✕

Amanda Knox, quindici anni dopo l’assoluzione: il selfie davanti al tribunale di Perugia

Su X il selfie di Amanda Knox davanti al tribunale di Perugia 

Ascolta l'audio

Su X la statunitense pubblica anche un’immagine con don Saulo, il cappellano del carcere e dice: “Ho attraversato Venezia, Milano e Roma a testa alta”
1 minuti di lettura

Un selfie davanti al tribunale di Perugia. Amanda Knox lo ha pubblicato su X a quindici anni dall’assoluzione in appello per l’omicidio di Meredith Kercher, la sentenza che la fece uscire dal carcere. È il palazzo dove si celebrarono i dibattimenti di primo e secondo grado. «Ho visitato anche il tribunale dove sono stata condannata a 26 anni, dove folle di locali scandivano “Vergogna” quando sono stata assolta», ha scritto Knox, riferendosi a uno dei suoi ritorni in Italia. E ancora: «Ho attraversato Venezia, Milano e Roma a testa alta».

Il ritratto di Amanda con don Saulo, il cappellano del carcere di Perugia all'epoca della sua detenzione 

Tra i ricordi postati c’è un’altra foto. Lei con don Saulo, cappellano del carcere di Perugia negli anni della sua detenzione. Knox lo presenta così: «Il prete che mi ha tenuto per mano in quegli anni quando la mia famiglia non poteva». L’anniversario è…

Un selfie davanti al tribunale di Perugia. Amanda Knox lo ha pubblicato su X a quindici anni dall’assoluzione in appello per l’omicidio di Meredith Kercher, la sentenza che la fece uscire dal carcere. È il palazzo dove si celebrarono i dibattimenti di primo e secondo grado. «Ho visitato anche il tribunale dove sono stata condannata a 26 anni, dove folle di locali scandivano “Vergogna” quando sono stata assolta», ha scritto Knox, riferendosi a uno dei suoi ritorni in Italia. E ancora: «Ho attraversato Venezia, Milano e Roma a testa alta».

Il ritratto di Amanda con don Saulo, il cappellano del carcere di Perugia all'epoca della sua detenzione 

Tra i ricordi postati c’è un’altra foto. Lei con don Saulo, cappellano del carcere di Perugia negli anni della sua detenzione. Knox lo presenta così: «Il prete che mi ha tenuto per mano in quegli anni quando la mia famiglia non poteva». L’anniversario è quello del 3 ottobre 2011. Quel giorno la Corte d’assise d’appello di Perugia assolse Knox e Raffaele Sollecito «per non aver commesso il fatto». In primo grado, il 5 dicembre 2009, erano stati condannati a 26 e 25 anni. Knox lasciò la cella dove era entrata il 6 novembre 2007.

Le tappe

Meredith Kercher, studentessa inglese di 21 anni, fu uccisa la sera del 1° novembre 2007 a Perugia, nella casa di via della Pergola. Cinque giorni dopo, gli arresti: Knox, Sollecito e Patrick Lumumba. Lumumba, accusato da Knox, era estraneo. Restò in carcere 14 giorni. Per il delitto c’è un solo condannato: Rudy Guede. Sedici anni con rito abbreviato, definitivi dal 16 dicembre 2010.

L’assoluzione del 2011 non chiuse la vicenda, la Cassazione la annullò nel 2013. Il 30 gennaio 2014, a Firenze, l’appello bis condannò di nuovo: 28 anni e sei mesi a Knox, 25 a Sollecito. Il 27 marzo 2015 l’ultima parola della Suprema corte: annullamento senza rinvio, assoluzione definitiva per entrambi.

Restava la calunnia a Lumumba. Tre anni, già scontati. Nel 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo riconobbe la violazione dei diritti di difesa di Knox durante gli interrogatori. La Cassazione riaprì il procedimento e lo rinviò a Firenze, limitatamente al memoriale scritto a mano dall’americana il 6 novembre 2007. Il 5 giugno 2024 la condanna fu confermata. Il 23 gennaio 2025 la prima sezione della Cassazione l’ha resa definitiva.

L’ultimo capitolo riguarda Guede. Libero dal novembre 2021, è di nuovo imputato: davanti al tribunale di Viterbo risponde di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni nei confronti di una ex fidanzata. A maggio la donna, 26 anni, ha confermato le accuse in aula. Il processo è ancora in corso.

Leggi i commenti