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Quel disagio tra i poliziotti: “La politica abbassi i toni, non ci trasformi in nemici”

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“Non vogliamo essere la controparte dei ragazzi”. In aumento i feriti negli scontri. E le malattie per evitare le manifestazioni
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ROMA – Un poliziotto del reparto mobile di Roma condivide nella chat dei colleghi l’intervista di Repubblica alla ragazza fermata prima di una manifestazione perché indossava una felpa nera. E commenta: «Che faccio, dico a mia figlia di buttare le sue?». Gli rispondono in due: «No, mettiamole anche noi». È una battuta, certo. Ma racconta meglio di tante dichiarazioni il disagio che attraversa in queste ore una parte della Polizia. Quella che non vuole essere considerata il nemico dei ragazzi. Che non vuole andare in piazza per fare la guerra a chi manifesta. E che comincia a essere stanca di una contrapposizione alimentata dalla politica, nella quale gli agenti finiscono per essere il bersaglio di una rabbia che non hanno provocato. C’è insomma una Polizia che non vuole lo scontro. Che sa distinguere la stragrande maggioranza dei manifestanti pacifici dai gruppi violenti. E che rivendica, soprattutto, le parole pronunciate dal capo della Polizia, Vittorio Pisani: «Dobbiamo fare compre…

ROMA – Un poliziotto del reparto mobile di Roma condivide nella chat dei colleghi l’intervista di Repubblica alla ragazza fermata prima di una manifestazione perché indossava una felpa nera. E commenta: «Che faccio, dico a mia figlia di buttare le sue?». Gli rispondono in due: «No, mettiamole anche noi». È una battuta, certo. Ma racconta meglio di tante dichiarazioni il disagio che attraversa in queste ore una parte della Polizia. Quella che non vuole essere considerata il nemico dei ragazzi. Che non vuole andare in piazza per fare la guerra a chi manifesta. E che comincia a essere stanca di una contrapposizione alimentata dalla politica, nella quale gli agenti finiscono per essere il bersaglio di una rabbia che non hanno provocato. C’è insomma una Polizia che non vuole lo scontro. Che sa distinguere la stragrande maggioranza dei manifestanti pacifici dai gruppi violenti. E che rivendica, soprattutto, le parole pronunciate dal capo della Polizia, Vittorio Pisani: «Dobbiamo fare comprendere ai giovani che non siamo la loro controparte: il nostro obiettivo è tutelare la sicurezza dei cittadini. Essere servitori dello Stato».

«La mia preoccupazione è legata alla deriva di polarizzazione politica che questo governo sta attuando», denuncia Nicola Rossiello, segretario generale del Silp Cgil Piemonte. Lavora a Torino, uno dei punti massimi di tensione. «Faccio fatica ad attribuire la responsabilità ai colleghi che sono per strada. Credo piuttosto che alcuni comportamenti siano il risultato di orientamenti operativi che arrivano dal centro. È difficile pensare che poliziotti con cui lavoro da anni abbiano improvvisamente cambiato in maniera così radicale il loro approccio».

Il punto, insiste Rossiello, è che «nelle piazze ci sono ragazzini, studenti, giovani che esercitano un diritto. Noi siamo al servizio dei cittadini, anche di quelli che manifestano». E invece, denuncia, «da quando c’è il governo Meloni siamo quotidianamente sovraesposti, chiamati a rappresentare lo Stato in una contrapposizione continua». Con conseguenze anche sulla sicurezza degli agenti: «I feriti sono in forte progressione, lo scorso anno abbiamo superato i quattrocento».

Nessuno, naturalmente, vuole difendere i violenti. Ma il problema è proprio evitare che i violenti diventino il metro con cui giudicare ogni manifestazione. E che a pagarne le conseguenze siano tanto i ragazzi che scendono pacificamente in strada quanto gli agenti mandati a fronteggiarli. C’è poi un altro fenomeno, forse ancora più preoccupante: nelle ultime settimane si moltiplicano, secondo le segnalazioni raccolte dal sindacato, le assenze per malattia tra gli agenti che temono di essere impiegati nei servizi di ordine pubblico. Poliziotti che hanno paura di andare in piazza e prendere botte. Il risultato rischia di essere paradossale: proprio nelle situazioni più delicate possono finire per essere impiegati uomini meno esperti, con minore capacità di gestire la tensione.

«Da decenni le politiche per la sicurezza vengono gestite in modo emergenziale», denuncia Pietro Colapietro, segretario generale del Silp Cgil. «E non si tutelano nemmeno i lavoratori, cioè i ragazzi che mandiamo in piazza a lavorare. Il disagio sociale non si gestisce con l’ordine pubblico e con il proliferare di decreti che introducono nuovi reati e aumentano le pene senza risolvere i problemi». A tutto questo si aggiunge la questione delle risorse. Il sindacato denuncia organici insufficienti, età media elevata e assunzioni che non compensano i pensionamenti. Gianpaolo Trevisi, poliziotto e scrittore, ex capo della scuola di Polizia e oggi consigliere regionale del Pd, era in piazza a Genova. «Ho incontrato dei ragazzi e ho detto: dovete scendere in piazza, nel rispetto delle regole. Perché il rischio, in un clima come questo, è che si finisca per non manifestare più. I violenti e i facinorosi vanno condannati senza se e senza ma. Ma non possiamo non capire cosa sta succedendo». Nè, per citare il capo della Polizia, essere le controparti dei propri figli.

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