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Quel Movimento incendiario che si è bruciato in soli sette giorni

Per una settimana il M1710 di Youssef Sahir ha tenuto in scacco il Paese e costretto il governo a intervenire. Da sabato i follower stanno scappando
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«Raga, mettetevi l’anima in pace, la maggior parte sono tutte pecore. Una volta che viene preso uno tutti gli altri non sanno più che minchia fare e tutto si distrugge da solo…Questi siamo noi, in Francia invece non mollano un cazzo».

Alle 15.52 di sabato, quando sulla chat di Telegram invece dell’annuncio delle piazze scelte per la nuova protesta si susseguono gli screen shot con la notizia del fermo di Youssef Siher, il Movimento 17 ottobre, di fatto, si è già liquefatto. Nessuno dei 9.500 contatti ha la minima idea di chi sia il trentenne amministratore unico insieme alla moglie della chat, ma basta meno di un’ora a capire che dietro i manifesti programmatici degli ultimi giorni, al timone di quello che si era proposto come una sorta di movimento giovanile rivoluzionario, non c’è più nessuno. «La lotta contro le vetrine è finita quindi? Non c’è nemmeno più gusto a scrivere qui. Che fine settimana fallimentare», scrive deluso Niccolò.

«Raga, mettetevi l’anima in pace, la maggior parte sono tutte pecore. Una volta che viene preso uno tutti gli altri non sanno più che minchia fare e tutto si distrugge da solo…Questi siamo noi, in Francia invece non mollano un cazzo».

Alle 15.52 di sabato, quando sulla chat di Telegram invece dell’annuncio delle piazze scelte per la nuova protesta si susseguono gli screen shot con la notizia del fermo di Youssef Siher, il Movimento 17 ottobre, di fatto, si è già liquefatto. Nessuno dei 9.500 contatti ha la minima idea di chi sia il trentenne amministratore unico insieme alla moglie della chat, ma basta meno di un’ora a capire che dietro i manifesti programmatici degli ultimi giorni, al timone di quello che si era proposto come una sorta di movimento giovanile rivoluzionario, non c’è più nessuno. «La lotta contro le vetrine è finita quindi? Non c’è nemmeno più gusto a scrivere qui. Che fine settimana fallimentare», scrive deluso Niccolò.

Sabato pomeriggio la grande fuga dalla chat

Le ore che seguono, tra richieste senza risposta di luoghi dove radunarsi, appuntamenti al buio dati e subito revocati, sono una lunga teoria di abbandoni della chat Telegram da cui, appena sette giorni prima, era partito tutto e che – secondo l’analisi degli esperti della Polizia postale – aveva già attirato 6.000 persone, oltre ai circa 50.000 follower dell’account Instagram. E invece, nelle stesse ore in cui centinaia di ragazzi si aggirano disorientati nei centri delle grandi città senza sapere dove andare – sul web comincia la grande fuga da Movimento 17 ottobre: Twin ha lasciato il gruppo, Occhidigatto ha lasciato il gruppo, Folletto Ignaro ha lasciato il gruppo.

I sei giorni in cui M1710 ha tenuto in scacco l’Italia

Movimento17ottobre di fatto non esiste più. Individuati Siher e sua moglie, nessuno più ha alimentato quei due account che, all’indomani del sabato di saccheggi a Milano, sembravano nascondere la regia di chissà quale movimento capace di incendiare l’autunno d’Italia. Nato domenica 18 ottobre, morto sabato 24. Sei giorni e appena tredici post su Instagram più il gruppo Telegram con i sottogruppi nati in diverse città sono bastati a tenere in scacco l’Italia intera, a impegnare notte e giorno intelligence e forze dell’ordine, a mandare i parà della Folgore a Milano, soprattutto a far varare l’ottavo decreto sicurezza al governo Meloni.

Il manifesto del Movimento in tredici post

«I violenti siete voi che ci avete negato il futuro. Ora quel futuro ce lo prendiamo». Era cominciata così, domenica 18 ottobre, con un post che aveva raccolto più di 11.000 like in poche ore. Le immagini delle vetrine spaccate, dei negozi saccheggiati, dei giovanissimi con mazze e passamontagna su tutti i siti e le tv del mondo e questo fino a quel momento sconosciuto M1710 ad indicare la strada della rivolta ai piccoli casseurs italiani. Siher pubblica il suo manifesto: «L’obiettivo è arrivare alle piazze con preparazione e determinazione, senza paura». E ancora: «Si tratta di un gruppo organizzativo per infiammare l’autunno». Un manifesto che fa subito proseliti pronti ad attaccare il sistema: «Le banche vanno assaltate. Sono l’emblema della corruzione e del capitalismo».

La mobilitazione permanente in otto piazze

E dunque «mobilitazione permanente» «Ogni sabato alle 15 fino alla caduta di questo governo ladro». Con l’indicazione delle otto piazze di Milano, Bologna, Torino, Roma, Firenze, Bari, Padova, Genova in cui ritrovarsi. Poi, venerdi, a decreto sicurezza appena pubblicato in Gazzetta ufficiale, con i Lince della Folgore pronti per piazza Duomo a Milano, l’annuncio a sorpresa: «Le piazze annunciate per sabato sono annullate.Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze: be water. Alle 14.30 in punto, in ogni città, comunicheremo tre concentramenti. Alle 15.30 la piazza finale. Sabato quando lo diremo noi. Dove diremo noi». È l’ultimo post, 17.000 like, poi il silenzio.

La paura dei follower di essere scoperti

Siher è a San Vittore, un’accusa di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, sua moglie indagata per gli stessi reati. Un progetto eversivo il loro, secondo gli inquirenti, da portare avanti con un esercito arruolato online che neanche sapeva chi era il suo comandante. E che all’individuazione dell’amministratore della chat ha risposto con la grande fuga. Nella chat Comitato 17 ottobre di Roma sono rimasti in 171. Uno dei pochi rimasti mette in guardia gli altri: «Funziona cosi: leggono il messaggio, attestano se la minaccia è reale, fanno formale richiesta a Telegram per avere le informazioni dei tuo account, le forze dell’ordine ti vengono a prendere a casa». E ancora: «Ma non lo vedete che siamo rimasti in pochi e la metà sono infiltrati e poliziotti?». Solo Melissa, appena entrata nel gruppo, pensa al prossimo sabato: «Ma il 30 quando, a che ora, dove?».

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