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Peste, lebbra e altri flagelli biblici tornano fra noi. “Abbiamo perso la capacità di riconoscerli”

Batteri di Yersinia pestis 

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Intervista a Emanuele Nicastri, infettivologo dello Spallanzani. “Sembrano malattie del passato, in realtà non se ne sono mai andate. Ma oggi sono molto rare e per curarle basta un antibiotico”
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Flagelli biblici, morie da medioevo, tragedie da letteratura del secolo scorso. E invece peste e lebbra sono tornate tra noi. “Non se n’erano mai andate in realtà” precisa Emanuele Nicastri, direttore dell’unità di malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Istituto Spallanzani di Roma.

A fine 2025 un focolaio di lebbra aveva coinvolto almeno sei persone in Croazia e Romania. Ora la notizia di una ricercatrice russa misteriosamente morta in Siberia, vicino Irkutsk, di peste polmonare. Lavorava proprio in un laboratorio che manipolava il batterio della malattia. Duecento persone, suoi presunti contatti, sono tenute ora sotto stretto monitoraggio.

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Flagelli biblici, morie da medioevo, tragedie da letteratura del secolo scorso. E invece peste e lebbra sono tornate tra noi. “Non se n’erano mai andate in realtà” precisa Emanuele Nicastri, direttore dell’unità di malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Istituto Spallanzani di Roma.

A fine 2025 un focolaio di lebbra aveva coinvolto almeno sei persone in Croazia e Romania. Ora la notizia di una ricercatrice russa misteriosamente morta in Siberia, vicino Irkutsk, di peste polmonare. Lavorava proprio in un laboratorio che manipolava il batterio della malattia. Duecento persone, suoi presunti contatti, sono tenute ora sotto stretto monitoraggio.

C’è il rischio di una nuova epidemia di lebbra o peste?

“Sono malattie che ci impressionano perché ci rimandano ai libri di storia, a Manzoni o Camus, ma possono essere trattate con dei normali antibiotici. Oggi sappiamo come controllarle. E non è vero che erano state relegate al passato. Sono sempre rimaste fra noi. In Italia vediamo una decina di casi all’anno di lebbra, che è bene chiamare morbo di Hansen per evitare lo stigma. La peste è presente con 5-600 contagi all’anno nel mondo. Alcune decine di persone all’anno si ammalano anche negli Stati Uniti, soprattutto negli stati del Sud e in Florida. Gli altri casi sono localizzati soprattutto in Madagascar, dove qualche anno fa c’è stata una grande epidemia, Perù e Congo, dove ora è presente anche Ebola. In Italia invece non vediamo casi da parecchi anni, ma abbiamo diversi centri di riferimento per la cura del morbo di Hansen, Spallanzani incluso”.

Perché la peste non viene eradicata se è facile curarle?

“L’infezione della peste avviene tramite le pulci dei roditori, mentre il contagio da un essere umano all’altro è più raro e limitato alla forma polmonare. Laddove un animale funge da serbatoio di un patogeno, soprattutto se è comune come i roditori, è sempre possibile che l’infezione ritorni fra noi. Non a caso l’unica infezione eradicata nella storia è stata il vaiolo, che non ha serbatoi animali. Neanche il morbillo ne ha. Se ci si vaccinasse abbastanza, scomparirebbe anche lui”.

Come ci si contagia di peste?

“L’infezione avviene quando la pulce pizzica il paziente. Il batterio inizia a replicarsi nel punto di inoculazione, poi viene drenato verso il linfonodo più vicino. Il linfonodo si gonfia, diventa rosso e dolente e assume la forma di un bubbone. Entriamo nella fase della peste bubbonica, quella più nota e comune. A quel punto il batterio, continuando a circolare nell’organismo, può dar vita a una sepsi. La peste in quel caso diventa sistemica e se non viene trattata si localizza in rapida successione nei polmoni. Da qui, sotto forma di aerosol, il microrganismo può essere trasmesso ad altre persone”.

La ricercatrice russa sembra morta per la forma polmonare.

“Non si hanno notizie ufficiali. Forse si è rotta una provetta nel laboratorio in cui lavorava e lei ha inalato il batterio sotto forma di aerosol. Non so se le persone che sono entrate in contatto con lei hanno già iniziato una terapia antibiotica. Sarebbe una misura di profilassi ragionevole”.

Se la malattia è trattabile perché la ricercatrice è morta?

“Perché stiamo perdendo le competenze per riconoscerla. Si vedono pochi casi di peste o di malattia di Hansen e gli operatori sanitari spesso non pensano a malattie così rare. Può accadere che non adottino le precauzioni per prevenire il contagio e si ammalino anche loro. Nel caso della peste basta una normale mascherina per essere protetti”.

Anche la tubercolosi è una malattia che sembra riemersa dai romanzi e invece sta tornando?

“Il problema è molto diverso. La tubercolosi è presente in Italia con decine di migliaia di casi, mentre peste e morbo di Hansen sono davvero rare”.

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