una pietanza e si accomoda accanto a un vicino con il quale, magari, nel tran tran quotidiano, al massimo scambia il buongiorno o la buonasera. L’obiettivo è quello di ritrovarsi e conoscersi, di creare legami.

Per la prima volta anche Ventotene, l’isola del Manifesto dell’unità europea, si ritrova a tavola. I partecipanti, il 9 ottobre, venerdì prossimo, saranno circa trecento. “Quasi tutta la nostra isola partecipa alla cena organizzata al castello – spiega Daniele Coraggio, presidente dell’associazione Ventotene mia – Ogni amico ha regalato qualcosa anche da altre regioni. Da Ponza è arrivata la bottarga, dal Golfo degli Aranci il mirto, ogni…

Una lunga tavolata che attraversa l’Italia, unisce i suoi partecipanti, sfonda il muro della solitudine. E alla quale si ritrova l’identità di una comunità. Sono sempre di più i comuni che organizzano le cene solidali o cene di comunità o ancora la festa dei vicini. Parola d’ordine: sedie e tavoli al seguito. Da condividere, poi, ognuno porta una pietanza e si accomoda accanto a un vicino con il quale, magari, nel tran tran quotidiano, al massimo scambia il buongiorno o la buonasera. L’obiettivo è quello di ritrovarsi e conoscersi, di creare legami.

Per la prima volta anche Ventotene, l’isola del Manifesto dell’unità europea, si ritrova a tavola. I partecipanti, il 9 ottobre, venerdì prossimo, saranno circa trecento. “Quasi tutta la nostra isola partecipa alla cena organizzata al castello – spiega Daniele Coraggio, presidente dell’associazione Ventotene mia – Ogni amico ha regalato qualcosa anche da altre regioni. Da Ponza è arrivata la bottarga, dal Golfo degli Aranci il mirto, ogni ristoratore dell’isola cucinerà e gli studenti dell’alberghiero di Formia invece si occuperanno del servizio ai tavoli”.

Nello stesso giorno a Rimini, per l’apertura della Festa del borgo Sant’Andrea, un’intera strada ospiterà una grande tavolata comunitaria. Il tema scelto è “Dalla Marina al borgo Sant’Andrea: memorie e identità riminese”. “Perché mangiare – scrivono nel loro invito gli organizzatori – non è soltanto mangiare per strada, ma usare la tavolata per raccontare l’identità di un quartiere storico”.

Tra un bicchiere di vino e una tagliatella, una grigliata e un dolce, lo spirito di comunità si riaccende. Come è successo due giorni fa, il 3 ottobre, a Marano Principato (Cosenza). I partecipanti hanno preparato un piatto a base di patate, come ha suggerito la locandina dell’iniziativa. Così, con piccoli gesti semplici, rinasce il piacere di stare insieme, di guardarsi negli occhi e di condividere qualcosa di profondo.

“Sulla nostra isola – fa notare Daniele Coraggio – si parla sempre meno, ci si chiude. Ci piacerebbe tantissimo che per una sera i cellulari venissero spenti. E i cittadini di Ventotene si guardassero negli occhi, si ascoltassero l’un l’altro”.

Ritrovarsi attorno a una tavola nelle piazze delle città è un’iniziativa che nasce a Parigi nel 1999, nel 17° Arrondissement, su iniziativa dell'associazione Paris d'Amis. Nel 2019 i partecipanti in tutto il mondo sono stati 30 milioni, di cui 10 milioni in Francia. Torino, in Italia, è la città che vanta già vent’anni di adesione alla festa dei vicini. Ma a Bologna si è toccato un piccolo record, il 4 ottobre, a San Giorgio di Piano: a tavola si sono seduti sotto i portici in 1.400.

A Roma, al Quarticciolo, alla cena comunitaria, il prossimo 7 ottobre, si arriva dopo tre giorni di laboratorio tra musica e boxe alla palestra popolare. Mentre a Bitti (Nuoro) si è approdati alla cena comunitaria per la prima volta il 3 ottobre. Tra piatti e balli sardi si è festeggiata la Nostra Signora del Miracolo. Quando profano e sacro si incontrano.

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