CITTÀ DEL VATICANO – Il conclave prende forma, anche visivamente. Sul tetto della Cappella Sistina i vigili del fuoco vaticani hanno installato il comignolo da dove usciranno le fumate che segnaleranno l’esito degli scrutini per il nuovo papa. È il segno esteriore di un cantiere che procede a ritmo febbrile tenuto al riparo dalla curiosità del mondo grazie ai paraventi che limitano i percorsi dei Musei vaticani limitrofi agli accessi.
Si sta completando anche il collegio dei votanti, con l’arrivo di altri cinque cardinali: ormai sono a Roma in 129, ne mancano solo quattro. Uno, Vinko Pulji?, dovrebbe atterrare oggi da Sarajevo e ha fatto sapere che, se accompagnato, potrebbe partecipare alle operazioni di voto sotto l’affresco di Michelangelo. Per un altro che non è ancora in Vaticano invece non si esclude la necessità di ricorrere all’aiuto degli infirmarii, tre porporati che dovranno recuperare la sua scheda nella stanza di Casa Santa Marta per portarla nell’urna della Sistina.…
CITTÀ DEL VATICANO – Il conclave prende forma, anche visivamente. Sul tetto della Cappella Sistina i vigili del fuoco vaticani hanno installato il comignolo da dove usciranno le fumate che segnaleranno l’esito degli scrutini per il nuovo papa. È il segno esteriore di un cantiere che procede a ritmo febbrile tenuto al riparo dalla curiosità del mondo grazie ai paraventi che limitano i percorsi dei Musei vaticani limitrofi agli accessi.
Si sta completando anche il collegio dei votanti, con l’arrivo di altri cinque cardinali: ormai sono a Roma in 129, ne mancano solo quattro. Uno, Vinko Pulji?, dovrebbe atterrare oggi da Sarajevo e ha fatto sapere che, se accompagnato, potrebbe partecipare alle operazioni di voto sotto l’affresco di Michelangelo. Per un altro che non è ancora in Vaticano invece non si esclude la necessità di ricorrere all’aiuto degli infirmarii, tre porporati che dovranno recuperare la sua scheda nella stanza di Casa Santa Marta per portarla nell’urna della Sistina.
[Nella cappella gli ultimi lavori, prima dell’installazione dell’impianto audio, riguardano il posizionamento dei banchi degli elettori su cui poi verranno fatti trovare per ciascuno una penna, una cartellina con fogli per gli appunti, un libretto della liturgia delle Ore con i salmi e una copia dell’Ordo rituum conclavis, il testo che scandisce tutti i passaggi fino all’elezione. Ci sarà un segnaposto a indicare il nome di ogni presule, in passato c’era anche un colore a marcare una distinzione: rosso per i cardinali creati dal pontefice appena morto, verde per quelli precedenti. Come decorazione per l’altare è stato invece posizionato già da due giorni il paliotto di Pietro Piffetti, una splendida opera del 1747.
Conclave, montato il comignolo sul tetto della Cappella Sistina
Per evitare di rovinare il pavimento è stata predisposta una copertura rialzata che allinea la base dei banchi al secondo scalino dell’altare. È composta assemblando pannelli di legno con uno scheletro di tubi metallici e un rivestimento di moquette e vi si accede da una rampa. In un angolo, in corrispondenza dello sbocco sul tetto per il comignolo, sono state collocate le stufe. Sono due, in base alla procedura adottata dal 2005. A quella tradizionale in ghisa ne è stata affiancata un’altra per evitare l’imbarazzo dei conclavi nei quali la fumata – che deve essere bianca se si raggiunge il quorum, nera se la votazione porta a un nulla di fatto – finiva col ridursi a un ambiguo colore grigio.
Il fumo proviene infatti dalle schede elettorali che vengono bruciate dopo lo scrutinio: l’obiettivo è eliminare ogni traccia che permetta di ricostruire le fasi della votazione. Per annunciare l’avvenuta scelta del nuovo pontefice, in passato alla carta delle schede veniva aggiunta paglia umida. Troppo poco, però, per produrre un effetto sufficiente. E così, ad esempio, nel 1958 in piazza San Pietro si esultò in anticipo rispetto all’elezione di Roncalli. E nel primo conclave del 1978 ci fu una lunga incertezza prima di identificare il colore che annunciava la scelta di papa Luciani.
Conclave senza tecnologia: la Sistina blindata per eleggere il 267° Papa
Dopo la morte di Giovanni Paolo II si è deciso quindi di convogliare verso il comignolo anche il fumo di una seconda stufa affiancata a quella storica che risale al conclave di Pio XII e porta sopra incise tutte le date in cui è stata utilizzata, a partire appunto da 1939/III, cioè marzo 1939. Nel nuovo dispositivo vengono inserite cartucce composte da cinque cariche chimiche azionate da un sistema elettronico e destinate a partire una dopo l’altra. Ogni carica dura circa un minuto, per una fumata complessiva di quasi 7 minuti. La cartuccia con il fumo nero contiene perclorato di potassio, antracena e zolfo. Il fumo bianco è ottenuto a partire da clorato di potassio, lattosio e pece greca o colofonia. Per migliorare il tiraggio, la canna è preriscaldata mediante resistenze elettriche ed è dotata di un ventilatore da avviare in caso di necessità. E per fugare eventuali dubbi residui, è stata anche introdotta l’usanza di attivare a festa le campane di San Pietro con la fumata bianca. Sempre che non si inceppino com’è avvenuto il 21 aprile, quando dovevano risuonare a martello per la morte di Francesco.