“Caro padre Roberto, ti aspettiamo in Perù ma prima devi riposarti”
di Iacopo ScaramuzziRoberto, poi si corregge e dice Leone XIV ma per Cesar Piscoya, Robert Francis Prevost prima di essere Papa è un amico caro, sin dai tempi in cui in Perù entrò nell’ordine degli agostiniani, da cui poi è uscito, e il futuro Pontefice era il suo padre spirituale. Ha raccontato la sua storia in un libro con la teologa Veronique Lecaros, uscito in Italia con l’editore Castelvecchi con il titolo Leone XIV. Ritratto di un Papa peruviano.
Il Papa che è rientrato in Vaticano è lo stesso Papa o un Papa diverso?
«Ha già iniziato a lavorare direttamente dall’ospedale. È proprio da lui, Roberto. La malattia non lo ferma dal proseguire il suo servizio pastorale o dall’adempiere ai suoi impegni. Credo che torni con un atteggiamento molto positivo, e con grande fede e fiducia nel Signore».
Come ha preso la notizia del ricovero?
«Per noi che siamo molto vicini a Roberto, a Leone XIV, è stato un duro colpo, per tutti noi è stato uno shock. Ricordo di essere dovuto uscire di casa per fare una passeggi…
Roberto, poi si corregge e dice Leone XIV ma per Cesar Piscoya, Robert Francis Prevost prima di essere Papa è un amico caro, sin dai tempi in cui in Perù entrò nell’ordine degli agostiniani, da cui poi è uscito, e il futuro Pontefice era il suo padre spirituale. Ha raccontato la sua storia in un libro con la teologa Veronique Lecaros, uscito in Italia con l’editore Castelvecchi con il titolo Leone XIV. Ritratto di un Papa peruviano.
Il Papa che è rientrato in Vaticano è lo stesso Papa o un Papa diverso?
«Ha già iniziato a lavorare direttamente dall’ospedale. È proprio da lui, Roberto. La malattia non lo ferma dal proseguire il suo servizio pastorale o dall’adempiere ai suoi impegni. Credo che torni con un atteggiamento molto positivo, e con grande fede e fiducia nel Signore».
Come ha preso la notizia del ricovero?
«Per noi che siamo molto vicini a Roberto, a Leone XIV, è stato un duro colpo, per tutti noi è stato uno shock. Ricordo di essere dovuto uscire di casa per fare una passeggiata, perché si respirava un dolore profondo, una tristezza immensa. Le notizie ora sono molto incoraggianti».
Conoscendolo bene, come pensa che il Papa affronterà la situazione?
«Da quando conosco Roberto, dal 1995, è sempre stata una persona molto serena, molto tranquilla. Credo che questa serenità, questa fiducia in Dio, insieme all’atteggiamento positivo e alla forza di volontà che lo animano, ci restituiranno un Santo Padre in buona salute. Certo agirà con prudenza, nel prossimo futuro cure adeguate e un po’ di esercizio fisico lo aiuteranno a ritrovare la forza necessaria per superare questo momento difficile».
Ricorda di averlo già visto malato?
«Magari un raffreddore passeggero, qualche piccolo fastidio o dolorino, ma nulla di più serio. Almeno per quanto riguarda il periodo che ho trascorso con lui, sei anni a Trujillo e poi otto a Chiclayo, l’ho sempre visto in buona salute, una persona molto sana. Ricordo solo un episodio in cui ebbe una leggera irritazione alla mano destra, gli chiesi: “Roberto, cosa è successo?”, e lui rispose che era probabilmente un po’ di stress, ma nulla di più».
Pensa che lo stress di essere Papa possa aver giocato un ruolo nella malattia?
«È un’ottima domanda. Forse saprebbe dire di più chi conosce meglio queste cose, come il nostro corpo somatizzi la tensione, le preoccupazioni o lo stress. Ma, che si tratti di una parrocchia, di una diocesi, di una conferenza episcopale o, ora, della Santa Sede, ci si imbatterà sempre in situazioni di questo tipo. Non mi spingerei fino a confermare o smentire se ciò possa aver causato qualcosa, ma credo che, in futuro, si debba prestare maggiore attenzione a queste realtà».
Pensa che il suo stile e il suo ritmo di governo cambieranno?
«No, al contrario, in qualità di servitore — “servo dei servi del Signore”, come ci ha spesso ricordato attraverso il suo stesso atteggiamento — continuerà ad accompagnare la Chiesa, condividendo lo stesso messaggio che ha trasmesso fin dal primo giorno, quell’appello alla pace, all’unità, alla comunione e alla giustizia sociale: questo messaggio non verrà messo a tacere. È importante comprenderlo, perché il Papa è un profeta per la nostra epoca».
E’ possibile che debba modificare il suo imminente viaggio in America Latina, cosa ne pensa?
«Le autorità del Perù hanno precisato che tutti i preparativi proseguono, ma che si comprenderebbe l’eventuale necessità di un periodo di attesa più lungo. Se alla fine dovesse arrivare, siamo anche consapevoli che i vari incontri in programma potrebbero non avere la stessa intensità. L’altitudine di Cusco, oltre tremila metri, ad esempio, potrebbe non essere adatta a lui. Ma lo attendiamo, così come lo attendono in Uruguay e in Argentina».
Cosa vorrebbe dire al suo amico, a padre Roberto?
«Roberto, la cosa più importante per noi è la tua salute! In questo momento, vogliamo che tu riposi, che ti prenda cura di te e che ti concentri sulla tua guarigione. Ma sappi che la tua terra natale e la tua gente ti aspettano sempre con grande gioia ed entusiasmo».