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Vaticano, il bilancio in rosso irrompe nel Conclave. “Un miracolo per salvarci”

(reuters)

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Il nodo del deficit al centro delle Congregazioni. Il grazie a Becciu per la sua rinuncia: “Gli organi di giustizia accertino i fatti”
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CITTÀ DEL VATICANO – Altro che santo subito: il nuovo papa non è ancora eletto ma già sa che lo attende un miracolo da compiere. Nel giorno in cui i cardinali archiviano il caso Becciu, con una nota che prende atto della sua rinuncia al conclave e invoca l’accertamento definitivo degli organi giudiziari, nella Congregazione generale arriva il dossier sulle finanze vaticane.

Quasi una contiguità fisiologica, dato che il processo per il quale il presule sardo è stato condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi ruota attorno a investimenti fatti col denaro della Santa Sede. La situazione economica prospettata ai cardinali è disastrosa. Nulla che gli ecclesiastici di curia non si aspettassero e anche gli altri immaginavano che i conti mostrassero un rosso più acceso delle loro berrette. Ma il quadro generale è stato uno shock. «Il deficit di bilancio sarà un problema molto grave per il prossimo Papa, chiunque egli sia», dice un cardinale che preferisce mantenere l’anonimato. «Nel lun…

CITTÀ DEL VATICANO – Altro che santo subito: il nuovo papa non è ancora eletto ma già sa che lo attende un miracolo da compiere. Nel giorno in cui i cardinali archiviano il caso Becciu, con una nota che prende atto della sua rinuncia al conclave e invoca l’accertamento definitivo degli organi giudiziari, nella Congregazione generale arriva il dossier sulle finanze vaticane.

Quasi una contiguità fisiologica, dato che il processo per il quale il presule sardo è stato condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi ruota attorno a investimenti fatti col denaro della Santa Sede. La situazione economica prospettata ai cardinali è disastrosa. Nulla che gli ecclesiastici di curia non si aspettassero e anche gli altri immaginavano che i conti mostrassero un rosso più acceso delle loro berrette. Ma il quadro generale è stato uno shock. «Il deficit di bilancio sarà un problema molto grave per il prossimo Papa, chiunque egli sia», dice un cardinale che preferisce mantenere l’anonimato. «Nel lungo periodo diminuiscono le donazioni e poi c’è il peso del sistema previdenziale. Servirà sicuramente una cura dimagrante al Vaticano» e anche con una drastica spending review «non è detto che si risolva la situazione». Tanto che il cardinale si stringe nelle spalle: «Ci vorrebbe piuttosto un miracolo», appunto.

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Nei giorni scorsi il Consiglio per l’economia ha approvato i nuovi bilanci presentati dagli enti pontifici per il periodo aprile-dicembre 2025, dopo che a dicembre li aveva rispediti al mittente, con il placet di papa Francesco, perché non contenevano i tagli richiesti. Un ridimensionamento che fonti interne definiscono «molto sostanziale». E non potrebbe essere altrimenti, visto che il disavanzo da 78 milioni del 2022 è salito a 83,5 nel 2023 e nel 2024 le previsioni erano a 87 milioni. Il compito di spiegare la portata della crisi è toccato ai cardinali Reinhard Marx, coordinatore del Consiglio per l’economia, Kevin Farrell e Christoph Schönborn, presidente del Comitato per gli investimenti e della Commissione di vigilanza sullo Ior, Konrad Krajewski, elemosiniere apostolico. Per il Governatorato ha relazionato il presidente emerito Fernando Vérgez Alzaga e non la donna che ha preso il suo posto, suor Raffaella Petrini. E all’appello mancava anche il laico Maximino Caballero Ledo, prefetto della Segreteria per l’economia: «Le congregazioni sono riservate ai cardinali», è stato precisato.

Mentre sul collegio riunito a porte chiuse piombava la doccia gelata dei conti, la sala stampa divulgava la nota con la quale si liquidava il capitolo Becciu. I cardinali hanno riconosciuto il passo indietro compiuto «avendo a cuore il bene della Chiesa» e «per contribuire alla comunione e alla serenità del Conclave». In modo sibillino, hanno poi auspicato «che gli organi di giustizia competenti possano accertare definitivamente i fatti». Un passaggio che non chiude a una riabilitazione del cardinale ma nello stesso tempo lascia intendere che l’iter giudiziario deve essere completato.

Non è stato reso noto se il documento sia stato votato o approvato per acclamazione. Sono stati 14 invece gli interventi che hanno animato la riunione, la settima da quando sono iniziate le Congregazioni generali. In sala erano presenti 180 cardinali di cui 124 sotto gli 80 anni voteranno per il papa. Continuano a mancare 9 elettori. Matteo Bruni, portavoce vaticano, ha affermato che alcuni tra loro hanno comunque confermato la loro presenza. «Altri sono solo attesi», ha aggiunto. Per il momento restano due i forfait per ragioni di salute, anche se l’arcivescovo emerito di Sarajevo Vinko Pulji? probabilmente dovrà votare senza spostarsi da Casa Santa Marta, con l’aiuto «di tre incaricati, denominati infirmarii, e di tre revisori», come previsto dalla costituzione Universi dominici gregis.

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