La Cappella Paolina: la sede simbolica per l'inizio e la fine del conclave
di Orazio La RoccaCITTA’ DEL VATICANO — San Pietro che sta per essere crocifisso con col corpo all’ingiù, ma con la testa ancora eretta e con lo sguardo severo che guarda fisso davanti a sé come per ammonire i suoi futuri successori. E Saulo, l’ebreo persecutore dei primi cristiani, caduto da cavallo sulla Via di Damasco folgorato da un accecante lampo di Luce Divina per la quale cambia vita diventando seguace di Cristo col nome di Paolo, l’Apostolo delle genti. Sono i due grandi affreschi della Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, le ultime opere pittoriche di Michelangelo, sotto le quali nel pomeriggio di mercoledì prossimo 7 Maggio si raduneranno i 133 cardinali elettori che, in solenne processione, al canto del Veni Creator Spiritus si incammineranno verso la vicina Cappella Sistina per dare il via al Conclave che eleggerà il successore di papa Francesco.
CITTA’ DEL VATICANO — San Pietro che sta per essere crocifisso con col corpo all’ingiù, ma con la testa ancora eretta e con lo sguardo severo che guarda fisso davanti a sé come per ammonire i suoi futuri successori. E Saulo, l’ebreo persecutore dei primi cristiani, caduto da cavallo sulla Via di Damasco folgorato da un accecante lampo di Luce Divina per la quale cambia vita diventando seguace di Cristo col nome di Paolo, l’Apostolo delle genti. Sono i due grandi affreschi della Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, le ultime opere pittoriche di Michelangelo, sotto le quali nel pomeriggio di mercoledì prossimo 7 Maggio si raduneranno i 133 cardinali elettori che, in solenne processione, al canto del Veni Creator Spiritus si incammineranno verso la vicina Cappella Sistina per dare il via al Conclave che eleggerà il successore di papa Francesco.
Fu Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) a fare, con un motu proprio, della Paolina, l’antica Cappella Palatina Parva (Piccola) - per secoli luogo di preghiera personale dei Papi, rigorosamente chiusa al pubblico -, il punto focale dell’avvio e della fine delle pratiche elettive pontificie. Oltre all’iniziale luogo di raduno dei cardinali, nella Paolina si svolge anche il primo atto devozionale del Papa appena eletto, che vi si deve recare a pregare in ginocchio, da solo, davanti al San Pietro crocifisso e al San Paolo folgorato sulla Via di Damasco, prima di affacciarsi dalla Loggia delle Benedizioni della basilica di San Pietro per impartire la prima benedizione Urbi et Orbi (alla città di Roma e al mondo) e tenere il primo discorso pubblico.
Ma non fu solo per motivi esclusivamente artistici che papa Ratzinger decise di elevare la Paolina a luogo di accoglienza dei cardinali elettori e del papa neo eletto in “appoggio” alla Sistina, la Cappella Palatina Magna (Grande), cuore ed anima dei Conclavi. “La scelta di Benedetto XVI, grandissimo assertore dell’opera divulgativa e formativa dell’arte anche dal punto di vista religioso, fu decisa anche per motivi di natura teologico-pastorali, perché di fatto mise praticamente sotto la ‘tutela’ di San Pietro e San Paolo i cardinali elettori e il Pontefice eletto”, spiega il maestro Maurizio De Luca, ispettore e capo restauratore emerito del Laboratorio Dipinti, responsabile del lungo restauro della stessa Cappella Paolina durante il Pontificato di Benedetto XVI. Impossibile leggere diversamente quelle due scelte di papa Ratzinger, che “servendosi proprio dei due grandi affreschi dell’ultimo Michelangelo, volle che “l’avvio delle pratiche elettive per il nuovo Pontefice ed i primi passi del nuovo Pontificato – sottolinea De Luca – avvenissero sotto i moniti legati alle due principali figure della nascente cristianità”. Vale a dire, Saulo, futuro San Paolo, “costretto a cambiare vita sotto le folgori sulla Via di Damasco mentre era all’inseguimento dei primi cristiani per ammazzarli; e San Pietro con lo sguardo accigliato che, nei momenti in cui sta per essere inchiodato sui legni della croce, guarda ed ammonisce chi gli sta davanti per ricordargli che lui sta per dare la sua vita per Gesù.Ed il destinatario non poteva essere che il Papa essendo la Paolina la sua personale cappella”.
“Sentimenti, moniti ed avvertimenti che, significativamente, Benedetto XVI volle che albergassero sempre tra i cardinali elettori e nei successori di San Pietro”, aggiunge il maestro restauratore, dal quale si apprende anche che, nel corso dei restauri da lui diretti, vennero alla luce “sorprese” che portarono a rivedere e ad ampliare la storia della stessa Paolina. Tra i più importanti, l’individuazione di un autoritratto di Michelangelo tra i personaggi dell’affresco e il ritorno della cappella ai suoi originari colori. Ma anche alla originario impostazione architettonica così come l’aveva progettata nel 1537 Giuliano da Sangallo “Il Giovane”, col ripristino, tra l’altro, dell’altare cinquecentesco, spostato leggermente dalla parete centrale «su espresso desiderio di papa Ratzinger per meglio favorire le celebrazioni e l’accesso al tabernacolo».
«E’ una scoperta straordinaria e commovente, come straordinario fu il risultato finale di tutto il restauro dal quale emerge un nuovo vecchio Michelangelo che con la Cappella Paolina concluderà la sua attività di pittore per dedicarsi solo alla scultura e all’architettura». Il nuovo autoritratto michelangiolesco venne individuato dal restauratore capo emerito del Vaticano tra i personaggi della Crocifissione di San Pietro, affrescata da Buonarroti su incarico di papa Paolo III dal 1545 al 1550 sulla parete di destra, entrando nella Cappella. In precedenza - dal 1542 al 1545 - il maestro fiorentino aveva realizzato l’altro grande affresco, la Conversione di Paolo sulla via di Damasco.
«L’autoritratto è uno dei tre cavalieri collocati in alto a sinistra dell’affresco e, precisamente, quello che porta in testa un turbante di color azzurro lapislazzuli e che nei lineamenti è molto somigliante - sostiene De Luca - ad altri noti volti di Michelangelo». In effetti, la figura richiama molto l’altro conosciutissimo autoritratto che il Buonarroti realizzò nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, «un volto tragico, sofferente, seminascosto, affrescato nel drappo tenuto in mano da San Sebastiano». Il volto del cavaliere col turbante è «sorprendentemente somigliante», assicura De Luca, anche ad altri ritratti di Michelangelo come quelli di Daniele da Volterra, di Giuliano Bugiardini, di Iacopino del Conte, e del busto di Lorenzo Lotto.