Riccia (Campobasso) – La traccia digitale c’è. Ed è in mano agli investigatori. Se l’assassino di Pietracatella (come ritiene chi indaga) è la stessa persona che, dietro l’anonimato di un nickname, ha ordito per mesi il piano diabolico per un delitto perfetto, ha lasciato la sua impronta sul web. E la prova in grado di inchiodarlo potrebbe venire fuori da uno dei 200 pc di quattro scuole che gli esperti della polizia finiranno di esaminare entro la fine della settimana. «È evidente che hanno in mano qualcosa», la valutazione fatta ieri da Giovanni Alfonso, consulente informatico di Gianni Di Vita, all’uscita dall’Istituto agrario di Riccia, la prima delle quattro scuole nelle quali la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha disposto perquisizioni informatiche.
Gli inquirenti: la vittima designata era la moglie
Un giro di boa decisivo in un’indagine che, secondo gli inquirenti, si muove su due punti fermi: la morte di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita non è stata una…
Riccia (Campobasso) – La traccia digitale c’è. Ed è in mano agli investigatori. Se l’assassino di Pietracatella (come ritiene chi indaga) è la stessa persona che, dietro l’anonimato di un nickname, ha ordito per mesi il piano diabolico per un delitto perfetto, ha lasciato la sua impronta sul web. E la prova in grado di inchiodarlo potrebbe venire fuori da uno dei 200 pc di quattro scuole che gli esperti della polizia finiranno di esaminare entro la fine della settimana. «È evidente che hanno in mano qualcosa», la valutazione fatta ieri da Giovanni Alfonso, consulente informatico di Gianni Di Vita, all’uscita dall’Istituto agrario di Riccia, la prima delle quattro scuole nelle quali la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha disposto perquisizioni informatiche.
Gli inquirenti: la vittima designata era la moglie
Un giro di boa decisivo in un’indagine che, secondo gli inquirenti, si muove su due punti fermi: la morte di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita non è stata una tragica fatalità ma un omicidio premeditato e l’obiettivo era certamente la moglie di Gianni Di Vita, mentre Sara, la figlia quindicenne, potrebbe essere stata una vittima non voluta. Anche se, tra le tante supposizioni non confermate di queste ore, c’è anche quella secondo la quale la ragazza avrebbe scoperto un segreto nella vita del padre. Forse una relazione extraconiugale che aveva già indotto Antonella a confidare ad un’amica l’intenzione di separarsi.
I quesiti sulla ricina partiti dal Molise
A Pietracatella e dintorni, dunque, si cerca il matchcon la traccia digitale, l’IP utilizzato dall’account con il quale per mesi un anonimo sedicente scrittore ha chiesto su un forum della piattaforma americana Reddit informazioni dettagliate sull’utilizzo della ricina prima, sulla rintracciabilità delle sue tracce poi. Quesito, quest’ultimo (a quanto sembra), riproposto anche a marzo, dopo che dall’istituto antiveleni di Pavia è stata svelata la presenza di enormi quantità di ricina nel sangue delle due vittime. Dalla California sarebbe arrivata la preziosissima indicazione sulla quale starebbe lavorando anche l’Fbi.
Le quattro perquisizioni nelle scuole dei protagonisti
Adesso la scommessa è individuare non solo il pc dal quale sono partite le ricerche sul web relative alla ricina ma soprattutto chi lo utilizzava. Impresa niente affatto semplice se, come si ipotizza, il pc potrebbe essere tra quelli di una scuola, spesso gestiti da un unico server. Come all’Istituto agrario professionale di Riccia da dove i cinque tecnici della polizia di Stato ieri hanno iniziato la loro esplorazione. Dopo cinque ore si è deciso di estrarre i dati dall’unico firewall da cui partono tutte le connessioni. «I dati sono stati solo estratti e non visualizzati — spiega il consulente di Gianni Di Vita — non è stato quindi portato via nessun computer. Penso che esamineranno i dati alla fine di tutte le perquisizioni».
Ieri la scuola di Michele, oggi quella di Monia
Ieri, all’agrario, era presente anche Michele, il tecnico di laboratorio, marito di Monia, la donna che avrebbe avuto un rapporto particolare con Gianni Di Vita. Tanto che gli investigatori, nelle scorse settimane, li hanno messi per sei ore a confronto, vista l’incongruenza delle loro dichiarazioni. E oggi, ad essere perquisito, sarà il liceo scientifico di Riccia dove insegna Monia. Poi toccherà anche al liceo di Casacalenda dove insegna invece Laura Di Vita, la cugina anche lei molto legata a Gianni. Un uomo conteso tra più donne? Forse la risposta è in uno dei passaggi sottolineati del libro sequestrato a Di Vita, Tiro al piccione, scritto proprio da un autore di Casacalenda, Giose Rimanelli. Storia di un reduce di Salò, stretto tra «l’amore imperfetto» di Giulia e «l’amore più puro» di Anna. Gelosia di un uomo tradito o di una donna messa da parte? Passione proibita? Potrebbe celarsi qui il movente del delitto di Pietracatella.