CITTÀ DEL VATICANO – Ha accelerato l’operazione proprio per poterlo fare, ma il viaggio in Uruguay, Argentina e Perù che Leone XIV dovrebbe compiere dal 6 al 17 novembre non è più una certezza. Nessuno pensa di annullarlo, ma inizia a serpeggiare, in America Latina come a Roma, qualche dubbio ora sul calendario, ora sull’agenda serratissima prevista. A riprova del fatto che l’operazione che ha rimosso un tumore maligno dal polmone destro del Papa è riuscita, sì, ma stende un velo di incertezza sul prossimo futuro.
La presidente da poco eletta del Perù ha iniziato a dire che i preparativi proseguono ma le date della trasferta potrebbero slittare. «Stiamo attenti ai prossimi comunicati dal Vaticano perché abbiamo inteso che il recupero durerà molte settimane», ha …
CITTÀ DEL VATICANO – Ha accelerato l’operazione proprio per poterlo fare, ma il viaggio in Uruguay, Argentina e Perù che Leone XIV dovrebbe compiere dal 6 al 17 novembre non è più una certezza. Nessuno pensa di annullarlo, ma inizia a serpeggiare, in America Latina come a Roma, qualche dubbio ora sul calendario, ora sull’agenda serratissima prevista. A riprova del fatto che l’operazione che ha rimosso un tumore maligno dal polmone destro del Papa è riuscita, sì, ma stende un velo di incertezza sul prossimo futuro.
La presidente da poco eletta del Perù ha iniziato a dire che i preparativi proseguono ma le date della trasferta potrebbero slittare. «Stiamo attenti ai prossimi comunicati dal Vaticano perché abbiamo inteso che il recupero durerà molte settimane», ha detto Keiko Fujimori. Stessa musica dalle parti di Montevideo, in Uruguay, dove il cardinale Daniel Sturla è stato ancora più esplicito: «È possibile che i medici non lo lascino venire adesso perché debba sottoporsi a qualche trattamento, ma che possa venire in seguito», ha dichiarato il porporato all’emittente Telemundo. A Buenos Aires, intanto, il portavoce Javier Milei, Adrian Ravier, non ha perso tempo, appena saputo della scoperta dell’adenocarcinoma (rimosso), a dichiarare: «Al di là del desiderio di organizzare la cerimonia di benvenuto per il Papa, la sua salute è la priorità: vogliamo che stia bene, attendiamo ulteriori aggiornamenti».
Una fretta che ha fatto balenare in alcuni il sospetto che al presidente di ultradestra non dispiaccia che venga rinviata la presenza del Papa che fa il controcanto a Trump. Senz’altro dubbi maliziosi. Di certo l’attuale programma, tre paesi in dodici giorni, innumerevoli trasferimenti in auto, elicottero o aereo e in oltre una quarantina di appuntamenti, sarebbe impegnativo anche per una persona perfettamente sana, tanto più per chi ha da poco subito un intervento chirurgico. Altrettanto certamente il Papa col passato da missionario a questo viaggio tiene molto: il Perù è il suo secondo paese, e Prevost sa che i fedeli lo attendono impazienti, ma contano anche Uruguay e Argentina, dove Francesco non è mai tornato in dodici anni di pontificato. Il decorso clinico sarà dirimente.
A Roma, intanto, ci si interroga. Il cardinale brasiliano Jaime Spengler, presidente del consiglio episcopale latino-americano, ammette che è una domanda che si pone anche lui: «Sappiamo delle dimensioni dell’intervento che ha subito in questi giorni», dice all’uscita da un incontro con cardinali e vescovi di tutto il mondo in corso in Vaticano su Amoris laetitia: «Abbiamo tre settimane. È vero che il suo fisico mi pare abbia una resistenza buona, però non so se in tre settimane riesce a riprendersi per un viaggio così lungo e impegnativo». Più in generale, con la scoperta della malattia e l’operazione papa Francesco cambierà stile o ritmo di governo? Rallenterà? O, al contrario, accelererà decisioni, nomine, iniziative?
«Secondo me né l’uno né l’altro», risponde l’arcivescovo Timothy Costolloe, presidente della conferenza episcopale australiana, «penso che sia un uomo molto stabile, sa quel che fa, calcola i passi uno dopo l’altro, e tornerà al modo di fare le cose di prima». Stessa idea del presidente dei vescovi degli Stati Uniti, Paul S. Coakley: «Non conosco i disegni del Signore né le intenzioni di Leone, ma la calma è il suo stile e non credo che cambierà da un giorno all’altro». Tornerà negli Usa? «Lo spero, se Dio gli concederà la salute necessaria, nel prossimo anno o due». Ma quello è un altro viaggio.