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Salute mentale, in Senato sì a risoluzione contro la contenzione meccanica per pazienti psichiatrici

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Il voto impegna il governo a monitorare, documentare e superare la pratica che limita del tutto o in parte qualsiasi movimento. “Mai più casi Mastrogiovanni”
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Mai più casi Mastrogiovanni. Mai più, dunque, casi di contenzione meccanica che vìolino i diritti delle persone e non siano giustificati da alcuna necessità, arrivando a causare pure la morte.

Dalla commissione straordinaria per i diritti umani del Senato è arrivato il voto favorevole unanime a una risoluzione che impegna il governo a monitorare quanto prima gli interventi di contenzione meccanica nei Dipartimenti di salute mentale, nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc), nei reparti ospedalieri di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Npia) e nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems); a pubblicare, sul sito del ministero della salute, il report periodico delle attività per il progressivo superamento della contenzione meccanica; a garantire la formazione per gli operatori sanitari sugli esiti fisici e psichici della contenzione meccanica; a stanziare risorse per abbandonare questa pratica.

La contenzione limita o impedisce il movimento …

Mai più casi Mastrogiovanni. Mai più, dunque, casi di contenzione meccanica che vìolino i diritti delle persone e non siano giustificati da alcuna necessità, arrivando a causare pure la morte.

Dalla commissione straordinaria per i diritti umani del Senato è arrivato il voto favorevole unanime a una risoluzione che impegna il governo a monitorare quanto prima gli interventi di contenzione meccanica nei Dipartimenti di salute mentale, nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc), nei reparti ospedalieri di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Npia) e nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems); a pubblicare, sul sito del ministero della salute, il report periodico delle attività per il progressivo superamento della contenzione meccanica; a garantire la formazione per gli operatori sanitari sugli esiti fisici e psichici della contenzione meccanica; a stanziare risorse per abbandonare questa pratica.

La contenzione limita o impedisce il movimento volontario di una persona in cura attraverso fasce, cinture, spondine e farmaci con l’obiettivo di evitare che faccia male a se stesso o agli altri. Ma è una misura di ultima istanza per situazioni di assoluta emergenza e pericolo imminente. Non un atto terapeutico né riabilitativo, ma un intervento estremo.

Il caso Mastrogiovanni

La risoluzione, di cui è relatore il senatore del Pd Filippo Sensi, ricorda infatti l’articolo 13 della Costituzione sull’inviolabilità della libertà personale ma pure la sentenza di Cassazione, che ribadisce come la contenzione sia accettabile solo in caso di pericolo e non come precauzione, emessa dopo la morte, il 31 luglio del 2009 dopo 87 ore continuative legato a un letto e sotto farmaci di Franco Mastrogiovanni, nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo di Lucania.

E poi ci sono le pronunce della Cedu che vietano trattamenti inumani e degradanti che hanno visto l’Italia condannata nel caso di Matteo Lavorgna, un diciannovenne sedato e costretto a letto per 8 giorni nel reparto psichiatrico di un ospedale. E ancora le Convenzioni Onu e le denunce del Comitato europeo per la prevenzione della tortura. E, per venire all’Italia, le raccomandazioni arrivate nel 2010 dalla Conferenza delle Regioni per superare la contenzione meccanica, i pareri del comitato di bioetica, i tavoli tecnici aperti al ministero della Salute da Roberto Speranza prima e Orazio Schillaci poi.

I numeri del trattamento

Nelle precedenti indagini della Commissione straordinaria per i diritti umani era emerso come i casi di contenzione meccanica fossero poco documentati, estremamente variabili sul territorio nazionale sia per la durata che per il numero degli episodi. In assenza di un registro a livello nazionale che monitori il ricorso a tale pratica nelle diverse Regioni, si era appreso che nel giugno 2021 si registravano in tutta Italia 20 Servizi psichiatrici “no restraint”, cioè a contenzione zero, su un totale di 328, circa il 6%. E che in quelli dell’Emilia Romagna, monitoraggio, indicazione e formazione del personale avevano funzionato, passando dai 972 episodi del 2011 ai 212 nel 2023.

Da qui l’urgenza di una risoluzione che ora responsabilizza il governo a contare le contenzioni, diffonderne i numeri e agire perché trattamenti degradanti e a rischio non ci siano mai più.

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