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Sismi in Sicilia vicini a una catena di vulcani sottomarini. Ma l’Ingv esclude il rischio eruzione

Il vulcano sottomarino Marsili in una ricostruzione dell'Ingv 
Gli epicentri a metà strada tra il gigantesco Marsili, che si trova al centro del Tirreno, e l’arco vulcanico delle Eolie, che comprende altri tre crateri poco monitorati
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“Pensiamo alle Eolie, a Stromboli e Vulcano, ma nel Tirreno a nord della Sicilia esiste anche una catena di vulcani sommersi, alcuni vicini all’epicentro dei terremoti di oggi”, spiega Salvatore Passaro, geologo marino dell’Ismar, l’Istituto di Scienze Marine del Cnr.

Al centro del Tirreno, esattamente a metà strada tra Napoli e Palermo, c’è l’enorme vulcano Marsili, lungo 70 chilometri e largo 30. La sua sommità si trova a 500 metri dalla superficie del mare. Anche se l’ultima eruzione risale a 3mila anni fa, si sa per certo che è un vulcano attivo ed emette acque calde.

Rispetto ai terremoti di oggi, il Marsili ha le sue pendici una ventina di chilometri più a nord. “La sequenza di scosse è avvenuta in una pianura sottomarina, più o…

“Pensiamo alle Eolie, a Stromboli e Vulcano, ma nel Tirreno a nord della Sicilia esiste anche una catena di vulcani sommersi, alcuni vicini all’epicentro dei terremoti di oggi”, spiega Salvatore Passaro, geologo marino dell’Ismar, l’Istituto di Scienze Marine del Cnr.

Al centro del Tirreno, esattamente a metà strada tra Napoli e Palermo, c’è l’enorme vulcano Marsili, lungo 70 chilometri e largo 30. La sua sommità si trova a 500 metri dalla superficie del mare. Anche se l’ultima eruzione risale a 3mila anni fa, si sa per certo che è un vulcano attivo ed emette acque calde.

Rispetto ai terremoti di oggi, il Marsili ha le sue pendici una ventina di chilometri più a nord. “La sequenza di scosse è avvenuta in una pianura sottomarina, più o meno a uguale distanza dal vulcano Marsili a nord e da Eolo, Sisifo ed Enarete a sud-ovest” aggiunge Passaro. “Questi ultimi rappresentano il proseguimento dell’arco vulcanico delle Eolie”. Sul loro stato di attività non si hanno informazioni certe.

I terremoti che hanno agitato il Tirreno meridionale, con un’allerta tsunami emanata per precauzione e ritirata dopo circa un’ora, non sono comunque prodromi di un’eruzione secondo l’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Lucia Margheriti, che dirige l’Osservatorio Terremoti, attribuisce i sismi ai movimenti tettonici del Tirreno.

“Oggi abbiamo registrato terremoti piuttosto forti per la zona, fino a magnitudo 5.5” spiega. “Sono stati generati dal movimento della placca africana, che si sposta verso nord comprimendo la placca euroasiatica. Le eruzioni invece avvengono quando il magma risale da una frattura della crosta”.

Tra i vulcani sottomarini del Tirreno, solo il Marsili è monitorato per quanto riguarda l’attività sismica. “Abbiamo installato un sismometro da fondo oceanico vicino al vulcano” spiega Guido Ventura, ricercatore dell’Ingv e del Cnr. “Registriamo scosse ripetute ma di bassissima energia. Ci sono anche emissioni di fluidi caldi e gas, come a Vulcano e ai Campi Flegrei”.

Oltre all’eventualità di un’eruzione – esclusa al momento – il rischio è che la frana di un versante generi onde potenzialmente distruttive. Oggi non è avvenuto, ma in caso contrario non avremmo avuto molto tempo per dare l’allarme.

L’allerta tsunami emanata in mattinata dall’Ingv parte infatti in modo automatico in caso di terremoti che hanno caratteristiche ben precise. “Monitorare le frane sottomarine invece è molto più difficile, non solo da noi ma in tutti i mari del mondo” spiega Ventura. “Il Tirreno a nord della Sicilia, in particolare, scende per 1500 metri formando una scarpata molto ripida. Installare sistemi di monitoraggio lì sarebbe molto costoso e poco risolutivo”.

“Per proteggere le coste - prosegue Ventura – ci affidiamo a un sistema di boe capaci di rilevare le onde anomale, qualunque sia la loro causa. Ce n’è una ad esempio di fronte a Stromboli”.

Più lontano dall’epicentro dei terremoti di oggi c’è un altro gigante sottomarino, il vulcano Palinuro. Ha dimensioni simili al Marsili. “Ma a differenza del Marsili, che ha una struttura compatta con tanti coni eruttivi, il Palinuro appare come una serie di vulcani ravvicinati, ognuno con una forma diversa. Sembra di guardare un cassetto pieno di bottoni variegati”. Anche lui genera terremoti molto deboli, segno di un’attività non sopita, con poca attività idrotermale. E senza sistemi di monitoraggio.

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