Era il Neanderthal più amato. È giallo sul primo colpo di lancia della storia che lo ha ucciso
di Elena DusiCome è morto Shanidar A, l’uomo di Neanderthal? Nella sua vita di 75mila anni fa aveva provato di tutto, dall’amore al dolore. A cosa sia legata la sua fine improvvisa e cruenta resta però un mistero.
Una prima ferita gli aveva lasciato denti spezzati e bocca deformata, ma lui era sopravvissuto, perché i compagni lo avevano aiutato frantumandogli il cibo. Era invecchiato fino alla matura età di 45 anni in quello che oggi è il Kurdistan, dove i mammut garantivano cibo nutriente e abbondante.
Chi ha ucciso Shanidar?
La caccia al mammut era sempre un momento concitato, che richiedeva affiatamento fra i membri del gruppo, e non è chiaro se la lancia che ha perforato il petto di Shanidar A, fuoriuscendo dalla schiena, sia stata effetto del “fuoco amico” - un lancio impreciso di un compagno, che ha centrato l’uomo ormai anziano e cagionevole - o di uno dei primi atti di guerra dei nostri antenati.
Forse a mirare al petto per uccidere era stato un Neanderthal di un altro gruppo, o forse un H…
Come è morto Shanidar A, l’uomo di Neanderthal? Nella sua vita di 75mila anni fa aveva provato di tutto, dall’amore al dolore. A cosa sia legata la sua fine improvvisa e cruenta resta però un mistero.
Una prima ferita gli aveva lasciato denti spezzati e bocca deformata, ma lui era sopravvissuto, perché i compagni lo avevano aiutato frantumandogli il cibo. Era invecchiato fino alla matura età di 45 anni in quello che oggi è il Kurdistan, dove i mammut garantivano cibo nutriente e abbondante.
Chi ha ucciso Shanidar?
La caccia al mammut era sempre un momento concitato, che richiedeva affiatamento fra i membri del gruppo, e non è chiaro se la lancia che ha perforato il petto di Shanidar A, fuoriuscendo dalla schiena, sia stata effetto del “fuoco amico” - un lancio impreciso di un compagno, che ha centrato l’uomo ormai anziano e cagionevole - o di uno dei primi atti di guerra dei nostri antenati.
Forse a mirare al petto per uccidere era stato un Neanderthal di un altro gruppo, o forse un Homo sapiens.
Il primo colpo di lancia
Errore o violenza, di certo c’è che l’uomo è morto subito, colpito al cuore o poco distante. Gli archeologi di Cambridge che hanno studiato i suoi resti, ritrovati nella grotta di Shanidar nell’estremo nord dell’Iraq (dalla caverna prende il nome l’uomo descritto sulla rivista Scientific Reports), hanno esaminato il foro perfettamente circolare della scapola e l’hanno attribuito alla prima uccisione con un colpo di lancia a noi nota.
L’arma, fatta di legno, non si è conservata, ma si sa che era già usata da tempo per cacciare grosse prede dai Neanderthal, vissuti tra il Galles e la Siberia tra 400mila e 40mila anni fa. Una di esse, preservata in fondo a un lago, è stata ritrovata in Germania 200mila anni dopo la sua fabbricazione.
L’uomo sepolto con cura
Il cadavere di Shanidar A in ogni caso non è stato abbandonato tra le rocce. I suoi compagni si sono presi cura di lui e l’hanno seppellito nella grotta che si trova ai piedi dei monti Zagros, insieme ai corpi di una decina di altri Neanderthal, scoperti dagli archeologi a partire dal 1960.
Su un altro corpo della grotta di Shanidar erano stati in passato ritrovati alcuni grani di polline, suggerendo che i Neanderthal deponessero fiori accanto ai loro cari.
Il polline in realtà potrebbe essere arrivato lì per cause naturali, forse portato dalle api, ma la disposizione ordinata dei cadaveri e la posa composta dei corpi (Shanidar A giaceva sulla schiena con il braccio destro incrociato sul petto) lasciano pochi dubbi: con o senza fiori, i Neanderthal avevano cura dei loro morti.
Il colpo al volto e la bocca deformata
Il gruppo di archeologi coordinato dall’università di Cambridge ha trovato Shanidar A nel 2019 sotto sette metri e mezzo di terra e ha impiegato tre anni a estrarlo dalla grotta. Era stato uno dei primi a essere deposto nella cavità, subito sotto a un altro individuo.
Di lui restano due costole intere e una spezzata, una mano e sette denti, uno dei quali spaccato a metà, gli altri ruotati (gli archeologi lo sanno stabilire in base al modo in cui si consumano e vengono ricoperti dai residui del cibo): segno di una caduta o di un colpo ricevuto almeno un anno prima della morte, che gli aveva deformato la bocca, causato un dolore probabilmente atroce, impedito di parlare e di alimentarsi senza aiuto.
A Shanidar era già pratica comune ammorbidire i cibi nell’acqua e cuocerli. Probabilmente qualcuno lo ha fatto a lungo per l’uomo ferito.
I dubbi sulla nascita della guerra
La scapola sinistra, con il foro perfettamente circolare del diametro di un centimetro e mezzo, smussato verso l’esterno, resta però l’enigma più grande.
I segni di conflitto nei ritrovamenti dei Neanderthal sono rari. È dalla diffusione dell’agricoltura in poi che la guerra è diventata pratica comune.
Circondato da segni di affetto e accudimento com’era, Shanidar A avrebbe certo trovato una fine paradossale, se fosse stato il primo antenato a noi noto (ancorché un parente indiretto) a morire per un gesto violento.
“È affascinante – commenta Graeme Barker, archeologo di Cambridge e direttore degli scavi a Shanidar – trovare segni sia di compassione che di violenza tra i Neanderthal, i cugini a noi più vicini dal punto di vista dell’evoluzione. Ed entrambe personificate in questo unico individuo”.