Il 22 luglio 1889 Vincent Van Gogh si affaccia dalla sua stanza, nell’ospedale psichiatrico francese di Saint-Rémy-De-Provence, e guarda il cielo. Manca poco all’alba e prima che la luce estingua lo spettacolo degli astri, lui lo trasferisce sulla tela. Nasce così “La notte stellata”, uno dei suoi quadri più riconoscibili e inquieti, dipinto esattamente un anno prima del suicidio.
La disposizione degli astri è stata studiata a lungo dagli astronomi degli ultimi cinquant’anni, ma senza arrivare a un parere concorde. Le forme disegnate dalle stelle erano state forse frutto della sua fantasia, o forse nascondevano un significato simbolico. Una nuova ricostruzione delle effemeridi dell’epoca conferma invece che Van Gogh ha riprodotto fedelmente il cielo di quel mattino d’estate.
La falce di Luna crescente, Venere e le Iadi, un ammasso stellare della costellazione del Toro: tutto converge verso una data più tarda rispetto a quella considerata finora, metà giugno. In quel periodo infatti la…
Il 22 luglio 1889 Vincent Van Gogh si affaccia dalla sua stanza, nell’ospedale psichiatrico francese di Saint-Rémy-De-Provence, e guarda il cielo. Manca poco all’alba e prima che la luce estingua lo spettacolo degli astri, lui lo trasferisce sulla tela. Nasce così “La notte stellata”, uno dei suoi quadri più riconoscibili e inquieti, dipinto esattamente un anno prima del suicidio.
La disposizione degli astri è stata studiata a lungo dagli astronomi degli ultimi cinquant’anni, ma senza arrivare a un parere concorde. Le forme disegnate dalle stelle erano state forse frutto della sua fantasia, o forse nascondevano un significato simbolico. Una nuova ricostruzione delle effemeridi dell’epoca conferma invece che Van Gogh ha riprodotto fedelmente il cielo di quel mattino d’estate.
La falce di Luna crescente, Venere e le Iadi, un ammasso stellare della costellazione del Toro: tutto converge verso una data più tarda rispetto a quella considerata finora, metà giugno. In quel periodo infatti la Luna avrebbe dovuto essere più piena rispetto a quella della tela.
La nuova datazione, proposta dalla School of Space Research di Yongin, in Corea del Sud, appare in un articolo di Scientific Reports, ma continua a lasciare scettico chi ricorda che a luglio Van Gogh era in preda a un riacutizzarsi dei suoi problemi mentali.
Alla fine di maggio Vincent, ricoverato nella clinica psichiatrica di Saint-Rémy, alcuni mesi dopo aver litigato con il pittore Paul Gauguin ed essersi tagliato l’orecchio, aveva raccontato in una lettera al fratello minore Theo della sua intenzione di ritrarre la notte senza usare il nero.
Gli aveva descritto così lo spettacolo del cielo dell’alba: “Questa mattina dalla mia finestra ho guardato a lungo la campagna prima del sorgere del Sole, e non c'era che la stella del mattino, che sembrava molto grande”.
La stella del mattino è Venere, chiamata anche Lucifero. Orbitando vicina al Sole, appare sempre in concomitanza con l’alba o il tramonto.
Nelle lettere di Vincent che descrivono la composizione della Notte Stellata, oggi conservata al Moma di New York, il pittore menziona anche il canto delle cicale, nell’ultima sua estate vissuta fino alla fine. Un anno dopo aver dipinto il celebre quadro, il 29 luglio del 1890, Vincent Van Gogh si sarebbe ucciso proprio in mezzo a un campo di grano, uno dei suoi soggetti più raffigurati.