Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei Santi, uno dei collaboratori più assidui di Leone XIV, non si attendeva l’annuncio di un ricovero, e sottolinea il modo trasparente utilizzato dal Papa per dare di persona la notizia ai fedeli: «Come un papà che ai figli parla di un problema che è emerso». Per questo, assicura, non c’è motivo di fare allarmismi, e la Chiesa reagisce alla notizia come una famiglia, perché queste «sono le cose che in famiglia succedono».
Eminenza, si aspettava l’annuncio del Papa?
«No, assolutamente, mi ha sorpreso. Non ho la competenza medica per valutare la realtà alla quale ha fatto riferimento il Papa, tuttavia mi permetta di sottolineare un aspetto in modo particolare, il fatto che il Papa abbia annunciato il suo ricovero parlando ai fedeli».
Cosa significa?
«L’ho colto come un elemento di paternità: come un papà, un genitore, che ai figli, alla famiglia dice una realtà che è emersa, un bisogno fisico, la necessità di un ricove…
Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei Santi, uno dei collaboratori più assidui di Leone XIV, non si attendeva l’annuncio di un ricovero, e sottolinea il modo trasparente utilizzato dal Papa per dare di persona la notizia ai fedeli: «Come un papà che ai figli parla di un problema che è emerso». Per questo, assicura, non c’è motivo di fare allarmismi, e la Chiesa reagisce alla notizia come una famiglia, perché queste «sono le cose che in famiglia succedono».
Eminenza, si aspettava l’annuncio del Papa?
«No, assolutamente, mi ha sorpreso. Non ho la competenza medica per valutare la realtà alla quale ha fatto riferimento il Papa, tuttavia mi permetta di sottolineare un aspetto in modo particolare, il fatto che il Papa abbia annunciato il suo ricovero parlando ai fedeli».
Cosa significa?
«L’ho colto come un elemento di paternità: come un papà, un genitore, che ai figli, alla famiglia dice una realtà che è emersa, un bisogno fisico, la necessità di un ricovero. Non c’è stato un bollettino medico, come in altre circostanze, lo ha detto egli stesso, con la massima semplicità e trasparenza. È un atteggiamento paterno nei riguardi di tutto noi, e credo che la reazione debba essere nella stessa linea di famigliarità e confidenza di figli e fratelli».
Cosa comporta questo?
«Vogliamo assicurare al Papa il nostro affetto e la nostra vicinanza e fargli l’augurio che tutto proceda nella forma migliore. Io sto venendo dal santuario di san Luigi Gonzaga, a Mantova, dove ho presieduto a nome del Papa la messa di beatificazione di madre Maria Ignazia Isacchi, e affido il Papa anche alla intercessione di un santo che si è preoccupato degli ammalati».
Ma c’è da allarmarsi?
«Il Papa ha parlato senza allarmismi quindi credo che sarebbe inopportuno commentare con allarmismi. Queste sono cose che in una famiglia possono accadere. Il Papa ha parlato con questo senso di paternità, per il fatto di averlo detto ai fedeli e per la maniera in cui lo ha detto, in un contesto di preghiera come l’Angelus».
È un Papa relativamente giovane, è sportivo…
«È un Papa giovane e anche giovanile. Sappiamo che si assenta una giornata per riposare, il martedì a Castel Gandolfo, ed è bello sentirlo come uno di noi, che ha bisogno di un po’ di pace, di un po’ di movimento, conformemente alla sua età e ai suoi stili di vita. E non dimentichiamo il suo passato da missionario, le foto che lo ritraggono a cavallo in Perù: non è nato in un contesto sussiegoso, chiuso in un palazzo, non è stato sempre in uno studio curiale, e questo influisce sulla persona. Il contesto missionario ha forgiato la sua personalità».
Eppure anche Leone si ammala: c’è da preoccuparsi?
«No, bisogna rimanere nella confidenza con cui lui stesso ha presentato la cosa, senza spettacolarizzare. L’importante è l’affetto per un padre nel contesto della famiglia rappresentata dalla Chiesa».