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Era il Neanderthal più amato. È giallo sul primo colpo di lancia della storia che lo ha ucciso

Il foro nella clavicola 
Shanidar A è vissuto 75mila anni fa. I suoi compagni lo hanno accudito in vita e sepolto con affetto dopo la morte. Non è chiaro allora chi e perché abbia scagliato l’arma che gli ha perforato il petto. La sua storia scoperta dagli archeologi di Cambridge
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Come è morto Shanidar A, l’uomo di Neanderthal? Nella sua vita di 75mila anni fa aveva provato di tutto, dall’amore al dolore. A cosa sia legata la sua fine improvvisa e cruenta resta però un mistero.

Una prima ferita gli aveva lasciato denti spezzati e bocca deformata, ma lui era sopravvissuto, perché i compagni lo avevano aiutato frantumandogli il cibo. Era invecchiato fino alla matura età di 45 anni in quello che oggi è il Kurdistan, dove i mammut garantivano cibo nutriente e abbondante.

Chi ha ucciso Shanidar?

La caccia al mammut era sempre un momento concitato, che richiedeva affiatamento fra i membri del gruppo, e non è chiaro se la lancia che ha perforato il petto di Shanidar A, fuoriuscendo dalla schiena, sia stata effetto del “fuoco amico” - un lancio impreciso di un compagno, che ha centrato l’uomo ormai anziano e cagionevole - o di uno dei primi atti di guerra dei nostri antenati.

Forse a mirare al petto per uccidere era stato un Neanderthal di un altro gruppo, o forse un H…

Come è morto Shanidar A, l’uomo di Neanderthal? Nella sua vita di 75mila anni fa aveva provato di tutto, dall’amore al dolore. A cosa sia legata la sua fine improvvisa e cruenta resta però un mistero.

Una prima ferita gli aveva lasciato denti spezzati e bocca deformata, ma lui era sopravvissuto, perché i compagni lo avevano aiutato frantumandogli il cibo. Era invecchiato fino alla matura età di 45 anni in quello che oggi è il Kurdistan, dove i mammut garantivano cibo nutriente e abbondante.

Chi ha ucciso Shanidar?

La caccia al mammut era sempre un momento concitato, che richiedeva affiatamento fra i membri del gruppo, e non è chiaro se la lancia che ha perforato il petto di Shanidar A, fuoriuscendo dalla schiena, sia stata effetto del “fuoco amico” - un lancio impreciso di un compagno, che ha centrato l’uomo ormai anziano e cagionevole - o di uno dei primi atti di guerra dei nostri antenati.

Forse a mirare al petto per uccidere era stato un Neanderthal di un altro gruppo, o forse un Homo sapiens.

Il primo colpo di lancia

Errore o violenza, di certo c’è che l’uomo è morto subito, colpito al cuore o poco distante. Gli archeologi di Cambridge che hanno studiato i suoi resti, ritrovati nella grotta di Shanidar nell’estremo nord dell’Iraq (dalla caverna prende il nome l’uomo descritto sulla rivista Scientific Reports), hanno esaminato il foro perfettamente circolare della scapola e l’hanno attribuito alla prima uccisione con un colpo di lancia a noi nota.

L’arma, fatta di legno, non si è conservata, ma si sa che era già usata da tempo per cacciare grosse prede dai Neanderthal, vissuti tra il Galles e la Siberia tra 400mila e 40mila anni fa. Una di esse, preservata in fondo a un lago, è stata ritrovata in Germania 200mila anni dopo la sua fabbricazione.

L’uomo sepolto con cura

Il cadavere di Shanidar A in ogni caso non è stato abbandonato tra le rocce. I suoi compagni si sono presi cura di lui e l’hanno seppellito nella grotta che si trova ai piedi dei monti Zagros, insieme ai corpi di una decina di altri Neanderthal, scoperti dagli archeologi a partire dal 1960.

Ricostruzione del volto di un Neanderthal sulla base dei resti trovati a Shanidar 

Su un altro corpo della grotta di Shanidar erano stati in passato ritrovati alcuni grani di polline, suggerendo che i Neanderthal deponessero fiori accanto ai loro cari.

Il polline in realtà potrebbe essere arrivato lì per cause naturali, forse portato dalle api, ma la disposizione ordinata dei cadaveri e la posa composta dei corpi (Shanidar A giaceva sulla schiena con il braccio destro incrociato sul petto) lasciano pochi dubbi: con o senza fiori, i Neanderthal avevano cura dei loro morti.

Il colpo al volto e la bocca deformata

Il gruppo di archeologi coordinato dall’università di Cambridge ha trovato Shanidar A nel 2019 sotto sette metri e mezzo di terra e ha impiegato tre anni a estrarlo dalla grotta. Era stato uno dei primi a essere deposto nella cavità, subito sotto a un altro individuo.

Di lui restano due costole intere e una spezzata, una mano e sette denti, uno dei quali spaccato a metà, gli altri ruotati (gli archeologi lo sanno stabilire in base al modo in cui si consumano e vengono ricoperti dai residui del cibo): segno di una caduta o di un colpo ricevuto almeno un anno prima della morte, che gli aveva deformato la bocca, causato un dolore probabilmente atroce, impedito di parlare e di alimentarsi senza aiuto.

A Shanidar era già pratica comune ammorbidire i cibi nell’acqua e cuocerli. Probabilmente qualcuno lo ha fatto a lungo per l’uomo ferito.

Il foro nella scapola sinistra 

I dubbi sulla nascita della guerra

La scapola sinistra, con il foro perfettamente circolare del diametro di un centimetro e mezzo, smussato verso l’esterno, resta però l’enigma più grande.

I segni di conflitto nei ritrovamenti dei Neanderthal sono rari. È dalla diffusione dell’agricoltura in poi che la guerra è diventata pratica comune.

Circondato da segni di affetto e accudimento com’era, Shanidar A avrebbe certo trovato una fine paradossale, se fosse stato il primo antenato a noi noto (ancorché un parente indiretto) a morire per un gesto violento.

“È affascinante – commenta Graeme Barker, archeologo di Cambridge e direttore degli scavi a Shanidar – trovare segni sia di compassione che di violenza tra i Neanderthal, i cugini a noi più vicini dal punto di vista dell’evoluzione. Ed entrambe personificate in questo unico individuo”.

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