✕

Cpr in Albania, in un anno solo 59 rimpatri. E sono costati più di 68mila euro ciascuno

Il cpr di Gjader in Albania

 

Ascolta l'audio

L’analisi è di Action Aid che sui centri albanesi già un anno fa aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti. Magi: “Gli italiani costretti a pagare la propaganda di Meloni”
2 minuti di lettura

"Funzioneranno”, aveva scandito la premier Meloni, promettendo che i centri albanesi di Shegjin e Gjader avrebbero iniziato a lavorare a pieno regime. Al momento però, sembrano farlo solo come moltiplicatore di costi: ogni rimpatrio è costato circa 68mila euro, oltre 4 volte di più rispetto ai rimpatri effettuati dall'Italia.

I conti li fa Actionaid, che da tempo su cpr e rimpatri fa i conti in tasca al governo. E sui centri albanesi i conti – dicono i dati pubblicati sulla piattaforma “Trattenuti ed espulsioni” – non tornano. Con Shengjin chiuso fino a nuovo ordine dopo la sentenza della Cgue che ha reso illegittimi i trasferimenti dei migranti intercettati in mare, solo Gjader rimane funzionante. E nonostante sia stato trasformato, finendo per ospitare anche trattenuti provenienti da altri cpr in Italia, al momento fa registrare solo 307 ingressi e 59 rimpatri, pari al 19,2%. Un dato di gran lunga inferiore al 25,35 per cento di media italiana. A dispetto delle soddisfatte dichiaraz…

"Funzioneranno”, aveva scandito la premier Meloni, promettendo che i centri albanesi di Shegjin e Gjader avrebbero iniziato a lavorare a pieno regime. Al momento però, sembrano farlo solo come moltiplicatore di costi: ogni rimpatrio è costato circa 68mila euro, oltre 4 volte di più rispetto ai rimpatri effettuati dall'Italia.

I conti li fa Actionaid, che da tempo su cpr e rimpatri fa i conti in tasca al governo. E sui centri albanesi i conti – dicono i dati pubblicati sulla piattaforma “Trattenuti ed espulsioni” – non tornano. Con Shengjin chiuso fino a nuovo ordine dopo la sentenza della Cgue che ha reso illegittimi i trasferimenti dei migranti intercettati in mare, solo Gjader rimane funzionante. E nonostante sia stato trasformato, finendo per ospitare anche trattenuti provenienti da altri cpr in Italia, al momento fa registrare solo 307 ingressi e 59 rimpatri, pari al 19,2%. Un dato di gran lunga inferiore al 25,35 per cento di media italiana. A dispetto delle soddisfatte dichiarazioni del ministro Piantedosi, una percentuale in diminuzione rispetto agli anni passati.

I costi invece sono di gran lunga superiori. Per il centro albanese - spiega ActionAid- si documentano almeno 7,4 milioni di euro di spese accessorie maturate, per trasporti, sicurezza, giustizia e sanità, fra il 2025 e l’aprile 2026. Nel 2025 la spesa detentiva per ogni singolo rimpatrio ha raggiunto i 68.116 euro per il complesso di Gjadër, oltre quattro volte il medesimo indicatore per Ponte Galeria, dove la stessa operazione è arrivata a costare 16.568 Euro.

E si tratta di una cifra approssimata per difetto. Nel conto, non ci sono i costi dei trasferimenti dai Cpr italiani verso l'Albania e dei rientri in Italia, decisi dai giudici che più e più volte hanno accolto i ricorsi dei legali e annullato trasferimento e trattenimento in Albania.

Per Actionaid è solo l’esempio più plastico di un sistema che in generale non funziona. La maggior parte dei rimpatri, dimostra dati alla mano, non avviene dopo un passaggio in cpr. Da quelle strutture, solo nel 2025 sono state rinchiuse in stato di detenzione amministrativa – dunque non in seguito a una condanna o a un arresto, ma il più delle volte semplicemente perché irregolari - 6.835 persone, ma solo 1.732 sono state rimpatriate.

Il sistema però costa. E non poco: nel 2025 la spesa complessiva ha toccato quota 28,68 milioni di euro.

"L'esperimento albanese continua a rappresentare una deroga inaccettabile ai principi costituzionali e democratici, ma anche uno spreco di denaro pubblico che non può essere archiviato come mero errore tecnico”, dice Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per Actionaid, che ricorda l’esposto presentato quasi un anno fa alla Corte dei conti. “Il governo – attacca - deve spiegare quale necessità giustifichi i 96 posti del cpr albanese, mentre sul territorio italiano risultano 139 posti disponibili e inutilizzati. Qual è il vero obiettivo dei centri in Albania? La responsabilità politica di questa produzione continua di sofferenza e della gestione scellerata delle risorse pubbliche esige risposte immediate".

Le sollecita anche il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Siamo davanti alla più costosa campagna elettorale della nostra storia fatta pagare da Giorgia Meloni ai cittadini italiani, con le spese accessorie che raggiungono i 7 milioni di euro. Uno scandalo di cui Meloni dovrebbe vergognarsi”.

Leggi i commenti