Peste in Siberia, resta il mistero. Perché lo scenario del bioterrorismo non può essere escluso
di Elena DusiI ricordi del passato, con i programmi di guerra batteriologica condotti ai tempi dell’Unione Sovietica, non aiutano a restare tranquilli. La mancanza di trasparenza con cui Mosca sta gestendo la vicenda neanche. I dettagli della morte della ricercatrice russa Darya Shipilova, 28 anni, avvenuta a Irkutsk in Siberia il 2 ottobre per una “polmonite di origine sconosciuta” sono pezzi di un puzzle privi di ogni possibile incastro. E sia pur per negarla, il presidente americano Trump ieri ha indicato con precisione quale sia la paura di molti.
“Non penso che l’incidente sia legato ad armi biologiche” ha detto il capo della Casa Bianca. Che Mosca abbia ripreso il suo programma di guerra batteriologica iniziato durante la guerra fredda era stato in realtà il sospetto di molti con l’arrivo delle notizie da Irkutsk.
I ricordi del passato, con i programmi di guerra batteriologica condotti ai tempi dell’Unione Sovietica, non aiutano a restare tranquilli. La mancanza di trasparenza con cui Mosca sta gestendo la vicenda neanche. I dettagli della morte della ricercatrice russa Darya Shipilova, 28 anni, avvenuta a Irkutsk in Siberia il 2 ottobre per una “polmonite di origine sconosciuta” sono pezzi di un puzzle privi di ogni possibile incastro. E sia pur per negarla, il presidente americano Trump ieri ha indicato con precisione quale sia la paura di molti.
“Non penso che l’incidente sia legato ad armi biologiche” ha detto il capo della Casa Bianca. Che Mosca abbia ripreso il suo programma di guerra batteriologica iniziato durante la guerra fredda era stato in realtà il sospetto di molti con l’arrivo delle notizie da Irkutsk.
Le preoccupazioni degli scienziati
“Ad ammalarsi è stata una persona che lavorava con la peste, un patogeno presente in natura, ma che è anche in cima alla lista delle potenziali armi biologiche, in un paese con precedenti di ricerca in questo settore. Questo solleva delle preoccupazioni” ha scritto Jennifer Nuzzo, direttrice del Pandemic Center della Brown University negli Stati Uniti, in un “resoconto speciale” apparso subito dopo il decesso di Shipilova.
La morte della ricercatrice è stata seguita, secondo notizie di stampa frammentarie, dalla chiusura di diversi reparti nell’ospedale in cui la donna aveva trascorso gli ultimi giorni e da imponenti misure di contenimento per le circa 200 persone entrate in contatto con lei.
Nonostante questo, riportavano ieri altre fonti non confermate, una seconda persona sarebbe morta a Irkutsk con sintomi di polmonite.
Lo scenario del batterio manipolato
Il batterio della peste però, ancora diffuso con 5-600 contagi ogni anno nel mondo, oggi è contrastabile con un normale ciclo di antibiotici. E la stessa Oms ha spiegato che il rischio di una pandemia causata da Yersinia pestis è pressoché nullo. Il perché di tante misure di contenimento, e la presunta morte di una seconda persona nonostante le precauzioni, resta dunque un mistero.
Mosca ripete che non è stato il batterio Yersinia pestis la causa del decesso di Shipilova. E la precisazione apre due scenari. O la malattia della ragazza è stata provocata da un microrganismo sconosciuto (la “polmonite di origine ignota” citata dalle autorità russe ha un’assonanza con l’emergere del Covid). O nel laboratorio di Irkutsk, vicino al confine con la Mongolia, il batterio della peste era stato manipolato per diventare più pericoloso.
L’inserzione di nuovi geni in Yersinia pestis potrebbe aumentare la sua contagiosità, permettendogli ad esempio di diffondersi più rapidamente tramite le vie aeree. Oppure potrebbe renderlo resistente agli antibiotici, impedendo alle cure attuali di funzionare.
I sospetti delle intelligence
La rivista scientifica Bmj ha citato Ashish Jha, l’esperto di biosicurezza che ha coordinato la risposta al Covid per la Casa Bianca, secondo cui “l’intelligence americana ha confermato che la Russia ha un programma attivo di guerra biologica”. E Raina MacIntyre, epidemiologa che insegna Biosicurezza Globale all’università del Nuovo Galles del Sud, si è chiesta in un’intervista per l’Australian Science Media Centre: “Non sappiamo se nell’incidente sia coinvolto un ceppo geneticamente modificato o se si tratti di un patogeno del tutto nuovo. Le precauzioni e la risposta di salute pubblica sono state però imponenti”.
I programmi sovietici di guerra batteriologica
L’Istituto di ricerca per il controllo della peste in Siberia e nel lontano est era stato aperto a Irkutsk nel 1934 per controllare la malattia, che circola nella fauna locale. Col tempo aveva iniziato a studiare anche colera, antrace e virus trasmessi dalle zanzare.
Non è chiaro se facesse parte del programma di guerra batteriologica di cui nel 1992 Boris Yeltsin ammise l’esistenza, tramite un programma di ricerca chiamato Biopreparat. Anche la morte di 64 persone a Ekaterinburg, nell’aprile del 1979, era stata causata da una fuga di antrace da un laboratorio segreto. Subito dopo la rivelazione comunque il presidente russo decise di smantellare ogni attività di ricerca sui microrganismi pericolosi.
“Secondo alcuni governi però, incluso quello americano, la Russia continua a portare avanti una ricerca su armi biologiche con finalità offensive” scrive Nuzzo. “Alcuni tipi di ricerca in questo senso possono rendere patogeni come la peste più virulenti”.
La richiesta di trasparenza dell’Oms
Molto probabilmente le ansie dei ricercatori sono infondate. La mancanza di informazioni però sta alimentando la paura. Maria Van Kerkhove, che all’Oms lavora come direttrice per la gestione di epidemie e pandemie, ha ammesso di non sapere quale agente patogeno abbia causato la morte della giovane ricercatrice.
“Abbiamo bisogno di più informazioni” ha chiesto. Quanto avremo tutti i pezzi del puzzle, e ognuno sarà andato al suo posto, scopriremo si spera che le nostre ansie erano solo fantasie esagerate.