È stato riaperto e chiuso in meno di dieci minuti il processo d’appello a carico del cardinale Angelo Becciu e altri otto imputati per la compravendita di un immobile al centro di Londra con i fondi della Segreteria di Stato. Il presidente della corte, monsignor Alejandro Arellano, che già a marzo aveva ordinato alla pubblica accusa di depositare “tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale”, ha aggiornato il procedimento alle fine di gennaio.
Lo stop di marzo
A marzo la corte d’appello ha disposto la “rinovazione del dibattimento” del primo grado, che si è era concluso con la condanna di quasi tutti i deputati. Da allora, però, non risulta che l’ufficio del “promotore di giustizia”, come si chiama la procura nello Stato pontificio, abbia depositato la documentazione in suo possesso. Si tratta, come hanno più volta detto le difese, della deposizione di monsignor Alberto Perlasca, ex collaboratore poi divenuto accusatore del cardinale Be…
È stato riaperto e chiuso in meno di dieci minuti il processo d’appello a carico del cardinale Angelo Becciu e altri otto imputati per la compravendita di un immobile al centro di Londra con i fondi della Segreteria di Stato. Il presidente della corte, monsignor Alejandro Arellano, che già a marzo aveva ordinato alla pubblica accusa di depositare “tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale”, ha aggiornato il procedimento alle fine di gennaio.
Lo stop di marzo
A marzo la corte d’appello ha disposto la “rinovazione del dibattimento” del primo grado, che si è era concluso con la condanna di quasi tutti i deputati. Da allora, però, non risulta che l’ufficio del “promotore di giustizia”, come si chiama la procura nello Stato pontificio, abbia depositato la documentazione in suo possesso. Si tratta, come hanno più volta detto le difese, della deposizione di monsignor Alberto Perlasca, ex collaboratore poi divenuto accusatore del cardinale Becciu, depositata solo con numerosi omissis, delle chat tra due donne in collegamento con lo stesso Perlasca, Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri (chat che, nel frattempo, sono state però acquisite senza omissis), e infine di “decine di devices”. La pubblica accusa avrebbe giustificato il mancato deposito del materiale adducendo ragioni di Stato. Il titolare dell’ufficio del promotore di giustizia, Alessando Diddi, già a gennaio si è astenuto dal processo d’appello in corso: la pubblica accusa è dunque rappresentata dai suoi sostituti.
Aggiornamento a gennaio
L’udienza odierna, aperta alle 9.17 e aggiornata alle 9.28, “è dedicata unicamente ed esclusivamente alla calendarizzazione delle prossime udienze”, ha detto monsignor Arellano, e oggetto delle prossime udienze sarà “la trattazione delle questioni preliminari all’apertura del dibattimento di secondo grado con specifico riguardo all’adempimento delle ordinanza della corte. Considerate che sono state già depositate le memorie scritte, le udienze che si vanno a fissare saranno perciò dedicate esclusivamente all’illustrazione degli scritti depositati”. Dopo aver consultato l’agenda di partici civili, ufficio del promotore di giustizia e avvocati delle difesa, la corte ha fissato le udienze da martedì 26 gennaio 2027 a venerdì 29 gennaio 2027, dalle 9 alle 13.30 “per la trattazione unica e esclusiva”, ha ribadito il monsignore spagnolo, “delle questioni preliminari, non entreremo ancora nel merito della causa”.
Nervosismo e pazienza
A conclusione dell’udienza il cardinale Angelo Becciu, presente come sempre in aula, ha commentato a caldo di fronte ai giornalisti: “Siamo nervosi”. Il suo avvocato, Fabio Viglione, ha commentato che è naturale una certa impazienza per gli imputati, ha ricordato che il cardinale si è sempre dichiarato innocente, ha sottolineato che comunque il rinvio è dovuto a cause procedurali ed ha rinnovato la fiducia nella Corte d’appello. Rispettiamo questo calendario, saremo pronti a gennaio, lo eravamo già oggi”, ha detto Viglione ai giornalisti, “abbiamo presentato delle memorie che non fanno altro che ribadire la forza vincolante della ordinanza della corte d’appello” che il 17 marzo “aveva dato una direzione per una ipotetica rinnovazione dell’istruttoria” che poteva avvenire “a condizione che venissero depositati gli atti che, invece, non sono stati depositati”; vanno depositati “atti completi, tutti, e privi di omissis”, “anche per poter consentire alla difesa di poter esercitare pienamente il proprio diritto magari con richieste ulteriori di prova a discarico: tutto questo è mancato, noi lo ribadiremo nelle udienze di gennaio”.
“Ci attendiamo l’assoluzione”
Quella della corte d’appello, ha detto da parte sua Luigi Panella, avvocato del finanziere Enrico Crasso, “è una decisione neutra, un calendario, anche se mi ha positivamente colpito il riferimento all’adempimento delle ordinanze, proprio quello che noi chiediamo”. Se non venissero depositati i documenti richiesti, “la conseguenza dovrebbe essere quella di cui all’articolo 421 del codice di procedura penale vaticano che prevede la sentenza di assoluzione quando l’azione penale non può essere proseguita”.