È ancora presto per sapere quanto ha pesato il voto cattolico nella sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato ma non vi è dubbio che i mesi passati hanno registrato un raffreddamento tra la Chiesa di papa Leone e Donald Trump che può avere inciso sulle urne.
Agli antipodi di Trump
Il primo Pontefice americano della storia, che ha suscitato una certa agitazione nel mondo trumpiano con la sua inedita scelta di votare per corrispondenza, non ha mai cercato lo scontro con la Casa Bianca ma non ha mai nascosto posizioni agli antipodi del presidente Usa. Ha criticato la guerra in Iran e Libano e le retate di immigrati da parte degli agenti Ice, ha difeso il multilateralismo, ha pregato per la conversione di chi nega il cambiamento climatico e ha chiesto, nell’enciclica Magnifica Humanitas, la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Donald Trump, come è noto, lo ha attaccato via social, definendolo “debole sulla criminalità” e “terribile in politica estera”, e il Papa, pur…
È ancora presto per sapere quanto ha pesato il voto cattolico nella sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato ma non vi è dubbio che i mesi passati hanno registrato un raffreddamento tra la Chiesa di papa Leone e Donald Trump che può avere inciso sulle urne.
Agli antipodi di Trump
Il primo Pontefice americano della storia, che ha suscitato una certa agitazione nel mondo trumpiano con la sua inedita scelta di votare per corrispondenza, non ha mai cercato lo scontro con la Casa Bianca ma non ha mai nascosto posizioni agli antipodi del presidente Usa. Ha criticato la guerra in Iran e Libano e le retate di immigrati da parte degli agenti Ice, ha difeso il multilateralismo, ha pregato per la conversione di chi nega il cambiamento climatico e ha chiesto, nell’enciclica Magnifica Humanitas, la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Donald Trump, come è noto, lo ha attaccato via social, definendolo “debole sulla criminalità” e “terribile in politica estera”, e il Papa, pur evitando ogni polemica, ha ribadito le sue convinzioni: “Non ho paura dell’amministrazione Trump, predico il Vangelo della pace”.
Dopo Francesco
Il paradosso è che dopo gli anni di papa Francesco molti scommettevano che con Leone le acque si sarebbero calmate tra la Casa Bianca e il Palazzo apostolico. Il Papa nato a Chicago conosce bene la Chiesa americana, pur avendo esercitato il ministero di vescovo solo in Perù, ha uno stile più tradizionale del predecessore, ha promesso fin dalle prime mosse del pontificato di lavorare per l’unità della Chiesa. In passato ha votato sia per le primarie repubblicane che per quelle democratiche, uno dei fratelli, Louis, è un “maga” non pentito. Certo quando era cardinale Leone aveva aiutato Francesco a scrivere una lettera ai vescovi americani che li invitava a difendere i migranti, e aveva anche twittato un articolo del National Catholic Reporter critico nei confronti di J.D.Vance. Ma se sotto Bergoglio l’episcopato a stelle e strisce si era spaccato, con Prevost c’erano tutte le premesse per un appeasement.
La temperatura si raffredda
Nel corso dei mesi, però, la temperatura si è raffreddata. La decisione di bombardare l’Iran e il Libano, presa da Stati Uniti e Israele, non è piaciuta né al Papa né ai tre cardinali statunitensi più vicini a Leone, Blase Cupich di Chicago, Robert McElroy di Washington e Joe Tobin di Newark. Che pubblicarono una nota congiunta per criticare l’avventura bellica (Cupich fece di più, bollò come “disgustoso” il modo in cui la Casa Bianca pubblicizzò la guerra, con video sui social che mescolavano scene belliche reali con immagine da videogioco). Leone non ha nascosto le sue perplessità nei confronti della nuova strategia per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, un tentativo, ha detto il 10 dicembre 2025, di “rompere con quella che penso sia una alleanza molto importante oggi e nel futuro”, quella tra Europa e Stati Uniti. Oltreatlantico la Conferenza episcopale Usa ha criticato i tagli dell’amministrazione Trump agli aiuti allo sviluppo, UsAid, che sostenevano anche molte iniziative della Chiesa nei paesi poveri. E anche tra i settori meno prevenuti nei confronti della Casa Bianca non sono piaciute iniziative come la annunciata (e poi ritirata) trasmissione in streaming di un’esecuzione capitale.
Il vulnus dei migranti latinos
Ma è forse il tema dei migranti quello che ha creato più mal di pancia nella Chiesa cattolica, come hanno fatto chiaramente capire sia il Papa (“molte persone che hanno vissuto per anni e anni” negli Stati Uniti, “senza mai creare problemi”, ne sono “profondamente colpite”, ha detto il 4 novembre 2025) sia diversi vescovi. Perché le retate degli agenti dell’Ice hanno colpito non solo stranieri irregolari e sono state condotte in modo violento. Terrorizzando persone che hanno smesso di andare a lavoro o in chiesa. E penalizzando non di rado una popolazione di origine latino-americana che nella Chiesa cattolica Usa è ormai una componente numericamente molto rilevante. Il 4 luglio, giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti, il Papa andò a Lampedusa (la sera, in segno distensivo, andò a cena dall’ambasciatore presso la Santa Sede Brian Burch). Pochi giorni fa Leone ha salutato in piazza San Pietro un gruppo di fedeli di Chicago, esponenti della Coalition for Spiritual and Public Leadership, impegnati nel sostegno ai migranti detenuti nei centri dell’Ice.
I cattolici latinoamericani con i dem
E’ difficile pensare che la stretta contro i migranti non abbia inciso sul voto dei cattolici, ingrossando la onda blu (blu wave) o la risacca rossa (red undertow). Secondo le prime inferenze di Ryan Burge, statistico ed ex pastore, dal 2024 gli elettori cattolici si sono spostati verso i democratici in una quantità che va dal 7 al 9%. Se è ancora troppo presto per conoscere i reali flussi elettorali, i dati degli exit poll sono già disponibili. Secondo il Center for Applied Research in the Apostolate, nel complesso il voto dei cattolici è stato quasi equamente diviso: 50% ai democratici e 49% ai repubblicani. Tuttavia, si riscontrano differenze sostanziali nel voto tra i diversi sottogruppi di cattolici. I repubblicani sono andati forti tra i cattolici bianchi (56%), maschi (55%) e con un’età che va dai 65 anni in su (52%). I cattolici più giovani, tra i 18 e i 29 anni, hanno votato al 67% per i democratici. I democratici hanno ottenuto un vantaggio anche tra i cattolici che hanno votato in anticipo (58%) e tra le donne cattoliche (55%). E poi i cattolici neri e quelli ispanici hanno votato in larga maggioranza per i democratici: rispettivamente l'88% e il 66%.