Leone in America Latina, ritorno a casa dopo il cancro. In Perù e Argentina confronto con la destra
di Iacopo ScaramuzziÈ un ritorno a casa. È uno “stress test” del pontificato dopo la recente operazione al polmone. Ed è un’immersione in un luogo tanto favorevole dal punto di vista religioso, essendo l’America Latina il subcontinente dove vive la maggioranza relativa di cattolici del mondo, quanto politicamente turbolento. Sono le tre direttrici lungo le quali si dipanerà il viaggio che papa Leone compie in Uruguay, Perù e Argentina, da venerdì prossimo, 6 novembre, al 17 novembre.
Dopo l’operazione
In dodici giorni Robert Francis Prevost percorrerà oltre 30mila chilometri, visiterà 14 località, utilizzerà numerosi aerei ed elicotteri, prenderà parte a oltre cinquanta appuntamenti e pronuncerà una quarantina di discorsi. Un’agenda serrata e carica che Leone XIV non ha voluto modificare dopo essersi sottoposto ad un riuscito intervento chirurgico, il 13 ottobre, per la rimozione di un cancro al polmone. Il Papa in persona ha voluto programmare l’operazione in tempo per poter realizzare il viaggio che er…
È un ritorno a casa. È uno “stress test” del pontificato dopo la recente operazione al polmone. Ed è un’immersione in un luogo tanto favorevole dal punto di vista religioso, essendo l’America Latina il subcontinente dove vive la maggioranza relativa di cattolici del mondo, quanto politicamente turbolento. Sono le tre direttrici lungo le quali si dipanerà il viaggio che papa Leone compie in Uruguay, Perù e Argentina, da venerdì prossimo, 6 novembre, al 17 novembre.
Dopo l’operazione
In dodici giorni Robert Francis Prevost percorrerà oltre 30mila chilometri, visiterà 14 località, utilizzerà numerosi aerei ed elicotteri, prenderà parte a oltre cinquanta appuntamenti e pronuncerà una quarantina di discorsi. Un’agenda serrata e carica che Leone XIV non ha voluto modificare dopo essersi sottoposto ad un riuscito intervento chirurgico, il 13 ottobre, per la rimozione di un cancro al polmone. Il Papa in persona ha voluto programmare l’operazione in tempo per poter realizzare il viaggio che era già stato organizzato e, una volta dimesso dal policlinico Gemelli, ha ripreso il lavoro e le apparizioni pubbliche ma gradualmente, rinunciando, ad esempio, ad una trasferta in elicottero ad Assisi. Solo dopo l’esito positivo delle analisi e l’autorizzazione dei medici la Santa Sede ha confermato, lo scorso 26 ottobre, che il Pontefice avrebbe effettivamente realizzato il viaggio “secondo il programma precedentemente pubblicato”. Sono confermate, dunque, tutte le tappe, anche quelle che avevano suscitato qualche apprensione tra i cardinali latino-americani, come la visita a Cuzco, in Perù, città indigena che si trova a oltre 3mila metri di altitudine.
Assistenza sanitaria normale
“Il piano è quello che è”, ha detto nel corso di un briefing il portavoce vaticano, Matteo Bruni, affiancato, per la prima volta, da Montse Alvarado, giovane messicana naturalizzata statunitense alla guida del dicastero per la comunicazione dal primo novembre. “L’assistenza medica ordinaria è considerata sufficiente per l’assistenza sanitaria”, ha detto Bruni, spiegando che non ci sono “particolari adattamenti o attrezzature”. Il Papa “ha una resistenza fantastica”, ha chiosato Alvarado, “lo avete visto a messa ieri, canta in un modo in cui canti solo se hai dei polmoni molto forti. Il Papa è grato per la preoccupazione e l’affetto, abbiamo tutto il necessario, ma i medici sono molto fiduciosi e sta in ottima salute”. Come per altri viaggi, il Papa viaggerà con il suo medico curante, Luigi Carboni, con degli infermieri e un’autoambulanza al seguito.
