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Uccisa con l’insulina, l’amante del marito: “Da una mail falsa ho capito che lui mentiva”

(ansa)
La donna che frequentava Nadir Rossi, l’infermiere arrestato con l’accusa di aver assassinato la moglie con una dose letale a Verona, si è insospettita dopo un messaggio ricevuto qualche giorno dopo la morte di Jessica Dalla Chiara. E anche a causa di una foto fatta con l’IA
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Un bugiardo seriale che per costruire verità alternative si faceva aiutare persino dall’intelligenza artificiale. È il profilo di Nadir Rossi, che emerge dall’inchiesta a Verona che lo ha portato in carcere con l’accusa di omicidio premeditato per la morte della moglie, Jessica Dalla Chiara, 32 anni.

Infermiere 35enne, Rossi l’avrebbe uccisa con una dose letale di insulina e dopo la sua morte avrebbe fatto di tutto non solo per coprire le proprie tracce, ma anche per costruirsi una nuova vita.

La mail falsa

A suggerirlo agli investigatori, che su telefono e dispositivi di Rossi hanno trovato i riscontri, è stata l’amante di Rossi, insospettita da una mail ricevuta qualche giorno dopo la morte di Jessica Dalla Chiara. In quelle righe, la donna che in teoria non avrebbe dovuto essere a conoscenza del tradimento del marito, non solo affidava le “affidava” la figlia – “trattala come se fosse tua” si leggeva - ma per lui spendeva parole di miele.

“Anche se fa il duro dentro è un orsacchiot…

Un bugiardo seriale che per costruire verità alternative si faceva aiutare persino dall’intelligenza artificiale. È il profilo di Nadir Rossi, che emerge dall’inchiesta a Verona che lo ha portato in carcere con l’accusa di omicidio premeditato per la morte della moglie, Jessica Dalla Chiara, 32 anni.

Infermiere 35enne, Rossi l’avrebbe uccisa con una dose letale di insulina e dopo la sua morte avrebbe fatto di tutto non solo per coprire le proprie tracce, ma anche per costruirsi una nuova vita.

La mail falsa

A suggerirlo agli investigatori, che su telefono e dispositivi di Rossi hanno trovato i riscontri, è stata l’amante di Rossi, insospettita da una mail ricevuta qualche giorno dopo la morte di Jessica Dalla Chiara. In quelle righe, la donna che in teoria non avrebbe dovuto essere a conoscenza del tradimento del marito, non solo affidava le “affidava” la figlia – “trattala come se fosse tua” si leggeva - ma per lui spendeva parole di miele.

“Anche se fa il duro dentro è un orsacchiotto fragile con tante paure e insicurezze ma sa dare tanto amore”, c’era scritto in un passaggio. “È più forte di lui, vuole farsi carico di tutto e proteggere ciò a cui tiene è un testone e si arrabbia per niente a volte è fatto così”.

Parole strane, sintassi curiosi, niente punteggiatura, una serie infinita di errori grammaticali. La donna si insospettisce, ne chiede conto all’amante che reagisce in maniera aggressiva, ma non fuga i suoi dubbi. Mesi dopo, quando già agli investigatoriaveva svelato i propri sospetti, lo stana: gli dice che la polizia le avrebbe confermato che la lettera era un falso. Lui capitola, lo ammette, prova a giustificarsi: “Mi ha detto che lo aveva fatto per riavvicinarsi e per la difficoltà del momento”, dirà poi agli investigatori la donna, che dopo la morte di Jessica Dalla Chiara aveva deciso di allontanarsi dall’amante.

Alla polizia confida anche i suoi dubbi sulla strana reazione dell’infermiere al suo suggerimento di far eseguire l’autopsia sul corpo della moglie, almeno per assicurarsi che la figlia non avesse ereditato eventuali patologie genetiche. Ma soprattutto la paura che ha iniziato a paralizzarla quando lui, messo alla porta dopo essere stato formalmente iscritto nel registro degli indagati per la morte della moglie, ha mostrato di non avere alcuna intenzione di accettare la fine della relazione.

Storie inventate e foto fake

Chiamate insistenti, un messaggio minatorio nella cassetta della posta ma esattamente con gli stessi errori ortografici emersi nella mail, accuse di averlo abbandonato nel momento del bisogno, falsi tentativi di suicidio. In realtà, pure invenzioni come la storiella che all’inizio della relazione le aveva raccontato per rendersi interessante e un po’ eroico. Alla donna aveva raccontato di essere stato testimone oculare dell'omicidio di un amico, ucciso a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in auto con lui e per questo messo sotto scorta. Anni dopo, le ha raccontato, dopo aver trovato una busta con un proiettile nella cassetta della posta, d’accordo con la polizia avrebbe accettato di fare da esca per incastrare chi lo minacciava, ma le cose sarebbero andate storte, ci sarebbe stata una sparatoria e lui sarebbe rimasto ferito. Anzi, si sarebbe salvato per miracolo dopo un lungo ricovero all’ospedale Negrar per una perforazione al polmone. A riscontro della storia, le aveva mostrato persino una foto di lui intubato ed esanime. Peccato fosse stata scattata a casa di lui e l’uomo in ospedale ci sia finito solo per problemi con i denti del giudizio. All’IA aveva chiesto invece di creare un referto emesso dall’ospedale di Padova, dopo il fantomatico ricovero per ferita di arma da fuoco.

Le richieste all’IA

Non è stata l’unica richiesta che l’uomo ha fatto all’intelligenza artificiale. Nei suoi dispositivi sono state rintracciate almeno 81 interrogazioni sulle questioni più diverse: possibilità di risalire all'autore di una email, testamento e l'affidamento dei figli, copertura assicurativa nel caso di suicidio, processi penali in caso di accusa infondata, il dosaggio overdose di Fentanyl e di morfina. Altre centinaia di ricerche sull’insulina come causa di morte e sull'iperinsulinismo e l'ipoglicemia, l'iperglicemia e la metodologia medico-legale forense per effettuazione di sopralluogo giudiziario, indagini autoptiche e tossicologiche in caso di decessi per sospetta overdose da insulina, sono state individuate sui classici motori di ricerca. E soprattutto un articolo scientifico di un noto medico legale, "The Angels of Death. L'ipoglicemia come strumento di morte", che adesso lo inchioda.

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