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“Ci siamo trasferiti a Vigevano, con i soldi che ho speso a Milano avrei preso un monolocale”

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Quando è nato suo figlio Elisa Macellari e il marito hanno cercato qualcosa di più grande: “Una soluzione in città era impossibile”
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MILANO – «Milano? Se la dovessi disegnare sarebbe proprio una “sciura” sobriamente vestita di scuro, con un elegante filo di perle. Una signora che sembra low profile, ma che in realtà ti guarda dall’alto in basso».

Diciamo che lasciare la metropoli non è stata una scelta troppo sofferta per Elisa Macellari, illustratrice di Perugia, che all’ombra della Madonnina — anzi, in verità ben lontana da quella centralissima ombra — è arrivata nel 2007 per andarsene poi nel 2020, causa arrivo di un figlio, ristrettezze immobiliari e larghezze economiche non più accettabili. E dunque eccola adesso a Vigevano, che da Milano dista trenta chilometri, ma soprattutto qualche migliaio di euro al metro quadro, senza troppi rimpianti: «Abbiamo comprato una cas…

MILANO – «Milano? Se la dovessi disegnare sarebbe proprio una “sciura” sobriamente vestita di scuro, con un elegante filo di perle. Una signora che sembra low profile, ma che in realtà ti guarda dall’alto in basso».

Diciamo che lasciare la metropoli non è stata una scelta troppo sofferta per Elisa Macellari, illustratrice di Perugia, che all’ombra della Madonnina — anzi, in verità ben lontana da quella centralissima ombra — è arrivata nel 2007 per andarsene poi nel 2020, causa arrivo di un figlio, ristrettezze immobiliari e larghezze economiche non più accettabili. E dunque eccola adesso a Vigevano, che da Milano dista trenta chilometri, ma soprattutto qualche migliaio di euro al metro quadro, senza troppi rimpianti: «Abbiamo comprato una casa di circa 110 metri quadri, a cento metri da piazza Ducale, con due bagni, una grande cucina, una camera per nostro figlio e una per noi, nonché uno studio ricavato nell’ingresso. Pagata 165 mila euro».

E a Milano, invece? «Quando ci sono arrivata da Torino era per vivere assieme a quello che è adesso mio marito. Lui, che si chiama Luca Pozzi ed è artista, aveva uno studio in piazza Abbiategrasso», zona periferica della città «e ci siamo installati in questo seminterrato, senza cucina e con un bagno condominiale. Come in campeggio, insomma; eravamo giovani, e quella che doveva essere una soluzione provvisoria è durata un paio d’anni». Una bohème allo zafferano che si interrompe «quando trovo lavoro in una galleria d’arte contemporanea come assistente. La nostra scalata sociale — ride — è stata passare dal seminterrato al primo piano del palazzo di fronte».

Poi, mentre gli anni passano e le carriere si consolidano, «ci siamo avvicinati alla circonvallazione», che per i milanesi è la doppia linea di demarcazione — c’è la circonvallazione interna e quella esterna — tra la città “ricca” e la sua ampia periferia, «ma naturalmente sempre restandone fuori». Saranno allora il lavoro di illustratrice e 75 metri quadri in via Giovanni da Cermenate, uno stradone che porta verso l’autostrada per Genova con contratto 4+4. Poi il Covid, la gravidanza e la pandemia vissute in quei 75 metri quadri, «muri compresi, ma soprattutto l’arrivo di un bambino che ti mette addosso anche responsabilità che magari prima non ti sentivi di prendere».

Sirio è nato nel 2020 e «nel ’21, ci è scaduto il contratto d’affitto e abbiamo colto la palla al balzo». Anche perché nel frattempo una certa sicurezza economica era arrivata: «Questi anni sono andati piuttosto bene, sono appena uscita dal regime forfettario della partita Iva, che si applica finché si fatturano meno di 85 mila euro». Ceto medio, «totalmente, anche perché le famiglie di partenza non erano con grandi possibilità: quello che abbiamo costruito ce lo siamo fatti da noi, non abbiamo avuto incentivi iniziali».

Ma non abbastanza medio per Milano: «Per una soluzione familiare, con una casa abbastanza grande per avere uno studio e una camera per il bambino, la città era improponibile. O case troppo piccole o zone veramente troppo periferiche, pensando alla logistica dell’asilo».

La decisione è infatti quella di comprare casa e la prima scelta, come spesso succede, cade proprio su quella dove si è già in affitto. «Ma chiedevano più di 300 mila euro per 60 metri quadri e non avevamo neanche la cameretta: non avrebbe avuto senso». Si guarda altrove, allora, prima a Baggio — quartiere periferico di Milano — «la casa che avevamo trovato, ristrutturata benissimo, sarebbe stata una soluzione accettabile anche se eravamo fuori, ma ci è sparita da sotto il naso perché l’agente non ci aveva detto che nel frattempo c’era un’altra trattativa in corso» — e poi fuori città.

«La famiglia di mio marito ha legami con la Brianza. Ma anche lì, a Monza per esempio, prezzi davvero alti e poi quella zona non fa per me. Così abbiamo allargato ancora la ricerca e siamo arrivati a Vigevano, dove c’erano case bellissime e prezzi immobiliari forse a un minimo storico comunque imbarazzanti se confrontati a quelli di Milano».

Sul perché di un’offerta così conveniente, Elisa ha le sue idee: «Il settore della calzatura, che era fondamentale per quella cittadina, è finito per la concorrenza cinese. E poi Vigevano, a differenza di molti posti in Brianza, non è collegata benissimo con Milano. C’è circa un treno all’ora e ci vogliono almeno 35 minuti di viaggio. Insomma, non è detto che vada bene per i pendolari, ma per noi che spesso lavoriamo a casa e non dobbiamo andare a Milano tutti i giorni va benissimo. Tanto le cose estemporanee, con un bambino, non si fanno più come prima».

Una scelta obbligata, quella di lasciare Milano, ma che non provoca nessun rimpianto: «Vengo da una piccola città e ho sempre cercato città grandi perché volevo una dimensione più cosmopolita, che mi offrisse cultura, musei, concerti e tutto il resto. Ma a Milano ho fatto veramente fatica. All’inizio ero comunque un po’ perplessa all’idea di lasciarla, ma quello che ho trovato qua è nettamente superiore. Per me è soddisfazione pura, specie con un bambino: in città, solo per portarlo a un parchetto, dovevo farmi 20 minuti a piedi col passeggino su marciapiedi poco agibili, a Vigevano in tre minuti siamo sui prati del Castello Sforzesco, in centro. Qui tutto è a dimensione umana».

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