A Bolzano una rappresentanza della diocesi partecipa alla giornata del “coming out” Lgbtqi+
di Iacopo ScaramuzziUn gruppo che fa ufficialmente parte della diocesi di Bolzano e Bressanone partecipa alla giornata del “coming out” che si tiene domenica prossima a testimonianza delle maggiori possibilità e delle perduranti chiusure che esistono nella Chiesa per i fedeli omosessuali e, più in generale, per le persone Lgbtqi+.
Il gruppo “fede e queer”
In occasione della giornata mondiale del “coming out” che si celebra ogni anno l’11 ottobre a Bolzano si svolge una manifestazione di incontri e interviste intitolata "Sempre qui. Storia queer dell'Alto Adige", ideato dalla regista Martine De Blasi e dalla cooperativa sociale Ekletktika per rendere visibili le storie di vita delle persone queer nella provincia più settentrionale d’Italia. All’iniziativa quest’anno partecipa il gruppo “fede e queer” nato nella diocesi di Bolzano e Bressanone dopo un sinodo locale che si è celebrato nel 2021. Una delle persone intervistate, in particolare, sarà un membro di questo gruppo, Toni Pramstaller, cattolico gay s…
Un gruppo che fa ufficialmente parte della diocesi di Bolzano e Bressanone partecipa alla giornata del “coming out” che si tiene domenica prossima a testimonianza delle maggiori possibilità e delle perduranti chiusure che esistono nella Chiesa per i fedeli omosessuali e, più in generale, per le persone Lgbtqi+.
Il gruppo “fede e queer”
In occasione della giornata mondiale del “coming out” che si celebra ogni anno l’11 ottobre a Bolzano si svolge una manifestazione di incontri e interviste intitolata "Sempre qui. Storia queer dell'Alto Adige", ideato dalla regista Martine De Blasi e dalla cooperativa sociale Ekletktika per rendere visibili le storie di vita delle persone queer nella provincia più settentrionale d’Italia. All’iniziativa quest’anno partecipa il gruppo “fede e queer” nato nella diocesi di Bolzano e Bressanone dopo un sinodo locale che si è celebrato nel 2021. Una delle persone intervistate, in particolare, sarà un membro di questo gruppo, Toni Pramstaller, cattolico gay sposato da 30 anni con un marito, molto attivo nella parrocchia.
Vangelo e dignità
“Di per sé il coming out è una strada con una marea di ostacoli ma per una persona di fede si aggiungono altri problemi”, spiega Renate Rottensteiner, responsabile del gruppo diocesano, “perché nella Chiesa da secoli si è parlato dell’omosessualità come di un peccato, con toni sprezzanti, e a tutt’oggi alcuni testi ufficiali ne parlano cosi. Se prendiamo sul serio il messaggio del Vangelo, però, e crediamo in un Dio che ama il creato, e la sessualità non è una scelta, ci viene data, allora non possiamo più togliere alle persone la dignità che in passato la Chiesa ha tolto”. Il titolo della manifestazione – “sempre qui” – indica proprio questo: le persone Lgbtqi+ non sono “un’invenzione moderna o qualcosa che va di moda, sono persone che già adesso fanno parte della Chiesa ma spesso purtroppo devono nascondere un lato importante della loro vita”.
Le aperture di Francesco e sinodo
A partire dal pontificato di Francesco, nella Chiesa cattolica il discorso sull’omosessualità è cambiato, almeno in parte. Sono nati alcuni gruppi di pastorale per le persone Lgbtqi+, un numero crescente di diocesi ha iniziato a organizzare veglie di preghiera contro l’omotransfobia, durante il Giubileo, già durante il pontificato di Leone, un pellegrinaggio arcobaleno ha varcato la porta santa di San Pietro. E i due processi sinodali, quello della Chiesa mondiale e quello della Chiesa italiana, hanno adottato testi che promettono maggiori aperture nei confronti delle persone gay, transessuali e queer. “Quei documenti sono per noi un motivo di conforto”, dice Rottensteiner, “possiamo muoverci e recuperare un po’ di terreno”.
Un primo incontro nazionale
A settembre scorso presso la Curia generalizia dei gesuiti si è svolto, in modo molto discreto, un primo incontro dei responsabili diocesani italiani per la pastorale con i fedeli Lgbtqi+. Hanno partecipato anche una decina di vescovi. “È stato un primo incontro per raccontarci le buone pratiche”, racconta l’esponente della diocesi di Bolzano e Bressanone: “Abbiamo condiviso problematiche e difficoltà ma abbiamo parlato anche di cosa funziona e come muoverci nella Chiesa”.
Avanti a piccoli passi
Ora il gruppo diocesano altoatesino partecipa alla giornata del “coming out”. C’entra la vicinanza con la cultura tedesca? “Da un lato sì, l’approccio tedesco va in confini che il mondo italiano non lo fa”, risponde Rottensteiner, “ma non siamo i primi: in altre diocesi ci sono gruppi di pastorale Lgbtqi+ da ben prima di noi, ad esempio a Bologna, ci sono veglie di preghiera contro l’omotransfobia. Sentiamo il bisogno che quel che viviamo deve combaciare con quel che proclamiamo e per questo forse lo diciamo in modo più forte”, conclude la responsabile del gruppo “fede e queer”: “Partecipare alla giornata del coming out è un segnale che nella Chiesa qualcosa succede: anche se i passi sono piccoli e non sono voluti da tutti, siamo qui”.