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Una mail per creare il caos: la strategia dell’allarme perenne che logora i sistemi di difesa

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È un meccanismo che sembra costruito per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. E presenta un rischio inquietante: abituare i sistemi di sicurezza a una minaccia continua, fino a renderli meno pronti a riconoscere quella vera
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Le bombe non ci sono. Ma la paura sì. E soprattutto c’è una strategia che, giorno dopo giorno, comincia a diventare riconoscibile. Almeno altri 12 allarmi bomba questa mattina nei cieli europei, almeno altri dodici aerei coinvolti, tre dei quali partiti o diretti in Italia. Un Finnair proveniente da Helsinki è atterrato a Fiumicino scortato dai caccia dell’Aeronautica militare. Un Aer Lingus partito da Dublino e diretto a Roma è stato invece costretto a cambiare rotta, atterrando a Evreux, in Francia. Un terzo volo, un Airbus Wizz Air decollato da Malpensa e diretto a Varsavia, è stato dirottato a Vienna “a seguito di una minaccia di bomba”.

A far scattare gli allarmi sui due aerei verso Roma è stata un’unica mail anonima, scritta in italiano, arrivata nelle prime ore del mattino agli indirizzi di Aeroporti di Roma e di altre società dello scalo romano e firmata dai “combattenti dello Stato Maschile”. Nell’oggetto due parole: “Segnalazione minaccia”. “Siete tutti complici di un compl…

Le bombe non ci sono. Ma la paura sì. E soprattutto c’è una strategia che, giorno dopo giorno, comincia a diventare riconoscibile. Almeno altri 12 allarmi bomba questa mattina nei cieli europei, almeno altri dodici aerei coinvolti, tre dei quali partiti o diretti in Italia. Un Finnair proveniente da Helsinki è atterrato a Fiumicino scortato dai caccia dell’Aeronautica militare. Un Aer Lingus partito da Dublino e diretto a Roma è stato invece costretto a cambiare rotta, atterrando a Evreux, in Francia. Un terzo volo, un Airbus Wizz Air decollato da Malpensa e diretto a Varsavia, è stato dirottato a Vienna “a seguito di una minaccia di bomba”.

A far scattare gli allarmi sui due aerei verso Roma è stata un’unica mail anonima, scritta in italiano, arrivata nelle prime ore del mattino agli indirizzi di Aeroporti di Roma e di altre società dello scalo romano e firmata dai “combattenti dello Stato Maschile”. Nell’oggetto due parole: “Segnalazione minaccia”. “Siete tutti complici di un complotto criminale – si legge nel testo – Vogliamo annientarvi per questo. Proprio per questo, in questo preciso momento, sui seguenti voli sono stati piazzati degli ordigni esplosivi: AY1761, Helsinki - Italia El402, Dublino - Italia. Sono diretti al vostro aeroporto. Noi, combattenti dello Stato Maschile, con le nostre azioni di oggi lasceremo un segno nella storia. Il vostro regime femminista se ne ricorderà per sempre. L'esplosione avverrà tra 60 minuti. Oggi il vostro cielo sarà rosso”.

Lo stesso schema dei giorni precedenti, quando altre mail, sempre in italiano, avevano annunciato la presenza di ordigni su due voli Ryanair diretti nella Capitale. Chi ci sia davvero dietro, ancora non si sa. Ma le modalità e soprattutto gli obiettivi cominciano a essere molto chiari. Basta una mail per mettere in allarme un aeroporto, far decollare caccia militari, mobilitare artificieri. E seminare paura. Il tutto senza utilizzare un solo grammo di esplosivo. È un meccanismo che sembra costruito per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. E che presenta un rischio ancora più inquietante: abituare i sistemi di sicurezza a una minaccia continua, fino al punto di renderli meno pronti a riconoscere quella vera.

«Non possiamo fare il gioco dell’al lupo, al lupo», spiega un uomo dell’Antiterrorismo che sta seguendo la successione degli allarmi. Ed è proprio questo il punto. Perché le segnalazioni non sono generiche, non sono messaggi sgangherati che possono essere liquidati come gli scherzi di qualche mitomane. Sono comunicazioni precise, con indicazioni sui voli e sulla presenza di presunti ordigni. Informazioni che obbligano le autorità ad attivare tutti i protocolli previsti. Non si può scegliere di ignorarle. Non si può rischiare. Ogni allarme deve essere considerato credibile fino a quando non viene esclusa la presenza di esplosivi. Ed è qui che la strategia diventa particolarmente insidiosa. Consumare risorse, mettere sotto pressione gli apparati, alimentare la sensazione che si tratti sempre e soltanto di falsi allarmi. Fino al giorno in cui qualcuno potrebbe decidere di fare sul serio. E trovare un sistema di difesa meno pronto a reagire.

È questo lo scenario che preoccupa gli investigatori. Non soltanto la possibilità che dietro la raffica di minacce ci sia un’unica regia, circostanza che resta da dimostrare. Ma che si stia cercando di sfruttare proprio il funzionamento dei sistemi di sicurezza occidentali per trasformarli in uno strumento di pressione. Una forma di guerra ibrida. Intanto la Polizia postale e la Polaria stanno lavorando per ricostruire l’origine del messaggio arrivato questa mattina. Il fatto che un’unica comunicazione abbia indicato due voli diversi, che sia stata inviata a più destinatari e che sia scritta in italiano rappresenta un elemento investigativo importante. Tanto più perché anche le minacce dei giorni precedenti erano arrivate nella stessa lingua: esiste un target italiano, circostanza che fa guardare sì a una possibile pressione straniera ma anche a gruppi italiani che dal 17 ottobre in poi hanno rialzato la testa. E che, dopo la conferma del 41 bis per Alfredo Cospito arrivata qualche giorno fa, sono pronti a nuove azioni dimostrative.

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