L’Italia indaga sulle torture del regime di Nicolás Maduro. E lo fa partendo dalla storia di Alberto Trentini, il cooperante italiano rimasto per 423 giorni ostaggio del governo venezuelano, senza un’accusa, senza un processo, senza nemmeno sapere perché fosse stato arrestato. A fine luglio, assistito dall’avvocata Alessandra Ballerini, Trentini ha presentato un lungo esposto alla Procura di Roma. Ha raccontato il suo arresto illegittimo, le condizioni della detenzione, le torture che denuncia di aver subito nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, alle porte di Caracas. Ma soprattutto ha ricostruito la catena di comando di quella prigione, indicando nomi, ruoli e responsabilità di chi ha gestito la sua detenzione. Una denuncia che potrebbe ora intrecciarsi con un’altra vicenda giudiziaria, quella americana, nella quale le accuse di tortura arrivano direttamente all’ex presidente venezuelano.
La storia comincia il 15 novembre 2024. Trentini lavora per l’organizzazione umanitari…
L’Italia indaga sulle torture del regime di Nicolás Maduro. E lo fa partendo dalla storia di Alberto Trentini, il cooperante italiano rimasto per 423 giorni ostaggio del governo venezuelano, senza un’accusa, senza un processo, senza nemmeno sapere perché fosse stato arrestato. A fine luglio, assistito dall’avvocata Alessandra Ballerini, Trentini ha presentato un lungo esposto alla Procura di Roma. Ha raccontato il suo arresto illegittimo, le condizioni della detenzione, le torture che denuncia di aver subito nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, alle porte di Caracas. Ma soprattutto ha ricostruito la catena di comando di quella prigione, indicando nomi, ruoli e responsabilità di chi ha gestito la sua detenzione. Una denuncia che potrebbe ora intrecciarsi con un’altra vicenda giudiziaria, quella americana, nella quale le accuse di tortura arrivano direttamente all’ex presidente venezuelano.
La storia comincia il 15 novembre 2024. Trentini lavora per l’organizzazione umanitaria Humanity & Inclusion. Sta viaggiando verso Guasdualito quando viene fermato a un posto di blocco. Gli controllano il passaporto, lo arrestano. Da quel momento scompare. Per settimane la famiglia non sa dove si trovi, quali siano le sue condizioni, di che cosa venga accusato. Non esiste un provvedimento giudiziario che giustifichi quella detenzione. Alberto viene trasferito a El Rodeo I, una delle prigioni più temute del Venezuela, utilizzata dal regime anche per rinchiudere oppositori politici e cittadini stranieri.
È lì che trascorre quattordici mesi. Ed è di quei mesi che ha deciso di parlare ai magistrati italiani. Nell’esposto, firmato da Ballerini, il cooperante ricostruisce le condizioni di prigionia e i trattamenti che denuncia come torture. Non si limita a raccontare quello che gli è accaduto. Cerca di individuare chi ne portasse la responsabilità. Indica i due direttori che si sono succeduti alla guida di El Rodeo I: Carlos Enrique Rincones Serven e Alexander José Martínez Endeiza, due ufficiali della Guardia nazionale bolivariana, già segnalati da altri ex detenuti per le condizioni imposte ai prigionieri. Trentini ricostruisce anche il suo ultimo miglio, quello percorso il 12 gennaio 2026, quando finalmente viene liberato e accompagnato dal carcere all’ambasciata italiana a Caracas. A occuparsi personalmente di quel trasferimento è Diosdado Cabello, ministro dell’Interno, uno degli uomini più potenti del chavismo. Un dettaglio che racconta quanto la gestione dei prigionieri stranieri fosse una questione politica, trattata ai massimi livelli del governo.
La denuncia di Trentini assume un significato ancora più rilevante alla luce di quanto sta accadendo negli Stati Uniti. L’8 ottobre i procuratori federali di New York hanno contestato all’ex presidente Maduro e alla moglie Cilia Flores anche il reato di associazione finalizzata alla tortura. Secondo l’accusa americana, il regime avrebbe organizzato un sistema di repressione fondato su arresti arbitrari, violenze fisiche e psicologiche, utilizzato anche contro cittadini statunitensi. Tra le persone offese ci sono una serie di ex prigionieri americani, alcuni dei quali hanno condiviso la prigionia con Trentini.