Gimbe, la sanità pubblica perde 18,8 miliardi: crescono costi, assicurazioni e rinunce alle cure
di Michele BocciLa sanità in questi anni ha avuto meno soldi di quelli che sarebbero serviti per mantenere in buona salute il sistema pubblico. A dirlo è la fondazione Gimbe, il gruppo guidato da Nino Cartabellotta che da anni utilizza i dati di varie fonti, da Istat al ministero alla Salute, dall’Ocse al Mef, per allestire un suo studio e dare un quadro dei servizi di assistenza nel nostro PAese. Oggi alla Camera Cartabellotta ha presentato le sue slide con le informazioni raccolte nei mesi scorsi e li ha fatti discutere dai politici di vari schieramenti.
“Finanziamento ridotto”
Siamo nel periodo di preparazione della manovra, e le Regioni e il ministro alla Salute Orazio Schillaci hanno chiesto un incremento del fondo sanitario nazionale per il 2027 di circa 6,5 miliardi. E proprio il tema dei soldi è uno di quelli affrontati da Gimbe. Il discorso è sempre quello del rapporto tra il Fondo sanitario nazionale, che finanzia l’assistenza nelle Regioni, e il Pil. L’Italia, come è noto, ha una percentua…
La sanità in questi anni ha avuto meno soldi di quelli che sarebbero serviti per mantenere in buona salute il sistema pubblico. A dirlo è la fondazione Gimbe, il gruppo guidato da Nino Cartabellotta che da anni utilizza i dati di varie fonti, da Istat al ministero alla Salute, dall’Ocse al Mef, per allestire un suo studio e dare un quadro dei servizi di assistenza nel nostro PAese. Oggi alla Camera Cartabellotta ha presentato le sue slide con le informazioni raccolte nei mesi scorsi e li ha fatti discutere dai politici di vari schieramenti.
“Finanziamento ridotto”
Siamo nel periodo di preparazione della manovra, e le Regioni e il ministro alla Salute Orazio Schillaci hanno chiesto un incremento del fondo sanitario nazionale per il 2027 di circa 6,5 miliardi. E proprio il tema dei soldi è uno di quelli affrontati da Gimbe. Il discorso è sempre quello del rapporto tra il Fondo sanitario nazionale, che finanzia l’assistenza nelle Regioni, e il Pil. L’Italia, come è noto, ha una percentuale più bassa di altri Paesi. Gimbe fa notare che nel 2022, quando il fondo valeva 125,4 miliardi, il rapporto era del 6,27%. Negli anni successivi il fondo è salito, fino ai 142,9 miliardi del 2026, ma il rapporto con il Pil è stato più basso. Ecco, se fosse rimasto allo stesso livello, ai 17,5 miliardi di aumento se ne sarebbero aggiunti, dice Gimbe, 18,8 miliardi. “Il finanziamento nominale è certamente aumentato – spiega Cartabellotta – ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al SSN. È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il SSN avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto tra il Fondo e il Pil del 2022”. Inoltre, c’è da considerare l’inflazione e l’invecchiamento della popolazione.
La spesa sanitaria cresce
Il tutto mentre la spesa sanitaria, diventa sempre più alta rispetto al fondo, cosa che costringe le Regioni a mettere loro risorse per coprire la differenza ed evitare così di andare in rosso. Il Dpfp 2026 approvato il 2 ottobre scorso, prevede una spesa in calo nei prossimi anni. E così, nel triennio 2027-2029 si allargherà la forbice tra previsioni di spesa ed entità del fondo sanitario. Passerà infatti da 7,6 miliardi nel 2027 a 10,7 miliardi nel 2028, fino a 14 miliardi nel 2029. La sanità costa quindi di più rispetto al fondo che la finanzia. “Il nodo - dice ancora Cartabellotta - è capire con quali risorse verrà colmato questo divario. In assenza di ulteriori stanziamenti, ricadrà interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini”.
Sempre più numerosi gli assicurati
Se la spesa privata delle famiglie cala (è scesa di 434 milioni tra 2024 e 2025), come dice Istat, aumentano le spese per le assicurazioni sanitarie, che passano da 4,69 miliardi a 5,29 miliardi. “Se il servizio pubblico arretra – commenta Cartabellotta – fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura. Servono regole, trasparenza e vigilanza affinché la sanità integrativa completi le tutele del servizio sanitario, senza sostituirle né ampliare le diseguaglianze”.
Troppo pochi infermieri
Tra gli altri dati che vengono estrapolati da Gimbe, ci sono quelli di Istat sui 5,8 milioni di persone che nel 2024 hanno rinunciato almeno a una visita o a un esame, e quelli dell’Ocse sul personale. Gli infermieri sono 6,9 ogni 1.000 abitanti contro i 9,7 della media Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Tuttavia, dei 407.750 infermieri censiti, almeno 79.926 (quasi il 20%) non lavorano per il servizio sanitario pubblico. I medici invece non mancano in assoluto, ma soffrono di carenze in certe specialistiche.