Ritorno a casa
“Sono felice di poter tornare nel continente nel quale ho vissuto tanti momenti della mia vita”, ha detto il Papa. Nato a Chicago 71 anni fa Robert Francis Prevost ha trascorso nel nord del Perù oltre venti anni della sua vita, da giovane missionario (prima a Chulucanas, nel 1985, poi a Trujillo, dal 1988 al 1999) e da vescovo (a Chiclayo dal 2014 al 2023). Da superiore dell’ordine degli agostiniani (2001-2013) ha poi visitato diversi paesi dell’America Latina, compresa l’Argentina, dove conobbe l’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, con il quale ebbe qualche diverbio iniziale. Diventato Papa, Francesco lo ha voluto nominare prima vescovo in Perù, poi lo chiamò a Roma alla testa del dicastero che seleziona i vescovi di tutto il mondo, e non ha mai nascosto la sua predilezione per questo “americano, sì, ma del sud”, come amava dire.
Un subcontinente in ebollizione
In America Latina abitano 575 milioni di cattolici, oltre il 40% dei cattolici di tutto il mondo. Nell’ultimo decennio, secondo i dati del Pew Research Center, è in realtà diminuito il numero di persone che si identificano come cattoliche, mentre è aumentato il numero di non credenti, mentre da decenni è in crescita il protestantesimo evangelicale. Politicamente il subcontinente ha registrato negli ultimi mesi uno spostamento a destra di molti governi. Oltre alla recente vittoria di Luis Inacio “Lula” da Silva in Brasile, sono governati da politici di sinistra, oggi, relativamente pochi Paesi (Messico, Guatemala, Guyana, Suriname, Uruguay e Cuba), mentre in molti altri – Ecuador, Colombia, Bolivia, Honduras, Cile, Costa Rica, Perù, e prima ancora Argentina – è andata al potere la destra radicale e populista. “Possa questo viaggio essere un'occasione per aprire i nostri cuori gli uni agli altri”, ha detto il Papa, “rafforzare la nostra comunione come fratelli e sorelle e rinnovare il nostro impegno ad annunciare il Vangelo con gioia!”.
Le tappe del viaggio papale
Papa Leone inizia la sua visita dall’Uruguay, il Paese più secolarizzato dell’America latina, con una storia segnata anche da un certo anticlericalismo, tanto che – lo ha ricordato in questi giorni Vatican News – Natale si chiama Giornata della Famiglia e la Settimana Santa Settimana del Turismo. Accolto dal presidente di sinistra Yamandù Orsi, nel Paese, dove rimarrà 48 ore, il Papa visiterà sia la capitale, Montevideo, che Paysandú, tra i campesinos, dove celebrerà messa sabato 7 novembre, e incontrerà, oltre alle autorità ai vescovi, una rappresentanza della società uruguayana, visiterà l’università cattolica, presiederà una veglia serale nello stadio della capitale.
L’Argentina di Bergoglio e Milei
La seconda tappa del viaggio, da domenica a mercoledì, è l’Argentina. Patria di Jorge Mario Bergoglio che però, da Papa, tra interrogativi e malumori, non vi ha mai fatto ritorno, motivo in più per una trepidante attesa da parte dei cattolici argentini che non vedono un Papa nel loro Paese dalla visita di Giovanni Paolo II nel 1987. Leone troverà ad accoglierlo il presidente Javier Milei, esponente di ultradestra che inizialmente insultò Francesco, accusandolo di essere un Papa “comunista” e “imbecille”, salvo poi, una volta arrivato alla Casa Rosada, ricucire (e il Papa argentino lo accolse a braccia aperte perché, spiegò La Nacion, “bisogna arare con i buoi che ci sono"). Le politiche di smantellamento del welfare adottate in questi anni da Milei hanno aumentato la povertà e le diseguaglianze, suscitando critiche aperte da parte della Chiesa cattolica argentina. Motivo per il quale il governo ha organizzato il viaggio con il timore che Leone tocchi temi e incontri persone capaci di dare risonanza a queste critiche. Altro motivo di distanza, l’intelligenza artificiale: Milei ha infatti aperto al suo sviluppo, annunciando l’intenzione di non regolamentarne lo sviluppo, mentre nell’enciclica Magnifica Humanitas Leone chiede con forza una sua regolamentazione e mette in guardia dai suoi rischi. Di recente si è trasferito a Buenos Aires anche uno dei massimi rappresentanti della tecnodestra Usa, quel Peter Thiel che, ossessionato dalla figura dell’Anticristo, ha definito Leone un “woke pope” nonché un “utile idiota” del governo comunista cinese.
