Più cemento, meno verde: così il consumo di suolo cresce e rende le città fino a 12 gradi più calde
di Corrado ZuninoROMA – Il consumo del suolo - nuovi palazzi, parcheggi, capannoni industriali, impianti fotovoltaici sul territorio italiano – cresce ancora. Nel 2025 non è solo aumentato in valore assoluto (+102 chilometri quadrati), ma anche rispetto all’anno precedente: +22,4 per cento. Nel 2025 le superfici impermeabilizzate hanno raggiunto il 7,19 per cento del totale nazionale: 21.644 chilometri (su 301.000) risultano coperti da superfici artificiali.
Solo nell'ultimo anno monitorato, cemento e asfalto, cancellano altri 10.200 ettari di aree naturali. I ripristini, che sono aree restituite a parchi, aiuole, verde attrezzato, si fermano a 746 ettari: il bilancio resta negativo per quasi 9.500 ettari, il valore più alto dal 2012.
La Sicilia nell’ulti…
ROMA – Il consumo del suolo - nuovi palazzi, parcheggi, capannoni industriali, impianti fotovoltaici sul territorio italiano – cresce ancora. Nel 2025 non è solo aumentato in valore assoluto (+102 chilometri quadrati), ma anche rispetto all’anno precedente: +22,4 per cento. Nel 2025 le superfici impermeabilizzate hanno raggiunto il 7,19 per cento del totale nazionale: 21.644 chilometri (su 301.000) risultano coperti da superfici artificiali.
Solo nell'ultimo anno monitorato, cemento e asfalto, cancellano altri 10.200 ettari di aree naturali. I ripristini, che sono aree restituite a parchi, aiuole, verde attrezzato, si fermano a 746 ettari: il bilancio resta negativo per quasi 9.500 ettari, il valore più alto dal 2012.
La Sicilia nell’ultimo anno ha aggiunto poco più di 1.600 ettari di nuovo suolo artificiale, il Lazio più di 1.400 ettari, Puglia e Lombardia superano i 1.000. Quest’ultima resta la regione con la quota più alta di superfici coperte da edifici e infrastrutture: il 12,27 per cento. Il Veneto ha l'11,87 per cento del territorio solettato e la Campania il 10,65 per cento.
Gli impianti nell’Alto Lazio
Le direttive europee indicano il 2030 l’anno in cui la somma tra consumo e ripristini dovrà essere pari a zero, tuttavia dal 2006, primo anno di monitoraggio Ispra, nel 96 per cento dei comuni italiani si è registrato un aumento del suolo cementato. Dal 2006, primo anno di monitoraggio, le nuove coperture artificiali hanno interessato il 96 per cento dei comuni italiani e gli aumenti più importanti dell’ultimo anno censito si riscontrano a Tuscania (+319 ettari) e Montalto di Castro (+316), comuni dell’Alto Lazio che hanno conosciuto una forte espansione della posa a terra di impianti fotovoltaici. Quindi, Catania (+198). Escludendo il fotovoltaico, i valori più elevati si riscontrano a Roma (+74 ettari), Foggia (+72), Cerignola (provincia di Foggia, +53) e Campagna (provincia di Salerno, +51).
Il suolo consumato avanza anche nelle aree più fragili: in un anno 1.106 ettari di perimetro cementificato in più nelle zone a rischio alluvione e 707 ettari nelle aree a rischio frana.
Le cause principali
Oltre la metà delle nuove superfici artificiali (il 52,6 per cento), è legata ai cantieri, che si estendono su 5.387 ettari. I nuovi edifici coprono 725 ettari di suolo naturale e 435 ettari di cantieri preesistenti, per una crescita complessiva di 1.160 ettari.
Piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali aumentano di 1.230 ettari, le nuove attività estrattive 392 e le infrastrutture 506.
Tra i fenomeni che crescono più rapidamente la logistica, che in un anno aggiunge 390 ettari, soprattutto in Piemonte (+115 ettari) e nel Lazio (+59). Prosegue l’estensione anche del fotovoltaico a terra (+2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021) e degli impianti eolici (+118 ettari, comprese le infrastrutture collegate).
Dove si può recuperare
Per la prima volta l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, coadiuvata da Snpa, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, rilevano e indicano dove si possono avviare i ripristini: il cosiddetto suolo consumato reversibile. Sono 2.100 i chilometri quadrati di superfici disponibili in Italia dove poter recuperare terreno, realizzare nuovi spazi verdi urbani, depavimentare e limitare il consumo di suolo che, nel 2025, avanza a un ritmo superiore a 3 metri quadrati il secondo, 280.000 metri quadrati ogni giorno.
Le opportunità individuate sul territorio nazionale comprendono 3.281 chilometri quadrati di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 chilometri quadrati di tetti utilizzabili per l'installazione di impianti fotovoltaici. A questo si aggiungono quasi 9,6 milioni di abitazioni non occupate, che possono essere recuperate e riutilizzate.
Le aree pubbliche urbane idonee al ripristino superano complessivamente i 35.000 ettari con le maggiori estensioni nel Lazio, in Lombardia e in Veneto. Roma, la più solettata, ha anche il primato della potenzialità di recupero.
Meno verde, più caldo nelle città
Oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città. Nel 2025 nel contesto urbano scompaiono 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea, riduzioni che si riflettono anche sulle temperature estive. Nelle zone più impermeabilizzate il suolo raggiunge valori superiori di oltre 10 gradi centigradi rispetto alle aree rurali circostanti, con punte che localmente arrivano a 12 gradi. Sono le cosiddette isole di calore urbano. Dove gli alberi sono più presenti, le temperature risultano fino a 1,6 gradi più basse.
I costi economici
Lo studio sottolinea come il consumo di suolo rappresenti un costo collettivo, dovuto alla perdita di servizi ecosistemici (perdita di produttività agricola, diminuzione del flusso idrologico, diminuzione della capacità di trattenimento a terra del carbonio): si stimano tra 9,3 e 11,3 miliardi di euro persi ogni anno a partire dal 2006.
Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra-Snpa: “Oggi la conoscenza ambientale non serve solo a descrivere i problemi, ma a costruire le soluzioni. E il valore di questo Rapporto sta proprio in questo: non solo fotografa l'avanzata del consumo di suolo, ma fornisce indicazioni concrete su come contrastarlo e individua le opportunità per lo sviluppo sostenibile dei territori e delle città. Ispra e Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente mettono a disposizione dati, analisi e strumenti che permettono di individuare percorsi alternativi alla perdita di suolo e di orientare le scelte verso il recupero e la rigenerazione di ciò che già esiste".