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Papa, il chirurgo: “Esame dei linfonodi, due settimane per sapere quali terapie adottare”

Intervista a Luca Voltolini, primario al Careggi di Firenze: “Bisogna aspettare l’esame istologico prima di decidere come procedere. Intanto, il ricovero durerà 4-5 giorni”
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Luca Voltolini dirige la chirurgia toraco-polmonare del policlinico Careggi di Firenze.

Cos’è l’adenocarcinoma?

“Si tratta del più diffuso tumore al polmone. È tipico quando si ha a che fare con noduli periferici”.

Al Gemelli hanno fatto un esame istologico intraoperatorio, di cosa si tratta?

“È molto probabile che i colleghi avessero già fondati sospetti che si trattasse di un tumore, perché nei giorni scorsi avranno fatto la tac, la pet e magari anche altri accertamenti. L’esame intraoperatorio si fa per togliersi ogni dubbio. Dopo aver rimosso il nodulo, mentre il paziente è sotto l’effetto dell’anestesia, si aspetta il risultato, che arriva in 10-20 minuti. Se c’è la conferma che si tratta di tumore, si procede con l’intervento chirurgico, asportando il lobo interessato”.

Luca Voltolini dirige la chirurgia toraco-polmonare del policlinico Careggi di Firenze.

Cos’è l’adenocarcinoma?

“Si tratta del più diffuso tumore al polmone. È tipico quando si ha a che fare con noduli periferici”.

Al Gemelli hanno fatto un esame istologico intraoperatorio, di cosa si tratta?

“È molto probabile che i colleghi avessero già fondati sospetti che si trattasse di un tumore, perché nei giorni scorsi avranno fatto la tac, la pet e magari anche altri accertamenti. L’esame intraoperatorio si fa per togliersi ogni dubbio. Dopo aver rimosso il nodulo, mentre il paziente è sotto l’effetto dell’anestesia, si aspetta il risultato, che arriva in 10-20 minuti. Se c’è la conferma che si tratta di tumore, si procede con l’intervento chirurgico, asportando il lobo interessato”.

Si tratta di un tumore aggressivo?

“Lo possiamo considerare intermedio. È meno aggressivo di quello a piccole cellule, che non si opera quasi mai, e di più di quello squamoso”.

Quanto è pesante l’asportazione del lobo polmonare?

“Per chi è in buone condizioni respiratorie, e senza altre patologie associate, si tratta di un intervento standard, ben sopportato”.

Come funziona la tecnica videoassistita?

“Si tratta della toracoscopia. Prima si fanno uno o più piccoli tagli sul torace, di pochi centimetri. Poi si fa passare in mezzo alle costole l’ottica, cioè la telecamera, e gli strumenti chirurgici fatti apposta, sottili e lunghi. Si opera guardando il monitor. La tecnica esiste da più di vent’anni e ora ha preso tanto campo, diventando lo standard per i noduli periferici”.

Il ricovero di solito quanto dura?

“La degenza è di 4 o 5 giorni. Quando torna a casa in genere il paziente è autonomo, ma per una ventina di giorni non deve fare sforzi o stancarsi. Poi può riprendere le sue normali attività. Non serve riabilitazione polmonare nei pazienti con buona funzione respiratoria no. Magari fanno una fisioterapia specifica durante il ricovero, che una volta imparata proseguono a casa”.

I medici del Gemelli hanno rimosso anche i linfonodi del Papa?

“Per forza. Se c’è un tumore è sempre necessario fare la linfoadenectomia. E va fatto l’esame istologico su quelli e sul nodulo”.

Partiamo dal nodulo: cosa può rivelare l’esame?

“Intanto, ci sono vari sottotipi di adenocarcinoma, la cui aggressività è diversa, quindi ci dà indicazioni in questo senso”.

E l’esame dei linfonodi?

“È fondamentale, perché se sono infiltrati dal tumore cambia lo stadio della malattia, si passa cioè al secondo o al terzo. Se i linfonodi sono liberi, senza cellule tumorali, non c’è bisogno di fare terapie, ma viene avviato un follow up, con esami nei mesi successivi”.

Quanto tempo ci vuole per avere i risultati degli esami?

“Ci vogliono circa 15 giorni per avere i primi esiti dell’istologico. Se i linfonodi sono “puliti” non è necessaria una analisi molecolare, che invece va fatta nel caso siano infiltrati dal tumore. A quel punto ci vogliono più o meno altri 15 giorni”.

Che succede se i linfonodi sono infiltrati dal tumore?

“È necessaria una terapia adiuvante. Vengono fatti esami sul tumore, anche genetici, per capire se funzionano la immunoterapia, oppure quella target. Servono a ridurre il rischio di recidive. Se non si possono fare va invece iniziata una chemioterapia, in certi casi associata all’immunoterapia”.

Le terapie sono pesanti?

“L’immunoterapia e la target no, la più pesante è la chemio, che però ha una durata limitata perché è appunto adiuvante e quindi preventiva, per evitare che il tumore ritorni. Ci sono tanti schemi di trattamento”.

Qual è il rischio che l’adenocarcinoma ritorni?

“Con i linfonodi negativi è molto basso, intorno a 10-15% a seconda del sottotipo. Se i linfonodi sono positivi le possibilità sono più alte ma si riducono molto con le terapie”.

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