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Max Parisi negli Usa per il farmaco che ruba tempo al cancro. “Portatelo anche in Italia”

La storia dello speaker di Rmc e della sua lotta contro il tumore al pancreas: un mese della nuova terapia costa 39mila dollari. L’oncologa: “Raddoppiata la sopravvivenza, da sei mesi a tredici. Un grande successo”
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Ha battuto un colpo nella cura di uno dei tumori più difficili da contrastare, quello al pancreas. Un colpo bello pesante, che non rappresenta ancora una soluzione decisiva, ma apre uno spiraglio di speranza per sviluppi futuri. Il Rasonque, il cui principio attivo è il doraxonrasib, è oggi in cima ai pensieri di molti oncologi e soprattutto di tutti i malati e delle loro famiglie perché ha allungato la sopravvivenza per uno dei cancri definiti “big killers”. In Italia, e in Europa, però, non è ancora a disposizione delle strutture pubbliche, perché l’azienda produttrice non ha ancora avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione nel nostro continente. Si può reperire, quindi, solo a pagamento e qualcuno, come il conduttore di Radio Monte Carlo Max Parisi, è andato negli Usa per comprarlo. Ogni mese di terapia costa 39 mila dollari.

Il doraxonrasib è stato autorizzato dalla Fda americana il 26 agosto scorso, dopo che l’azienda produttrice, la Revolution Medicines, ha presentato uno stu…

Ha battuto un colpo nella cura di uno dei tumori più difficili da contrastare, quello al pancreas. Un colpo bello pesante, che non rappresenta ancora una soluzione decisiva, ma apre uno spiraglio di speranza per sviluppi futuri. Il Rasonque, il cui principio attivo è il doraxonrasib, è oggi in cima ai pensieri di molti oncologi e soprattutto di tutti i malati e delle loro famiglie perché ha allungato la sopravvivenza per uno dei cancri definiti “big killers”. In Italia, e in Europa, però, non è ancora a disposizione delle strutture pubbliche, perché l’azienda produttrice non ha ancora avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione nel nostro continente. Si può reperire, quindi, solo a pagamento e qualcuno, come il conduttore di Radio Monte Carlo Max Parisi, è andato negli Usa per comprarlo. Ogni mese di terapia costa 39 mila dollari.

Il doraxonrasib è stato autorizzato dalla Fda americana il 26 agosto scorso, dopo che l’azienda produttrice, la Revolution Medicines, ha presentato uno studio multicentrico svolto negli stessi Usa, in Giappone e in alcuni Paesi europei, tra i quali l’Italia. Quando i dati sono stati illustrati, al congresso mondiale di oncologia Asco, a Chicago c’è stata una standing ovation. Chiara Cremolini è professoressa ordinaria di Oncologia medica a Pisa e il suo è uno dei centri italiani nei quali è stata fatta la sperimentazione, su venti pazienti. «Si tratta di una cosiddetta “target teraphy” – spiega la dottoressa, che è anche nel consiglio direttivo di Aiom, l’associazione italiana oncologia medica – È un Ras inibitore, nel senso che blocca la proteina che fa crescere il tumore al pancreas. Si lavora da tempo su medicinali di questo tipo ma fino ad ora avevano effetti collaterali molto pesanti. Il doraxonrasib invece è tollerabile, può dare problemi che si possono affrontare». Il farmaco è stato testato su malati che avevano già metastasi e venivano da un ciclo di chemioterapia che aveva smesso di dare risultati. «Si tratta di pazienti con malattia avanzata, si è studiato il medicinale come seconda linea di trattamento – dice sempre Cremolini – Abbiamo visto raddoppiare il tempo di sopravvivenza, da circa 6 mesi a 13. Si tratta di un grande successo, fino ad ora non si era riusciti mai a spostare i tempi». Potrebbero esserci nuovi sviluppi, si spera positivi. «Ora inizia uno studio per capire in che modo funziona come prima linea di trattamento, al posto della chemioterapia. Speriamo che intanto l’azienda faccia la richiesta per l’approvazione in Europa e avvii un programma per farcelo avere gratuitamente per le cure compassionevoli, così ci leverebbe dall’imbarazzo di questa situazione insostenibile». Aifa sta provando a trattare proprio per l’uso compassionevole, che si ha quando un’azienda mette a disposizione gratuitamente per alcuni pazienti un farmaco non ancora autorizzato.

A parte coloro che hanno partecipato alla sperimentazione, tra i primi italiani a provare il doraxonrasib c’è anche Max Parisi, che ha raccontato pubblicamente del suo cancro al pancreas fin da quando è comparso, circa due anni fa. In Italia non è riuscito a trovare la medicina e così è andato negli Usa, da dove proviene sua moglie e dove ha una casa. «Al San Raffaele, dove mi hanno operato e poi seguito, mi avevano dato due mesi di vita a fine luglio, attivando la terapia del dolore – racconta dalla California – Il 16 settembre ho preso il medicinale, praticamente quando è cominciata la crisi epatica che, avevano detto i medici, avrebbe segnato la mia fine. Sono rimasto impressionato perché dopo 24 ore ho come sentito cambiare la forma di dolore. Non so spiegarlo, ma è diventata come più rotonda. Nei giorni successivi la crisi epatica è rientrata, il dolore è calato. Dopo 14 giorni ho fatto una visita di controllo e si è deciso di fare a meno della morfina. Tra una settimana ho una tac, ma sento che il tumore spinge meno sugli organi».

Parisi e la moglie hanno raccolto soldi da amici e ascoltatori per comprare il farmaco. «Abbiamo raggiunto i 120 mila euro. Quando finiranno? Vediamo, magari mi aiuterà mio padre, un modo lo troveremo». Di certo, non si aspettava un miglioramento repentino. «Ero scettico, non perché non credo nella scienza, però ero a un quarto stadio, quindi terminalissimo. Speravo di arrivare almeno al mio compleanno, il 9 novembre. E invece adesso ho una prospettiva che guarda oltre i due mesi e, lo dico con prudenza e scaramanzia, spero di andare ancora avanti per un po’».

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