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“Ho visto dal finestrino un jet militare affiancarci, allora è arrivata la paura”

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Parla uno dei passeggeri del volo dirottato in Francia: “Prima ore fermi in pista, poi chiusi in un hangar”
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Fra quindici giorni avrei dovuto prendere un altro volo per Budapest. È un viaggio di lavoro, non una vacanza. Ma l’ho rinviato, per un po’ non voglio sentire parlare di aerei». Mentre parla, Nicola Timpone è ancora bloccato in un hangar palestra dell’aeroporto militare di Evreux, nel nord della Francia, dove il volo Aer Lingus Dublino-Roma su cui si trovava ha effettuato un atterraggio d’emergenza. È uno dei venticinque che ieri in tutta Europa sono finiti scortati da caccia militari, ispezionati, bonificati, in alcuni casi, persino dirottati. «Io sono uno dei fortunati», ironizza.

Cos’è successo ?

«L’aereo questa mattina (ieri ndr) è decollato molto presto da Dublino e in partenza era tutto normale, non c’era tensione, né sembr…

Fra quindici giorni avrei dovuto prendere un altro volo per Budapest. È un viaggio di lavoro, non una vacanza. Ma l’ho rinviato, per un po’ non voglio sentire parlare di aerei». Mentre parla, Nicola Timpone è ancora bloccato in un hangar palestra dell’aeroporto militare di Evreux, nel nord della Francia, dove il volo Aer Lingus Dublino-Roma su cui si trovava ha effettuato un atterraggio d’emergenza. È uno dei venticinque che ieri in tutta Europa sono finiti scortati da caccia militari, ispezionati, bonificati, in alcuni casi, persino dirottati. «Io sono uno dei fortunati», ironizza.

Cos’è successo ?

«L’aereo questa mattina (ieri ndr) è decollato molto presto da Dublino e in partenza era tutto normale, non c’era tensione, né sembra ci fosse un allarme in corso. Eravamo in volo da circa un’ora e mezza, o poco più, molti dormivano, quando l’aereo ha iniziato a fare dei giri. Non capivo cosa stesse succedendo, poi il comandante ha fatto il primo annuncio».

Cosa vi ha comunicato?

«Ci ha detto che per un problema tecnico l’aereo sarebbe atterrato a Parigi. Poco dopo è arrivato un altro annuncio con cui ci informava che saremmo atterrati in Francia, ma in una città diversa perché c’erano problemi di carburante, dal finestrino però ho visto un jet militare e ho capito che qualcosa non andava. Lì ho iniziato ad agitarmi».

Ha visto qualcosa che l’ha allertata?

«C’era un jet che ci volava accanto. Quando non era a vista, comunque si sentiva il rumore. In quel momento ho pensato di essere davvero in pericolo».

Nessuno vi aveva ancora avvertito dell’allarme bomba?

«No, solo quando siamo arrivati ci hanno detto che era stato diramato un falso allarme bomba, ma erano comunque in corso le verifiche».

Come ha reagito?

«Eravamo tutti sconcertati ma non c’è stato panico. Forse eravamo troppo sconvolti, comunque l’equipaggio è riuscito a tenere la situazione sotto controllo. Non capivamo dove fossimo, si vedeva solo la pista e erba a perdita d’occhio».

Vi hanno fatti scendere subito?

«Macché. Ci hanno costretti a rimanere a bordo almeno due ore e mezzo, tre ore, senza dirci nulla. Non è stato semplice. Qualcuno si è spazientito. Quando finalmente siamo usciti è stato uno shock: sulla pista c’erano decine di mezzi militari, ambulanze, soldati, cani molecolari che controllavano tutto e tutti».

Quando voi eravate a bordo ci sono state ispezioni?

«Assolutamente no, non si è visto nessuno. Quando siamo scesi siamo stati controllati uno per uno, anche i bagagli sono stati ispezionati. Poi con un pullman ci hanno portati in un capanno ne adibito a palestra. E anche lì, prima di entare, siamo stati nuovamente sottoposti a controllo. Ci hanno dato assistenza, c’erano anche gli psicologi per chi ne avesse bisogno».

Prima di questa disavventura le era mai venuto in mente che potesse succedere qualcosa durante un volo?

«A dire la verità no. Sono uno che per lavoro viaggia spesso, almeno una volta al mese prendo un aereo, ma in precendenza non avevo mai pensato seriamente ai potenziali rischi».

Adesso a prevalere è lo shock o la paura?

«Difficile a dirsi. Sul momento, la notizia ti sconvolge. Poi arriva il sollievo. Dopo un po’ realizzi e ti rendi conto di quello che sarebbe potuto accadere. Forse la paura vera arriverà dopo».

Dovrà prendere un volo per rientrare in Italia. Con che animo?

«Sarà dura».

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