Tre tappe argentine
In Argentina Leone visiterà Buenos Aires, Cordoba, nell’est del Paese, e Lujan, vicino alla capitale, dove sorge un celebre santuario mariano. Gli appuntamenti pubblici mettono in rilievo la realtà variegata della Chiesa e della società argentina. Leone, tra l’altro, visiterà il “piccolo Cottoloengo”, una struttura che assiste disabili e tossicodipendenti, incontrerà rappresentanti degli imprenditori, dei sindacati e dei “movimenti popolari” che ha già ricevuto in Vaticano (lunedì), presiederà una veglia con i giovani presso il “Monumento de los Españoles” (martedì) e visiterà un carcere (mercoledì).
Di nuovo Fujimori
Il Perù è l’ultima tappa del viaggio e la più lunga. Qui, benché sia un Paese più piccolo dell’Argentina, il Papa rimarrà sei giorni. Ad accoglierlo sarà la nuova presidente Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente e dittatore Alberto Fujimori, che governò il paese dal 1990 al 2000 con metodi via via più autoritari. Robert Francis Prevost conosce bene quel frangente. Da missionario – lo hanno ricostruito sia Elise Allen, nell’unico libro-intervista con il Papa, sia Daniel Burke e Scott Detrow in una biografia – rimase nel Paese nonostante il movimento terrorista di sinistra, Sendero Luminoso, minacciasse di morte i sacerdoti statunitensi. D’altra parte incoraggiò discretamente le raccolte di firme e le manifestazioni di protesta contro le violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime Fujimori. La nuova presidente, in carica da pochi mesi, ha ora preannunciato un giro di vite securitario dell’esercito per contrastare i cartelli della droga e tutto quello che attorno ad essi ruota. Altra emergenza che sta per abbattersi sul Paese, El Niño, fenomeno atmosferico straordinario che minaccia alluvioni, siccità e uno sconvolgimento del mercato della pesca.
Ai confini dell’Amazzonia
Per il Papa tornare in Perù è tornare a casa e mostrare plasticamente al mondo la sua idea di Chiesa impegnata a favore dei più deboli della società. Oltre ai molti incontri con rappresentanti politici ed ecclesiali, Prevost parteciperà, a Lima, ad un “incontro sulle sfide e le speranze per il futuro del popolo peruviano”, insieme al suo amico cardinale Carlos Castillo, incontrerà i giovani e gli universitari nello stadio della capitale, volerà fino alla spianata di Santa Cruz de Succhabamba, salirà sulle alture della città indigena di Cuzco, raggiungerà Pucallpa alle porte della foresta amazzonica. E, soprattutto, tornerà nella sua Chiclayo, la diocesi di cui è stato vescovo per dieci anni – scontrandosi, inizialmente, con un ambiente ostile fortemente dominato dall’Opus Dei – e che ha ricordato fin dalla sera della fumata bianca dal loggione di San Pietro, dove ritroverà molti amici e fedeli, cenerà con i preti, celebrerà messa e tornerà a percorrere strade, piazze e edifici per lui famigliari. In Perù, ma anche in altre tappe del suo viaggio, il Papa – che da cardinale insieme a Francesco sciolse il movimento conservatore Sodalicio di vita cristiana – dovrebbe incontrare anche delle vittime di abusi compiuti nella Chiesa peruviana. Lunedì 16 riprenderà l’aereo e tornerà a Roma la mattina di martedì 17 novembre.
Montse Alvarado e l’inglese
Al briefing in Vaticano Montse Alvarado ha esordito salutando i giornalisti presenti in quattro lingue, lo spagnolo (“Sarà un viaggio incredibile”), l’italiano (“Sto imparando (la lingua ndr.), pazienza per favore”), il francese (ha salutato brevemente l’agenzia stampa I.Media) e l’inglese: a questo proposito ha raccontato l’aneddoto di un’amica giornalista che ha telefonato alla sala stampa vaticana per la copertura del Conclave dicendo: “Sono americana”, “e prima che potesse finire la frase la persona che le ha risposto ha detto: mi dispiace”, ha detto: “Non diciamo più che ci dispiace”, chiaro segnale che con il Papa nato a Chicago l’inglese è una lingua normale in Vaticano. Il nuovo prefetto della comunicazione vaticana ha detto che è “un incredibile onore e privilegio essere nell’entourage del Papa” per il viaggio.