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Fragile ma protagonista: il segnale che il Papa vuole mandare al mondo

Papa Leone XIV celebra la Santa Messa Policlinico Gemelli

 (agf)

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L’impegno per la pace come cifra del pontificato, Prevost rivendica il suo ruolo nonostante il momento delicato
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Altro che il Papa infragilito dalla malattia, altro che un pontificato sulla via del declino. Dall’appartamento al decimo piano del policlinico Gemelli ieri pomeriggio papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin, e gli ha chiesto di concedere una tregua alla città ucraina di Oleshky, assediata dall’esercito russo e ridotta a un’emergenza umanitaria che da settimane mobilita la comunità internazionale. Leone ha mostrato di essere un leader politico nel pieno delle sue capacità, nonostante la convalescenza, saldamente in sella della macchina diplomatica vaticana, e lo ha fatto sul tema che fin dal giorno del Conclave ha messo al centro del suo pontificato, quella «pace disarmata e disarmante» di cui le cancellerie mondiali sembra incapace di trovare la chiave. L’iniziativa della telefonata, ha chiarito il cardinale Pietro Parolin, è stata del Papa, e «il fatto di avere accettato la telefonata», ha detto il Segretario di Stato, fa sperare che «Putin possa realizzar…

Altro che il Papa infragilito dalla malattia, altro che un pontificato sulla via del declino. Dall’appartamento al decimo piano del policlinico Gemelli ieri pomeriggio papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin, e gli ha chiesto di concedere una tregua alla città ucraina di Oleshky, assediata dall’esercito russo e ridotta a un’emergenza umanitaria che da settimane mobilita la comunità internazionale. Leone ha mostrato di essere un leader politico nel pieno delle sue capacità, nonostante la convalescenza, saldamente in sella della macchina diplomatica vaticana, e lo ha fatto sul tema che fin dal giorno del Conclave ha messo al centro del suo pontificato, quella «pace disarmata e disarmante» di cui le cancellerie mondiali sembra incapace di trovare la chiave. L’iniziativa della telefonata, ha chiarito il cardinale Pietro Parolin, è stata del Papa, e «il fatto di avere accettato la telefonata», ha detto il Segretario di Stato, fa sperare che «Putin possa realizzare quello che il Papa ha chiesto».

La partita ucraina

La partita ucraina per Leone è cruciale. Dall’invasione della Russia, il 24 febbraio 2022, Putin non aveva più risposto a papa Francesco, che pure aveva mostrato una certa comprensione per le ragioni di Mosca, irritando Kiev quando ha evocato la «bandiera bianca» o quando ha elogiato la grande cultura russa. Il leader del Cremlino ha invece accettato di parlare con il Papa nato a Chicago poche settimane dopo la sua elezione al Conclave: la fumata bianca è dell’8 maggio e il 4 giugno ci fu la prima telefonata tra i due. In quell’occasione il Pontefice aveva «fatto un appello» affinché la Russia facesse «un gesto» che favorisse la pace. Perché Putin rispose al telefono a Leone e non a Francesco non è mai stato spiegato, ma l’interpretazione più accreditata negli ambienti diplomatici è che un presidente russo isolato sul piano internazionale non aveva nulla da guadagnare da un Pontefice del global south e invece potesse ottenere qualcosa facendo un’apertura di credito a un Papa che può avere qualche canale aperto con la Casa Bianca. Di certo nei mesi successivi Robert Francis Prevost ha giocato una accorta partita diplomatica.

La bilancia

Per un verso ha spostato senza strappi la bilancia in favore dell’Ucraina: dall’inizio del pontificato ha già ricevuto ben tre volte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il 18 maggio 2025, pochi giorni dopo il Conclave, poi di nuovo il 9 luglio e il 9 dicembre. Per un altro verso ha mantenuto aperta la comunicazione con Mosca. Per garantire alla Santa Sede margine di manovra per una eventuale facilitazione (ha anche offerto il Vaticano come luogo neutrale di incontro) e tenere aperta la porta di una pace «giusta e duratura». E non ha mancato di dire, nel discorso che ha pronunciato di recente a Metz, che bisogna «mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace», messaggio unanimemente letto come un invito alla flessibilità destinato a Kiev.

Il ruolo chiave di Zuppi

Solo la scorsa estate Leone ha inviato a Mosca prima il suo ministro degli Esteri, l’arcivescovo Paul Richard Gallager («La guerra in Ucraina deve finire, servono negoziati e il Vaticano c’è») e poi il cardinale Matteo Zuppi. L’arcivescovo di Bologna, incaricato già da Francesco di una missione umanitaria per liberare prigionieri e minorenni catturati in guerra, ha avuto un ruolo-chiave anche nelle vicenda di Oleshky. Tanto durante il viaggio a Mosca quanto a Kiev, dove si era recato a luglio, Zuppi ha tessuto una tela diplomatica per caldeggiare il soccorso alla città assediata, e sarebbe stato discretamente coinvolto anche nelle ultime ore per organizzare la telefonata tra il Papa e Putin. Ieri Zuppi ha dribblato i giornalisti che lo attendevano la mattina ad un convegno alla Università Cattolica per un commento sulle condizioni di salute del Papa salendo sullo scooter di un amico.

Le importazioni di cereali

Tanto sta a cuore al Papa quella causa che all’Angelus di domenica scorsa aveva fatto appello per «il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero», perché la guerra in Ucraina propaga le sue conseguenza «soprattutto nei Paesi più poveri, dove tante persone dipendono dalle importazioni di cereali» e «il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra».

Parole lavate via dal successivo annuncio dell’imminente ricovero, pochi minuti dopo, e dimenticate dall’opinione pubblica. Ma non dal Papa. Che, appena ha riacquistato le forze, ha chiamato al telefono Putin. Incassando una mezza mano testa: il Cremlino ha accettato di prendere in considerazione l’appello papale. E così nel momento di massima fragilità, da una stanza di ospedale, Leone ha dato una prova di non scontata potenza diplomatica.

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