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Medici, infermieri e commessi. Ma non solo. La classifica dei lavori più stressanti

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Uno studio Inail accende i riflettori sulle professioni più vulnerabili. Sotto accusa turni e ritmi elevati
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Il lavoro che non finisce mai, le notti trascorse in corsia, le responsabilità che si accumulano e la necessità di essere costantemente disponibili. Per migliaia di lavoratori lo stress non è più una condizione occasionale, ma una presenza quotidiana che rischia di compromettere la salute. E alcune professioni sembrano pagarne il prezzo più alto: medici, infermieri, operatori sanitari, ma anche commessi, cassieri e impiegati costretti a confrontarsi ogni giorno con ritmi serrati e richieste continue.

A fotografare il fenomeno sono i dati riportati da uno studio Inail e Osservatorio Pool Pharma, che evidenziano una maggiore esposizione allo stress lavoro-correlato nelle professioni caratterizzate da responsabilità elevate, turnazioni e contatto diretto con il pubblico.

I lavori a rischio stress

È l'assiste…

Il lavoro che non finisce mai, le notti trascorse in corsia, le responsabilità che si accumulano e la necessità di essere costantemente disponibili. Per migliaia di lavoratori lo stress non è più una condizione occasionale, ma una presenza quotidiana che rischia di compromettere la salute. E alcune professioni sembrano pagarne il prezzo più alto: medici, infermieri, operatori sanitari, ma anche commessi, cassieri e impiegati costretti a confrontarsi ogni giorno con ritmi serrati e richieste continue.

A fotografare il fenomeno sono i dati riportati da uno studio Inail e Osservatorio Pool Pharma, che evidenziano una maggiore esposizione allo stress lavoro-correlato nelle professioni caratterizzate da responsabilità elevate, turnazioni e contatto diretto con il pubblico.

I lavori a rischio stress

È l'assistenza sanitaria il comparto che registra la quota più alta di problematiche legate allo stress lavorativo, con l'11,8%, seguita dal commercio al dettaglio (9,8%) e dalla pubblica amministrazione (6,3%).

Tra le figure professionali indicate come maggiormente esposte figurano i medici (29,1%), gli infermieri (20%) e i portantini (18,2%). Ma il fenomeno non riguarda soltanto gli ospedali: tra le categorie segnalate compaiono anche commessi e cassieri (56,3%) e addetti alle mansioni di segreteria (22,2%).

Il cortisolo e i turni di notte

Uno dei principali indiziati è il cortisolo, l'ormone coinvolto nella risposta dell'organismo allo stress. La sua produzione segue normalmente il ritmo circadiano, il cosiddetto orologio biologico che regola l'alternanza tra sonno e veglia. Lavorare di notte, cambiare frequentemente orario o prolungare eccessivamente i turni può interferire con questo equilibrio. Una ricerca dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam ha rilevato nei capelli dei lavoratori turnisti livelli di cortisolo pari al 140% di quelli osservati nei colleghi con orari regolari. Un risultato che suggerisce un'associazione tra lavoro a turni, alterazione dei ritmi biologici e maggiore carico fisiologico. «Il cortisolo è scatenato dall'ansia: il sistema nervoso autonomo simpatico, deputato allo stato di attacco o fuga, è sempre attivato», spiega Camilla Pizzoni, direttore generale di Pool Pharma.

Dall'insonnia alla pressione alta

Il problema nasce quando la risposta allo stress, necessaria per affrontare situazioni impegnative, si prolunga nel tempo senza adeguati periodi di recupero. In queste condizioni possono comparire disturbi del sonno, irritabilità, ansia, affaticamento persistente e alterazioni della pressione arteriosa. Lo stress cronico può inoltre contribuire a modificazioni dei processi infiammatori e dell'equilibrio fisiologico. «Lo stress danneggia e quindi influenza anche l'infiammazione di basso grado, il deficit microcircolatorio e si consolida negli anni. Tutto questo porta a uno squilibrio del cortisolo cronico», osserva Pizzoni. A pesare, secondo l'esperta, è anche uno stile di vita caratterizzato da continue sollecitazioni: «Quello che porta all'eccesso di cortisolo è la frenesia del mondo occidentale, degli input digitali, di dover fare mille cose in una volta».

Donne più esposte al doppio carico

Lo stress professionale non conosce distinzioni di genere, ma per molte donne alla giornata lavorativa se ne aggiunge un'altra, spesso altrettanto impegnativa, tra gestione della casa, figli e organizzazione familiare. Un carico mentale che può proseguire anche dopo aver lasciato l'ufficio o il luogo di lavoro, riducendo le possibilità di recupero e contribuendo a mantenere elevata la tensione psicofisica. Gli uomini, tuttavia, non sono immuni. Lo stress prolungato rappresenta un fattore di rischio da considerare anche nella popolazione maschile.

Il rischio di non recuperare

Il quadro che emerge richiama l'attenzione su un aspetto spesso sottovalutato: non è soltanto la quantità di lavoro a incidere sul benessere, ma anche la possibilità di recuperare tra un turno e l'altro, dormire regolarmente e sottrarsi a una condizione di allerta continua. Per chi lavora in ospedale, nei servizi al pubblico o in attività organizzate su turni, il confine tra stress fisiologico e sovraccarico cronico può diventare particolarmente sottile. La prevenzione, dunque, non può essere affidata esclusivamente alle abitudini individuali. Passa anche attraverso una migliore organizzazione dei turni, pause adeguate e condizioni di lavoro capaci di tutelare la salute psicofisica dei dipendenti.

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