Calmo. Razionale come sa esserlo un matematico. E molto americano, pragmatico e diretto: lo sguardo al cielo ma down to earth, i piedi per terra. Da paziente Robert Francis Prevost ha le caratteristiche che i fedeli e il pubblico hanno imparato a conoscere del Papa nato a Chicago. Dentro l’appartamentino al decimo piano del policlinico Gemelli non è molto diverso da quando si affaccia in piazza San Pietro o incontra le folle in giro per il mondo. La scoperta di un tumore maligno, la decisione accelerata di farsi ricoverare, l’intervento chirurgico non hanno intaccato il suo aplomb.
"Lui sta un fiore”
«Lui sta un fiore, siamo noi che siamo distrutti!», scherzano i sanitari che lo hanno in cura in questi giorni. La responsabilità di avere un paziente di quel livello è enorme, lui è estremamente tranquillo. Prevost rimane «molto sereno», ha raccontato ad una parrocchia in Perù il suo segretario personale, don Edgar Rimaycuna, che in questi giorni sta accanto a lui e sbriga un po’ di corr…
Calmo. Razionale come sa esserlo un matematico. E molto americano, pragmatico e diretto: lo sguardo al cielo ma down to earth, i piedi per terra. Da paziente Robert Francis Prevost ha le caratteristiche che i fedeli e il pubblico hanno imparato a conoscere del Papa nato a Chicago. Dentro l’appartamentino al decimo piano del policlinico Gemelli non è molto diverso da quando si affaccia in piazza San Pietro o incontra le folle in giro per il mondo. La scoperta di un tumore maligno, la decisione accelerata di farsi ricoverare, l’intervento chirurgico non hanno intaccato il suo aplomb.
"Lui sta un fiore”
«Lui sta un fiore, siamo noi che siamo distrutti!», scherzano i sanitari che lo hanno in cura in questi giorni. La responsabilità di avere un paziente di quel livello è enorme, lui è estremamente tranquillo. Prevost rimane «molto sereno», ha raccontato ad una parrocchia in Perù il suo segretario personale, don Edgar Rimaycuna, che in questi giorni sta accanto a lui e sbriga un po’ di corrispondenza per il Papa. Tanto papa Francesco mal sopportava le indicazioni dei medici, quanto Leone, come dice il suo amico, l’agostiniano Alejandro Moral Anton, «essendo molto metodico, penso che quello che i medici gli dicono di fare lui lo fa: in questo senso è molto obbediente». Tanto più che, tranne un ricovero giovanissimo per una febbre tifoide appena arrivato in Perù come missionario, non Robert Francis Prevost non ha mai avuto problemi maggiori di salute: «Non l’ho mai visto malato», dice il suo amico agostiniano, «forse una volta si era preso un raffreddore». In questi giorni sta seguendo passo passo le indicazioni mediche, compresa la fisioterapia respiratoria che comporta di alzarsi in piedi e poi di soffiare nei resistori polmonari che allenano il polmone operato a riprendere vigore.
Le domande di un matematico
Ma non c’è solo fiducia nei confronti dei medici: in questi giorni al Gemelli il Papa si è mostrato un paziente curioso e attento. Sarà che ha una laurea in matematica, oltre a quella in diritto canonico, ma ai medici e agli infermieri che lo hanno in cura Leone fa domande puntuali e precise per capire diagnosi e terapie e ascolta le risposte cliniche con interesse e una certa competenza. «È una persona che pensa in modo obiettivo e rispetta la scienza: è un matematico», ha spiegato al quotidiano argentino La Nacion l’arcivescovo di Chicago Blase Cupich, uno dei cardinali più vicini a Leone: «Sa che le azioni hanno delle conseguenze, quindi sarà molto disciplinato e seguirà i consigli dei suoi medici». E così sarà, secondo il porporato statunitense, anche per il viaggio programmato in America Latina a novembre: «Se i medici gli dicessero di non intraprendere il viaggio, credo che li ascolterebbe e accetterebbe il loro suggerimento». Nell’approccio alla malattia del Papa cosmopolita, poi, spicca un approccio pragmatico che è tipico del suo paese d’origine, gli Stati Uniti. Leone affronta il tema del tumore maligno che gli è stato asportato senza fronzoli o tabù, ne parla senza reticenze o drammatizzazioni. Il paziente americano, del resto, ha un fratello maggiore, Louis, che si sta sottoponendo a una cura per il mieloma multiplo, ed entrambi i genitori ebbero dei tumori. Per un uomo spirituale come il Papa agostiniano, del resto, anche la malattia è una cosa da affrontare con fiducia in Dio.
In attesa degli esami
E con il sostegno di persone fidate. Con lui ci sono i due segretari, in sala operatoria ha voluto il suo medico curante, Luigi Carbone, e anche il comandante della gendarmeria vaticana, Gianluca Gauzzi Broccoletti. Gli infermieri sono quelli del Gemelli, una squadra speciale di 4 o 5 unità che si attiva ogni volta che un Pontefice viene ricoverato. Superata l’operazione, adesso attende i risultati dell’esame istologico, che dovrebbe arrivare già nei prossimi giorni, per capire se dovrà fare delle terapie o il problema è risolto con l’asportazione del lobo polmonare. E lo farà, c’è da giurarlo, con lo stesso stile: pragmatico, razionale, calmo.