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Avvelenate con la ricina, lo sfogo di Gianni Di Vita in tv: “Non ho nulla da nascondere”

(ansa)

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Il vedovo di Antonella e padre di Sara alla Vita in Diretta: “Spero non sia stato un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia”
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“Non ho paura di nulla perché non ho nulla da nascondere. Voglio solo che questa storia finisca il prima possibile”. Dieci mesi dopo la morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate con la ricina a Pietracatella, Gianni Di Vita torna a parlare. Lo fa davanti alle telecamere de La Vita in Diretta su Rai 1 e dell’emittente molisana Teleregione. Ed esprime un desiderio che suona quasi come un paradosso: “Non vorrei che fosse stato un delitto. Per me sarebbe una seconda tragedia”, confessa.

Lo ripete più volte. “Io spero, mi auguro, che la verità sia questa. È una speranza, ma non è del tutto infondata. Credo che sia legittimo che io lo pensi: sono il marito di Antonella e il padre di Sara”. L’inchiesta della procura …

“Non ho paura di nulla perché non ho nulla da nascondere. Voglio solo che questa storia finisca il prima possibile”. Dieci mesi dopo la morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate con la ricina a Pietracatella, Gianni Di Vita torna a parlare. Lo fa davanti alle telecamere de La Vita in Diretta su Rai 1 e dell’emittente molisana Teleregione. Ed esprime un desiderio che suona quasi come un paradosso: “Non vorrei che fosse stato un delitto. Per me sarebbe una seconda tragedia”, confessa.

Lo ripete più volte. “Io spero, mi auguro, che la verità sia questa. È una speranza, ma non è del tutto infondata. Credo che sia legittimo che io lo pensi: sono il marito di Antonella e il padre di Sara”. L’inchiesta della procura di Larino, però, parla di duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, contro ignoti. Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, ad oggi non è indagato e nel procedimento figura come persona offesa insieme alla figlia maggiore Alice.

La verità, dice, la vuole “per mille motivi, per giustizia e perché io e Alice non saremo mai sereni senza”. Poi si scaglia contro i giornalisti che lo inseguono da mesi. “In questi dieci mesi ho cambiato quattro case. Siamo dovuti scappare da Pietracatella perché Alice aveva l’esame di maturità e mi implorava di trovare una casa a Campobasso. Ma è possibile vivere così, tra l’altro da non imputato?”. E ancora: “Ogni giorno ne esce una nuova sulla stampa: dal segreto custodito da Sara al politico coinvolto. Posso rettificare tutti i giorni quello che la stampa si inventa oppure ricostruisce?”.

Le ultime tappe

L’inchiesta della procura di Larino non ha ancora indagati per il duplice omicidio. Da giorni, in ambienti investigativi, circola un’indiscrezione: il Robert Koch Institute di Berlino non avrebbe trovato tracce di ricina sui 131 reperti prelevati nella casa, né nel cibo né sugli oggetti. La procuratrice Elvira Antonelli frena: “Dalla Germania non sono pervenuti risultati”.

Resta in piedi la pista della cena del 23 dicembre, l’unica con a tavola soltanto Gianni, Antonella e Sara. Gli avanzi di quella sera non sono mai stati trovati. Gli investigatori hanno risentito Vincenzo Cuzzone, primario della Rianimazione del Cardarelli, il suo racconto sul secondo ricovero ha fatto ipotizzare che il veleno sia stato somministrato in due tempi. Mentre ha dato esito negativo il controllo sullo smartphone di Alice: si cercavano accessi a Reddit, dove un anonimo aveva chiesto come usare la ricina. Intanto proseguono le verifiche sui 200 pc di quattro scuole.

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