Mario Ragnedda è indagato per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie Nicolina Giagheddu. È il padre di Emanuele Ragnedda, l’uomo che ha ucciso Cinzia Pinna, la barista di 34 anni uccisa nel 2025 ad Arzachena, in Gallura.
Nel settembre scorso Giagheddu ha presentato alla procura di Tempio Pausania una querela. “Il coraggio di parlare me lo ha dato Cinzia, ho lasciato mio marito e ho raccolto tutte gli episodi di violenza in 30 anni di matrimonio”, ha spiegato a Repubblica Nicolina Giagheddu, in un’intervista in cui ha raccontato l’incubo della sua vita matrimoniale e in cui ha annunciato il percorso giudiziario contro il coniuge.
Il marito, imprenditore del vino, qualche ora dopo le dichiarazioni della moglie aveva etichettato come “false” le …
Mario Ragnedda è indagato per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie Nicolina Giagheddu. È il padre di Emanuele Ragnedda, l’uomo che ha ucciso Cinzia Pinna, la barista di 34 anni uccisa nel 2025 ad Arzachena, in Gallura.
Nel settembre scorso Giagheddu ha presentato alla procura di Tempio Pausania una querela. “Il coraggio di parlare me lo ha dato Cinzia, ho lasciato mio marito e ho raccolto tutte gli episodi di violenza in 30 anni di matrimonio”, ha spiegato a Repubblica Nicolina Giagheddu, in un’intervista in cui ha raccontato l’incubo della sua vita matrimoniale e in cui ha annunciato il percorso giudiziario contro il coniuge.
Il marito, imprenditore del vino, qualche ora dopo le dichiarazioni della moglie aveva etichettato come “false” le sue parole. Per la procura di Tempio Pausania invece non sarebbe così, almeno al momento e gli inquirenti sono al lavoro per accertare eventuali altri reati connessi ai maltrattamenti.
Una decina di testimoni è stata già sentita, compresa la stessa Nicolina Giagheddu. La donna, proprietaria terriera, ha ricostruito le botte, le minacce con la pistola, le vessazioni e le umiliazioni. “Mi rinchiudeva in casa e mi colpiva alla testa se non facevo quello che diceva lui”, ha raccontato Nicolina Giagheddu. Alla polizia, che conduce le indagini, sono stati consegnati anche alcuni audio.
Nicolina Giagheddu, subito dopo l’arresto di Emanuele Ragnedda, aveva deciso di ripudiare il figlio e non è mai andata a trovarlo in carcere. Avrebbe voluto, invece, incontrare la famiglia di Cinzia Pinna, alla quale devolverà la somma ricavata dalla vendita di Conca Entosa, la tenuta in cui Cinzia è stata uccisa.
In un video, consegnato a Repubblica, dopo avere denunciato il marito ha lanciato un appello a tutte le donne vittime di violenze e ha chiesto al figlio, ancora una volta, di dire tutta la verità sul femminicidio. “Qualcuno – sostiene la donna – lo ha aiutato a nascondere il cadavere di Cinzia”.