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Over 60, lo studio: i nipoti fanno bene alle nonne, ma solo a piccole dosi

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Una ricerca dell’università di Padova smonta l’equazione tra impegno e benessere nella terza età: tenersi occupati non basta. E l’accudire un familiare non autosufficiente è un peso che ricade quasi interamente sulle donne
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Tenersi occupati non basta. Dopo i sessant’anni il legame tra attività e benessere non è automatico. Conta cosa si fa, per quanto tempo e, soprattutto, chi lo fa. Il volontariato rende più soddisfatti gli uomini. I nipoti fanno bene alle nonne, ma a piccole dosi. L’assistenza a un familiare non autosufficiente, invece, fa crollare il benessere delle donne. È il quadro che emerge da uno studio dell’Università di Padova pubblicato sulla rivista scientifica BMC Public Health.

La metodologia

La base è l’indagine Istat sull’uso del tempo: ogni componente della famiglia compila un diario e annota, ogni dieci minuti, tutto quello che fa nell’arco delle 24 ore. Il campione è rappresentativo e conta oltre diecimila italiani dai 60 anni in su. Prima di tutto, i numeri. Tra gli over 60 lavora ancora il 6,4%, per circa sei ore e quaranta al giorno. Il 2,3% fa volontariato, l’8% si prende cura di adulti della famiglia. I nipoti impegnano il 10% degli anziani, per un’ora e mezza al giorno in media.…

Tenersi occupati non basta. Dopo i sessant’anni il legame tra attività e benessere non è automatico. Conta cosa si fa, per quanto tempo e, soprattutto, chi lo fa. Il volontariato rende più soddisfatti gli uomini. I nipoti fanno bene alle nonne, ma a piccole dosi. L’assistenza a un familiare non autosufficiente, invece, fa crollare il benessere delle donne. È il quadro che emerge da uno studio dell’Università di Padova pubblicato sulla rivista scientifica BMC Public Health.

La metodologia

La base è l’indagine Istat sull’uso del tempo: ogni componente della famiglia compila un diario e annota, ogni dieci minuti, tutto quello che fa nell’arco delle 24 ore. Il campione è rappresentativo e conta oltre diecimila italiani dai 60 anni in su. Prima di tutto, i numeri. Tra gli over 60 lavora ancora il 6,4%, per circa sei ore e quaranta al giorno. Il 2,3% fa volontariato, l’8% si prende cura di adulti della famiglia. I nipoti impegnano il 10% degli anziani, per un’ora e mezza al giorno in media.

Lui volontario, lei nonna

Il volontariato, secondo lo studio, è una fonte di soddisfazione quasi solo maschile, in particolare nel fine settimana. Due o tre ore il sabato o la domenica in un’associazione o in un’attività di quartiere danno agli uomini senso di utilità, riconoscimento sociale, gratificazione.

Con i nipoti invece succede l’opposto. Badare ai bambini durante la settimana aumenta in modo significativo la soddisfazione delle nonne. Ma la curva non è lineare. Qualche ora insieme fa bene, mentre quando l’impegno diventa quotidiano o sconfina nel weekend, fino a somigliare a un lavoro a tempo pieno, il beneficio svanisce e lascia spazio a stress e sovraccarico.

Il peso della cura

Il dato più netto riguarda l’assistenza ad anziani o familiari disabili. In un Paese in cui il welfare pubblico offre poche alternative alla cura domestica, quel carico ricade quasi per intero sulle donne. E per le over 60 accudire un adulto dipendente riduce drasticamente la soddisfazione di vita. Il crollo è più marcato nel fine settimana, quando l’assistenza si prende il riposo e il tempo libero.

“Non basta suggerire agli anziani di dedicarsi ad attività utili e produttive per contribuire alla società e al tempo stesso stare bene, in un’ottica win-win”, dice Maria Letizia Tanturri, ricercatrice del dipartimento di Scienze statistiche. “Il nostro studio mostra che ci sono molte attività che gli anziani svolgono e che indubbiamente hanno ricadute importanti per la società, ma solo alcune di esse danno veramente soddisfazione a chi le svolge, e con ampie differenze di genere. È importante saperlo, per non gettare sulle spalle degli anziani carichi troppo gravosi, con la scusa che è importante restare attivi”.

Il lavoro retribuito

Meno univoco il capitolo sul lavoro retribuito. Nelle analisi descrittive chi lavora ancora si dice più soddisfatto. Ma quando entrano in gioco le altre variabili, l’associazione con il tempo passato al lavoro si fa debole e cambia secondo il genere e il giorno della settimana. Per le donne è lievemente positiva nei feriali, negativa nel weekend.

“Questo andamento suggerisce che il lavoro può dare soddisfazione in età anziana, ma a seconda della sua compatibilità con il riposo, le relazioni familiari e la disponibilità di tempo libero”, spiega Alessandra Buja del dipartimento di Scienze cardio-toraco-vascolari e Sanità pubblica. La possibilità di scegliere se e quanto lavorare, aggiunge, è una possibile chiave di lettura, anche se non è stata misurata direttamente e il disegno dello studio non consente conclusioni causali.

Il messaggio dei ricercatori è rivolto alla politica. Le attività fanno bene solo quando sono frutto di una libera scelta, quando sono riconosciute e non intaccano la libertà individuale. Per questo servono servizi di sostegno alle famiglie e alle donne. Altrimenti l’invecchiamento attivo resta uno slogan. E prendersi cura degli altri, una trappola per la propria felicità.

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