Ormai era convinto di averla fatta franca, di avere progettato e realizzato il femminicidio perfetto. Dopo due anni, invece, gli sarà apparso davanti agli occhi il viso sorridente della moglie Jessica Dalla Chiara quando alla sua battuta: «Ma che volete arrestarmi?», i poliziotti sull’uscio di casa gli hanno risposto: «Sì».
Nadir Rossi, infermiere di 35 anni, secondo il gip di Verona, ha avvelenato lentamente con iniezioni di insulina la moglie, una sua collega. Le ha provocato il primo arresto cardiaco nel maggio del 2024 e poi, nel giugno successivo, con l’ultima dose fatale in una flebo, è arrivata la morte. Le indagini hanno ricostruito che le somministrava insulina dopo averla sedata con i tranquillanti, benzodiazepine molto probabilmente camuffate dentro le bevande. Un piano che avrebbe fatto invidia al re del thriller, Alfred Hitchcock.
Dopo la morte della moglie, Rossi si è affrettato a fare cremare il corpo, inscenando un lutto disperato e un finto suicidio con il fentanyl. I…
Ormai era convinto di averla fatta franca, di avere progettato e realizzato il femminicidio perfetto. Dopo due anni, invece, gli sarà apparso davanti agli occhi il viso sorridente della moglie Jessica Dalla Chiara quando alla sua battuta: «Ma che volete arrestarmi?», i poliziotti sull’uscio di casa gli hanno risposto: «Sì».
Nadir Rossi, infermiere di 35 anni, secondo il gip di Verona, ha avvelenato lentamente con iniezioni di insulina la moglie, una sua collega. Le ha provocato il primo arresto cardiaco nel maggio del 2024 e poi, nel giugno successivo, con l’ultima dose fatale in una flebo, è arrivata la morte. Le indagini hanno ricostruito che le somministrava insulina dopo averla sedata con i tranquillanti, benzodiazepine molto probabilmente camuffate dentro le bevande. Un piano che avrebbe fatto invidia al re del thriller, Alfred Hitchcock.
Dopo la morte della moglie, Rossi si è affrettato a fare cremare il corpo, inscenando un lutto disperato e un finto suicidio con il fentanyl. Infine, a tempo di record, ha incassato l’assicurazione sulla vita di lei del valore di 100 mila euro. Ed è diventato il padre vedovo e amorevole della figlia, che oggi ha 4 anni. Tutto il suo paese, Bussolego, lo ha sostenuto nei due anni di finzione. Mentre lui aveva una relazione fissa con un’altra donna già da diverso tempo, ben prima che la moglie morisse. «Ha scelto di ucciderla per non affrontare i costi di una separazione», è la convinzione di chi ha indagato.
I genitori di Jessica, che aveva 32 anni il giorno in cui è morta dopo il coma, sin da subito hanno iniziato a farsi più di una domanda, a insinuare il dubbio alla polizia. «Lo sapevo che la mia Jessica non poteva essere morta per una malattia come sosteneva lui. Provo una rabbia incontenibile, adesso dico a quest’uomo di raccontare tutta la verità su cosa ha fatto a mia figlia», dice a fatica Maurizio Dalla Chiara. Dopo un’indagine complessa e meticolosa, da parte della squadra mobile di Verona e della procura, per Nadir Rossi sono arrivate le accuse di femminicidio, di tentato omicidio, della soppressione di cadavere e di peculato per avere rubato alcuni farmaci nell’ospedale dove lavorava.
Il primo dubbio è arrivato il 2 luglio, il giorno in cui dall’ospedale Borgo Roma dove Jessica era spirata, è arrivato il referto post mortem in cui era evidenziato un alto tasso glicemico dovuto a somministrazioni esterne di insulina. L’ospedale ha inviato una segnalazione alla polizia, i genitori hanno raccontato che il genero aveva subito lasciato la casa di proprietà per allontanarsi da loro e andare a vivere lontano, di non avere avuto più la possibilità di vedere la nipotina. Gli investigatori hanno intrecciato le intercettazioni con gli indizi, quella polizza sulla vita incassata in fretta e furia. Poi la più agghiacciante delle scoperte: la ricerca sul web dei sintomi dell’ipoglicemia grave, fin dall’aprile del 2024, e quella su un saggio dal titolo “The Angels of Death. L’ipoglicemia come strumento di morte” in cui si spiegano gli omicidi commessi con farmaci ipoglicemizzanti. Infine, un depistaggio orchestrato ad arte: nel cellulare della donna aveva lasciato delle note in cui si leggeva tra le righe la volontà di suicidarsi della vittima e c’era scritto a chiare lettere il perdono al marito per una sua relazione extraconiugale.
Adesso la mamma di Jessica ha un solo desiderio, dopo due anni dallo strazio: «I giudici mi affidino mia nipote, la crescerò come avrebbe voluto mia figlia».