Non solo una questione di sfortuna, né un fatto puramente accidentale: nella morte di Matteo Franzoso, lo sciatore azzurro rimasto vittima un anno fa di una caduta in allenamento sulle piste di La Parva, in Cile, potrebbe avere avuto un ruolo anche la negligenza dei tecnici della nazionale di sci alpino. A metterlo nero su bianco, per la prima volta, è il provvedimento di archiviazione dell’indagine sulla tragedia del procuratore federale della Fisi, che ipotizza la pista e l’area dell’incidente non fossero «conformi ai criteri di sicurezza richiesti per allenamenti ad alta velocità». Un paradosso su carta, trattandosi allo stesso tempo del primo documento a considerare più responsabilità nel caso e insieme archiviare le proprie conclusioni, che potrebbe però comunque valere una svolta. Se i genitori dell’atleta lo considerano la prova «di responsabilità che devono essere accertate», il provvedimento della giustizia sportiva potrebbe risultare decisivo sulla strada della giustizia ord…
Non solo una questione di sfortuna, né un fatto puramente accidentale: nella morte di Matteo Franzoso, lo sciatore azzurro rimasto vittima un anno fa di una caduta in allenamento sulle piste di La Parva, in Cile, potrebbe avere avuto un ruolo anche la negligenza dei tecnici della nazionale di sci alpino. A metterlo nero su bianco, per la prima volta, è il provvedimento di archiviazione dell’indagine sulla tragedia del procuratore federale della Fisi, che ipotizza la pista e l’area dell’incidente non fossero «conformi ai criteri di sicurezza richiesti per allenamenti ad alta velocità». Un paradosso su carta, trattandosi allo stesso tempo del primo documento a considerare più responsabilità nel caso e insieme archiviare le proprie conclusioni, che potrebbe però comunque valere una svolta. Se i genitori dell’atleta lo considerano la prova «di responsabilità che devono essere accertate», il provvedimento della giustizia sportiva potrebbe risultare decisivo sulla strada della giustizia ordinaria.
Passata anche al vaglio della Procura generale del Coni e avviata solo sugli aspetti disciplinari sportivi dei tesserati federali, l’indagine sulla morte di Franzoso si sarebbe concentrata in particolare sulla posizione della staccionata in legno di bordo pista scontrata in fase di caduta dallo sciatore, morto in ospedale a Santiago dopo due giorni di agonia. «La natura rigida dell’ostacolo e la distanza ridotta dal tracciato hanno aggravato le conseguenze dell’uscita di pista», si legge negli atti. Un fattore di rischio «prevedibile», tanto più in considerazione delle segnalazioni di pericolo arrivate da più atleti. Dall’area adiacente alla pista alla configurazione del tracciato, deciso dai tecnici della nazionale austriaca e ripreso dai colleghi italiani, il giorno dell’incidente le condizioni di allenamento non sarebbero state insomma adeguatamente considerate. Una sorta di mancanza di «controllo ulteriore», potenzialmente decisivo nell’«evitabilità dell’evento».
Tutti elementi che ora potrebbero diventare l’occasione di ulteriori approfondimenti sia in sede di giustizia civile, sia penale. E se dalla Fisi si fa sapere di aver «comunque invitato la Procura a svolgere un supplemento di indagini», il padre di Franzoso Marcello dice di aver «sempre pensato che la morte di mio figlio non sia stata solo un caso: l’atto lo dice chiaro, perché si archivia? Vogliamo giustizia, e spero qualcosa cambi anche nella sicurezza di ragazzi per cui le famiglie fanno tanti sacrifici, e meritano più rispetto».