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Se mi lasci ti cancello: l’amore digitale dura il tempo di un clic

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Instagram pare avere una missione: chiudere le storie tra fidanzati. Seconda puntata della serie “L’amore al tempo della Gen Z”
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Se l’anima gemella esiste, probabilmente viene ghostata. Tradotto: la persona con cui sta nascendo qualcosa sparisce senza dare spiegazioni. «Non c’è il tempo materiale per fare andare le cose bene», sintetizza Miriam, 26 anni, calabrese e studentessa di Medicina. Gli appuntamenti tra gli under 30 non mancano, con le dating app si fa in fretta, ma nessuno sembra mai essere perfetto abbastanza.

D’altronde sui social qualsiasi cosa è una potenziale red flag, un campanello d’allarme: se risponde tardi, se vive ancora con i suoi, se al primo incontro ti parla della ex. «Studiamo, lavoriamo, facciamo mille cose. Va tutto così veloce che, davanti a un difetto, non si sa se vale la pena conoscersi meglio». E allora si fa match sulla base di una foto, si portano avanti conversazioni tutte uguali e, a volte, qualcuna, si traduce pure in un appuntamento. Spesso per concludere che, in fondo, è meglio restare soli.

Quasi metà della gen Z, dice il Survey Center on American Life, non avrebbe mai av…

Se l’anima gemella esiste, probabilmente viene ghostata. Tradotto: la persona con cui sta nascendo qualcosa sparisce senza dare spiegazioni. «Non c’è il tempo materiale per fare andare le cose bene», sintetizza Miriam, 26 anni, calabrese e studentessa di Medicina. Gli appuntamenti tra gli under 30 non mancano, con le dating app si fa in fretta, ma nessuno sembra mai essere perfetto abbastanza.

D’altronde sui social qualsiasi cosa è una potenziale red flag, un campanello d’allarme: se risponde tardi, se vive ancora con i suoi, se al primo incontro ti parla della ex. «Studiamo, lavoriamo, facciamo mille cose. Va tutto così veloce che, davanti a un difetto, non si sa se vale la pena conoscersi meglio». E allora si fa match sulla base di una foto, si portano avanti conversazioni tutte uguali e, a volte, qualcuna, si traduce pure in un appuntamento. Spesso per concludere che, in fondo, è meglio restare soli.

Quasi metà della gen Z, dice il Survey Center on American Life, non avrebbe mai avuto una relazione romantica in adolescenza, il doppio delle generazioni precedenti. Rebecca Fierro, classe 2001, booktoker di Gorizia, ha disinstallato l’app di dating Hinge mentre scriveva la tesi di laurea. «L’ho usata per un anno. Poi mi sono messa in clausura», dice. Più o meno, perché «alcune situazioni non si chiudono mai davvero». Anche queste hanno un nome: situationship, legami sospesi e non definiti che, almeno in teoria, potrebbero diventare delle relazioni. Due anni fa, la metà dei giovani europei tra i 18 e i 34 anni diceva di averne una.

Giulia Abbratozzato, 26 anni, neolaureata in Medicina e appassionata di viaggi, si definisce invece una «eterna single». L’ultima relazione, in realtà, risale a quattro anni fa, ma poco importa, perché più che un assioma è una postura: «Essere aperti alle conoscenze, ma non scegliere mai per paura di perdersi qualcuno di più stimolante. È il meccanismo del telefono applicato alle relazioni». Lo swipe è la prima selezione spietata, la seconda arriva in chat. E il più delle volte a ragione. Sul suo telefono Miriam ha una collezione di «scambi disinteressati», ma anche di foto di nudo non richieste. «Sulle app si usano le altre persone per sfogare la noia», conferma Mario, ventiseienne di Sassari, informatico.

Per questo Giulia dice di aver messo una croce sul dating online e che il flirt, ormai, inizia solo in palestra, nei viaggi, sul lavoro. Gli appuntamenti, però, sono ugualmente una roulette: chi è brillante ma cerca solo sesso, chi non ha mai parlato prima con una donna, chi sparisce per ricomparire quando non ha niente di meglio da fare. «Trovo solo ragazzi interessati a incontri occasionali», racconta Mario. «Tra omosessuali è più facile, anche se i requisiti estetici sono molto stringenti».

Come se non bastasse, persino Instagram pare avere una missione: farti lasciare il tuo fidanzato. Basta aprire l’app per imbattersi in centinaia di video che spiegano cosa non funziona nelle coppie: narcisismo, stile di attaccamento evitante e altri termini presi in prestito dalla psicologia, che diventano etichette con cui interpretare ogni incomprensione. «Mi è capitato di uscire con persone che vedevo solo come le macchiette dei video che mando alle amiche», riconosce Rebecca. Uno di questi era “l’uomo etero basico”, descriveva la sua ragazza ideale come una brava cuoca e ti diceva che il suo film preferito è Pulp Fiction. «Quando al primo appuntamento ha nominato Pulp Fiction sono scoppiata a ridere».

E anche se i timori iniziali vengono superati e ci si scopre compatibili, non è detto che il risultato finale cambi. «Meglio non legarsi affatto per non rischiare di soffrire», tronca Giulia. Il timore, confessano, è ricominciare da capo, mettere in discussione le proprie abitudini per fare spazio a qualcun altro. «Ho paura di limitare la mia libertà. Voglio concentrarmi su me stessa», dice Miriam. Rebecca, che sulle relazioni ha anche scritto un libro, L’amore tra le righe, ne dibatte con le amiche: «Viaggiamo tanto, ci mettiamo in discussione, ci sovranalizziamo. C’è molta razionalità e poco sentimento».

Non è che all’amore vero non si creda. Anzi, è proprio questo a complicare le cose. «Il matrimonio dei miei genitori è un successo. Ma poi mi scontro con la realtà e quello che vedo a casa mi sembra un’eccezione», spiega Rebecca. «Nessuno sa davvero cosa vuole: ci cerchiamo attraverso gli altri, ma non ci troviamo mai». Solo a volte accade qualcosa che incrina ogni teoria. «Una cara amica, la classica ragazza che rifiuta tanti uomini, di recente si è innamorata perdutamente di uno. L’ho conosciuto e ho pensato: che avrà di speciale rispetto agli altri 150?». È lì che si insinua il dubbio: «Forse a un certo punto arriva qualcuno che ti fa battere il cuore. E basta».

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