Jessica Dalla Chiara avrebbe potuto salvarsi, se solo la sliding door aperta da un’infermiera non si fosse chiusa senza un nulla di fatto. È la notte del 22 maggio, quella del primo avvelenamento con l’insulina da parte del marito Nadir Rossi, e Jessica ha un arresto cardiaco. Rossi chiama i soccorsi, intanto aiuta la moglie. È l’infermiera, arrivata con un medico e un autista, a notare un atteggiamento strano da parte dell’uomo. E lo racconta alla polizia durante le indagini che porteranno poi all’arresto di Nadir Rossi. Parole che sono finite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dalla gip Carla Musio.
“Dopo che Jessica aveva ripreso il battito e quindi era praticamente fuori pericolo, ho sentito dei forti rumori, non …
Jessica Dalla Chiara avrebbe potuto salvarsi, se solo la sliding door aperta da un’infermiera non si fosse chiusa senza un nulla di fatto. È la notte del 22 maggio, quella del primo avvelenamento con l’insulina da parte del marito Nadir Rossi, e Jessica ha un arresto cardiaco. Rossi chiama i soccorsi, intanto aiuta la moglie. È l’infermiera, arrivata con un medico e un autista, a notare un atteggiamento strano da parte dell’uomo. E lo racconta alla polizia durante le indagini che porteranno poi all’arresto di Nadir Rossi. Parole che sono finite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dalla gip Carla Musio.
“Dopo che Jessica aveva ripreso il battito e quindi era praticamente fuori pericolo, ho sentito dei forti rumori, non so se provocati da calci o pugni perché ero girata di schiena, provenire dalla porta chiusa della cameretta. Quelle botte le aveva causate di certo il marito, in quanto era l'unica persona dietro di me, le altre le avevo di fronte e di fianco”. L’infermiera resta interdetta da quella reazione: “Me la sarei aspettata in caso di decesso della moglie, non in quel caso visto che Jessica l’avevamo ripresa. Mi è sembrata la reazione di uno che non ce l'aveva fatta e che non era assolutamente contento che la moglie fosse viva”.
Nei giorni seguenti la soccorritrice non si dà pace: “Ne ho parlato con la dottoressa del mio gruppo dicendole che secondo me c'era qualcosa che non tornava. E anche che dopo avere affidato Jessica ai sanitari, in ospedale, avevo incrociato lo sguardo di Rossi che mi aveva fissata come se volesse sbranarmi". Ma la vicenda si chiude lì, non ci fu alcuna segnalazione alle forze dell’ordine. In fondo, in quel momento, si trattava solo di sensazioni e sospetti. È la stessa infermiera, però, che dopo la morte di Jessica ha inviato una lettera anonima ai carabinieri, chiedendo di indagare su quell’uomo. “I miei sospetti – ha poi dichiarato alla polizia – sono aumentati quando ho saputo che aveva fatto cremare la moglie”.
Il tentato avvelenamento della suocera
Non è un dato certo ma sta di fatto che la notte in cui è morta Jessica Dalla Chiara, il 24 giugno 2024, il marito ha tentato di fare del male anche alla suocera. Lo racconta la donna alla polizia qualche giorno dopo la morte della figlia, quando già i sospetti sul genero erano certezza nella sua testa. Un mese dopo la donna e l’ex marito depongono davanti alla polizia facendo la loro segnalazione contro l’ex genero. E la donna riferisce due particolari per nulla insignificanti. “Durante l'intervento dei soccorritori lui ha svuotato l’armadietto dei medicinali, in cui cerano i flaconi di flebo di glucosata e tantissimi medicinali, una quantità mai vista, e li ha messi dentro un sacco nero che ha portato in giardino. Non so che fine abbia fatto”. L’altra rivelazione è shock: “Mio genero mi ha offerto un bicchiere d’acqua. Era già pieno e lo ha preso dal bancone della cucina. Dopo qualche ora ho accusato un forte malessere”. Ma quando la donna chiede a Nadir Rossi cosa ci fosse dentro quel bicchiere, lui si è girato e “mi ha risposto con una risata”.
“Non faccio squartare mia moglie come un maiale”
Nadir Rossi, secondo le indagini della squadra mobile di Verona, ha messo in campo tutte le sue abilità per cancellare ogni traccia del femminicidio della moglie. La prima decisione, la più importante, è stata quella di non chiedere l’autopsia per sapere cosa fosse successo alla moglie e di correre a fissare il giorno della cremazione. È sempre la madre di Jessica a dire alla polizia: “Nella mattina in cui mia figlia era già morta il mio ex marito disse che era sua intenzione chiedere l’autopsia e fare causa all’ospedale. Noi pensavamo in quel momento a un errore medico”. Nadir rispose di getto: “Tu pensi solo ai soldi”. E ha dato un pugno a un lampione. “Anche io chiesi di fare l’autopsia e lui mi bloccò subito”. Nadir Rossi alla madre di Jessica disse una frase che le è rimasta impressa: “Non farò squartare come un maiale mia moglie e non la seppellirò nella terra dove la mangeranno i vermi”. La verità, per gli investigatori, è quella che poi intercetteranno durante le indagini in una frase detta proprio da Rossi: “Niente corpo, niente prova”. Tutto rientra in quel piano definito dalla gip “spietato”.
I dubbi delle amiche
A deporre davanti alla polizia sono anche diverse colleghe e amiche di Jessica Dalla Chiara. Le loro parole vengono citate nell’ordinanza e raccontano la voglia di vivere di quella donna di 32 anni che all’improvviso si ritrova ricoverata per un malessere di cui non riesce a comprendere l’origine. Una delle testimoni racconta anche la voglia di Jessica di diventare mamma per una seconda volta. “Amava sua figlia, voleva stare bene per la sua bambina e quando l’avevano dimessa dopo un mese di esami, lei era contentissima. Non era una persona che pensava al suicidio”, racconta una delle amiche. E poi quel desiderio di maternità, che aveva esternato con un messaggio prima della tragedia: “L’intervento all’ovaio è andato bene ma lo scopriremo solo vivendo, quando deciderò di avere un altro figlio. E poi l’altro ovaio è funzionante!”
Cinque tentativi per uccidere la moglie
L’indagine, oltre alle testimonianze e alle intercettazioni, si è avvalsa anche dell’analisi dei cellulari di marito e moglie. Quando già tutti i dubbi erano stati riferiti alla squadra mobile, sulla scena dell’inchiesta fanno irruzione le risultanze dei tabulati. E così è saltato fuori che tutte le volte che Jessica Dalla Chiara aveva una crisi ipoglicemica, accanto a lei o nelle vicinanze, sia in ospedale sia in casa, c’era il marito. Così gli inquirenti hanno messo su bianco orari, date e le hanno incrociate con i malesseri della donna. Dopo l’arresto cardiaco del 22 maggio, Jessica era stata male il 26 maggio quando già era ricoverata, e il marito, un infermiere e conosciuto dai colleghi tanto da andare a trovare la moglie negli orari più disparati, si trovava proprio lì. Come per quelle del 2 e dell’8 giugno, crisi che sono sopraggiunte in ospedale all’improvviso. Tutti episodi su cui i medici si sono interrogati con decine di esami. L’ultimo ha avuto un responso chiaro troppo tardi, il 2 luglio, quando Jessica era già morta da 8 giorni: quell’insulina nel sangue era stata introdotta dall’esterno.