Studentati Pnrr, il Mur smentisce l’Udu. Ma sui privati e sugli affitti la nota tace
di Giulia BoeroIl ministero dell’Università risponde con una nota, secondo il dicastero le dichiarazioni dell’Udu sui posti letto realizzati con le risorse del Pnrr sarebbero “prive di fondamento”. Destinataria è Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari, che poche ore prima aveva rilasciato a Repubblica un’intervista dopo lo scontro con Bruno Vespa a Porta a Porta. Per il Mur quelle cifre contengono “affermazioni non corrispondenti al vero” e offrono “un quadro fuorviante”. Messa a confronto con i dati ufficiali, la nota in più punti risponde a domande diverse da quelle poste. Su uno tace.
Il totale: 33mila oggi, 30mila sulla carta
Il ministero rivendica oltre 63mila posti letto attivati, con un investimento di 1,2 m…
Il ministero dell’Università risponde con una nota, secondo il dicastero le dichiarazioni dell’Udu sui posti letto realizzati con le risorse del Pnrr sarebbero “prive di fondamento”. Destinataria è Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari, che poche ore prima aveva rilasciato a Repubblica un’intervista dopo lo scontro con Bruno Vespa a Porta a Porta. Per il Mur quelle cifre contengono “affermazioni non corrispondenti al vero” e offrono “un quadro fuorviante”. Messa a confronto con i dati ufficiali, la nota in più punti risponde a domande diverse da quelle poste. Su uno tace.
Sabrina Brizzola: “La violenza è espressione del disagio di una generazione. La politica ci specula”
Il totale: 33mila oggi, 30mila sulla carta
Il ministero rivendica oltre 63mila posti letto attivati, con un investimento di 1,2 miliardi, divisi in due tranche. “I primi 33.000 sono già stati realizzati e sono a disposizione degli studenti”, si legge. Per gli altri 30mila circa, “Cassa depositi e prestiti (Cdp) ha completato la firma di tutti gli atti d’obbligo, impegni giuridicamente vincolanti”. Appuntamento al 2027, quando gli alloggi saranno disponibili.
Resta però da capire cosa significhi posti “attivati”. Nel 2021 l’Italia si era impegnata con l’Europa a creare 60mila posti entro giugno 2026. Con i lavori in ritardo, nell’ottobre 2025 il governo ha ottenuto di dividere l’obiettivo. Metà dei posti doveva essere pronta entro l’estate. Per l’altra metà bastava aver scelto i progetti e assegnato i fondi, con lavori fino a maggio 2027. Così, sulla carta, l’obiettivo europeo è raggiunto, ma quasi metà dei 63mila posti oggi è un contratto firmato, non una stanza in cui dormire.
Anche il “sono a disposizione” va letto con attenzione. Il 2 settembre il ministero scriveva che i primi 33mila posti “saranno disponibili” per gli studenti, al futuro. Oggi usa il presente, senza dire quanti letti siano stati assegnati, né quanti studenti ci abitino già. Perché uno studente con diritto alla borsa entri in una residenza privata, serve prima un accordo tra il gestore e l’ente regionale per il diritto allo studio. E a verificare che le stanze siano davvero aperte dovranno essere le ispezioni dell’Agenzia del Demanio.
I posti per gli idonei
Il Mur contesta anche la cifra di poco più di mille posti letto gestiti dagli enti per il diritto allo studio citata dall’Udu. Il bando, ricorda, obbliga a riservare almeno il 30% agli studenti con diritto: circa 20mila letti, assegnati con bandi degli organismi regionali. Il conto torna, ma riguarda l’intero piano, compresa la tranche che oggi esiste solo nei contratti. Sui 33mila già realizzati la riserva vale poco meno di 10mila posti.
La critica dell’Udu, però, riguardava chi gestisce gli alloggi, non a chi sono destinati. Riservare un posto a uno studente idoneo non significa che a gestirlo sia un ente pubblico. Nel bando del 2024, che ha finanziato i 33mila posti già pronti, appena il 3,8% dei 626 progetti finanziati riguardava i soggetti pubblici. Il resto è privato: è il 96% che l’Udu ripete da settimane e su cui la nota non dice nulla.
La riserva, inoltre, ha una scadenza: i vincoli durano dodici anni. Chi entra tramite il diritto allo studio paga per tre anni la stessa tariffa degli studentati pubblici, poi per nove anni pagano il 75% dell’affitto medio della zona, calcolato dal ministero. Chi non rientra tra gli studenti più in difficoltà paga l’85% di quella media di mercato. Poi il gestore è libero di affittare ai prezzi che vuole.
Il discorso appassionato della studentessa: "I nostri diritti svenduti. Non possiamo più aspettare"
I canoni
Il ministero respinge infine l’idea di affitti superiori alla media cittadina. La tariffa, spiega, si calcola sui contratti registrati all’Agenzia delle Entrate, meno il 15%, e include le utenze. I prezzi pubblicati sul sito del Mur, precisa, sono solo un tetto massimo.
A descrivere però un meccanismo diverso è il decreto che regola il bando. Il “valore di mercato” da scontare non è l’affitto reale della zona, ma una tariffa calcolata da un algoritmo del ministero, che parte dalle quotazioni immobiliari e sale con i servizi offerti. Il risultato va da un minimo di 350 a un massimo di 1.000 euro al mese.
A settembre, in audizione alla Camera, la commissaria straordinaria Manuela Manenti aveva indicato i prezzi reali: tra 220 e 280 euro al mese per i posti riservati agli studenti con borsa, fino a 850 per quelli calmierati. Ottocentocinquanta euro è esattamente il tetto del sistema: mille meno il 15%. Per l’Udu è “una somma addirittura superiore alla media del mercato privato”. E dove una stanza costa meno di 350 euro, come in molte città del Sud, la tariffa “calmierata” non scende comunque sotto i 297,50.
Fuori dal perimetro del Pnrr c’è poi il libero mercato degli studentati privati, che amplia l’offerta ma a prezzi molto più alti. Nelle residenze di gruppi come The Social Hub una stanza può arrivare a 1.700 euro al mese, come Repubblica ha documentato più volte.
Edifici nuovi o riconvertiti
Ultimo punto. Il Pnrr vietava di costruire su aree verdi, e i posti, scrive il Mur, sono “tutti aggiuntivi”, ottenuti “prevalentemente” recuperando strutture che avevano un’altra destinazione. È una conferma indiretta: nella gran parte dei casi non si tratta di edifici nuovi. Nel marzo 2025 il report dell’Udu contava solo 2.959 posti costruiti ex novo su 11.623 approvati. Il disaccordo riguarda cosa debba contare come posto “aggiuntivo”. Già nel 2023 l’Udu sosteneva che molti posti esistessero già e fossero stati semplicemente censiti per la prima volta.
Intanto, nelle stesse ore della nota, il ministero ha firmato due decreti da 268 milioni per altri 5.935 posti letto. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 113mila posti letto entro il 2027, sommando il canale Pnrr e quello ordinario.