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Veleno, uno dei protagonisti scrive a Mattarella: “Chiedo che venga riconosciuta la mia innocenza”

Federico Scotta, coinvolto nell’inchiesta sui “Diavoli della Bassa”, ha scontato 11 anni di carcere, e ora vorrebbe incontrare il capo dello Stato per ottenere una riabilitazione morale. “Inchieste giornalistiche e evidenze scientifiche hanno dimostrato l'assoluta infondatezza delle tesi accusatorie di allora”
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Veleno non finisce mai.

La storia dei “Diavoli della Bassa”, un incubo nato alla fine degli anni 90, continua ad avere seguiti, strisce di dolore che arrivano fino a oggi. Una tragedia che Repubblica ha raccontato, gettando una nuova luce sull’inchiesta, attraverso il podcast firmato da Pablo Trincia.

L’ultima traccia è scritta nella lettera che uno dei protagonisti di allora, Federico Scotta, ha inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una lettera in cui chiede un incontro per ottenere dallo Stato quella che definisce una “riabilitazione morale”, dopo un calvario che per lui dura da quasi 30 anni, e che – come scrive – ha distrutto la sua vita e quella della sua famiglia.

Veleno, nel 1997 un bambino venne tolto ai genitori accusati di pedofilia: l'abbraccio dopo 23 anni

L’inchiesta sui Diavoli della Bassa

Ma riavvolgiamo per un attimo il nastro. È …

Veleno non finisce mai.

La storia dei “Diavoli della Bassa”, un incubo nato alla fine degli anni 90, continua ad avere seguiti, strisce di dolore che arrivano fino a oggi. Una tragedia che Repubblica ha raccontato, gettando una nuova luce sull’inchiesta, attraverso il podcast firmato da Pablo Trincia.

L’ultima traccia è scritta nella lettera che uno dei protagonisti di allora, Federico Scotta, ha inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una lettera in cui chiede un incontro per ottenere dallo Stato quella che definisce una “riabilitazione morale”, dopo un calvario che per lui dura da quasi 30 anni, e che – come scrive – ha distrutto la sua vita e quella della sua famiglia.

Veleno, nel 1997 un bambino venne tolto ai genitori accusati di pedofilia: l'abbraccio dopo 23 anni

L’inchiesta sui Diavoli della Bassa

Ma riavvolgiamo per un attimo il nastro. È il 1997 quando un bambino di 7 anni, tolto alla famiglia in grave difficoltà economica, racconta alle assistenti sociali degli episodi avvenuti in casa. Risultato: parte un’inchiesta che porterà altri minori a fare, a catena, ammissioni simili. Si arriva così a ipotizzare l'esistenza di una setta satanica di pedofili e al conseguente allontanamento di sedici bambini dai loro genitori, nei comuni di Mirandola e Massa Finalese, in provincia di Modena. Arrivano le condanne, come quella di Federico Scotta: a lui e e a sua moglie tolgono tre figli piccoli, di cui uno direttamente in sala parto. Sconterà 11 anni di carcere.

I metodi e la ritrattazione

Ma secondo successivi studi scientifici, perizie tecniche, ritrattazioni dei protagonisti e pronunciamenti della stessa magistratura, per intervistare i minori furono utilizzate tecniche di ascolto e interrogatorio fortemente suggestive (il cosiddetto "disvelamento progressivo") che finirono per influenzare e plasmare i ricordi dei bambini, portandoli a descrivere scenari di sacrifici umani, messe nere e delitti di cui non è mai stata trovata traccia o riscontro.

Il bimbo che per primo parlò di abusi, Davide Galliera, ha ammesso di avere inventato tutto, costretto da psicologi e assistenti sociali a raccontare violenze in realtà mai avvenute. La sua storia è diventata anche un libro: “Io, bambino zero”.

Veleno, parla il "bambino zero": "Erano tutte bugie, fui costretto a inventare gli abusi sessuali"

La lettera

“Nonostante la verità storica e sociale sia ormai palese – scrive oggi Scotta – , i rigidi binari della giustizia ordinaria non hanno permesso una formale revisione del mio processo, lasciandomi addosso il peso insostenibile di una condanna ingiusta e la ferita insanabile di una paternità negata dallo Stato”.

E ancora: “Signor Presidente, la richiesta di poterla incontrare non è mossa da un desiderio di vendetta, ma dal profondo e insopprimibile bisogno di consegnare nelle sue mani la richiesta di un atto di giustizia riparativa e di riabilitazione morale. Desidero guardare negli occhi l'Istituzione che lei rappresenta per chiederle di riconoscere, anche solo sul piano umano e morale, l’immenso errore sistemico di cui sono stato vittima”.

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